Foggia senza Landella e prospettive, centrodestra diviso e a un bivio: l’alternativa è il commissario

Cosa farà Franco Landella, sindaco dimissionario di Foggia, il 15 aprile? La crisi a Palazzo di Città e le varie ipotesi: un Governo del consiglio, l'azzeramento della Giunta e in alternativa il commissariamento

Palazzo di Città

Nelle commissioni consiliari, al mattino, si gira a vuoto. C'è estrema incertezza su cosa farà Landella il 15 aprile, giorno di scadenza dei 20 giorni concessi dalla legge per ritirare o confermare le dimissioni (anche se, secondo alcuni, di fatto non le avrebbe mai date non essendo mai giunte presso il protocollo generale). Ma, al netto di questo, il fatto politico c'è tutto e da quello il primo cittadino dovrà tirarsi fuori, in una maniera o nell'altra. Ma motu proprio. “Nessuno gli sta chiedendo di tornare” ammettono da Forza Italia, dove serpeggia molto malessere per la situazione “in cui il sindaco ci ha cacciati”.

Nè pensi, Landella, di “tornare a dare le carte come prima” avverte un altro esponente di maggioranza, “con le dimissioni ha decretato la fine del suo ruolo politico. O si procede con un governo del consiglio o non siamo disponibili ad andare avanti per logoramento”. Le dichiarazioni sono doverosamente anonime: la trattativa è stata spostata a più alti livelli, meglio non esporsi e far lavorare i vertici.

Contatti sono già stati presi con Maurizio Gasparri per Forza Italia, neonominato coordinatore per le elezioni e le candidature a livello regionale e negli enti locali (bypassando, dunque, Luigi Vitali, ritenuto non più super partes ma schiacciato sulle posizioni di Landella), e con Andrea Caroppo, in procinto di sostituire Rossano Sasso nella Lega pugliese. I consiglieri che si definiscono “responsabili” cercano un punto di caduta, al momento lontano, e fanno leva sulla ragionevolezza di elementi estranei alle “piccole beghe di cortile” tutte foggiane, “che non hanno niente di politico” ma  fondate in larga parte, sostengono, sulla ostilità personale non più sanabile nei confronti del sindaco e su richieste personali dei consiglieri (tra cui spuntano posti di lavori alle mogli e presidenza Ataf) che poco hanno a che fare con la Politica.

“Caroppo dovrà ricondurre i tre leghisti ad una posizione ragionevole: non si può dire azzeramento o niente: siamo una coalizione, il compromesso va trovato. Così come Gasparri, che dovrà chiedere a Vitali che intenzioni ha per Foggia, se intende far scomparire alle prossime elezioni il centrodestra così come accaduto per il centrosinistra”. La testa viaggia già al 2019: tutti danno ormai per conclusa questa consiliatura, che rientri la crisi o meno, superando l'ultimo scoglio: relazione della Corte dei Conti (tra dieci giorni in aula) e bilancio di previsione (fine mese). Contando sulle astensioni dei malpancisti.

Per il resto la preoccupazione seria è tutta politica e riguarda le prossime elezioni ed è per questo che il centrodestra vuole rimettere assieme i cocci, ricomporre (Fdi e tarquiniani compresi), a costo di far fuori gli elementi di disturbo. Si chiamino anche Franco Landella (che nessuno, par di capire, darebbe ricandidato al bis). Come? Con il governo del consiglio, uno strumento che consentirebbe ai consiglieri di aver “voce in capitolo”, e l'apertura alle istanze delle opposizioni, che “non necessariamente sbagliano o hanno torto”.

Ad esempio: “Chiedono il contratto di servizio definitivo con Amiu? Ma per quale misterioso motivo non si sottoscrive e si continua a prorogare? Facciamolo. Chiedono di vederci chiaro sul biostabilizzatore? Facciamolo. Apriamo questi cassetti, scandagliamo le carte, che problema c'è? Non basta venirci a fare i sermoni in aula se poi i problemi non si affrontano. Nè basta essere maggioranza per soffocare le istanze dell'opposizione”. 

Insomma, un governo del consiglio che affronti dossier rimasti al palo nei 4 anni di consiliatura e che ridimensioni il potere di Landella, al quale è demandato il compito di tirarsi fuori dall'impasse, rientrando motu proprio a Palazzo di Città. L'alternativa? Il commissario che, non si esclude, possa significare anche dissesto della città. Essendo un rappresentante del Ministero molto meno propenso a gestire politicamente le tante criticità contenute nel bilancio comunale. Ma, giunti a questo punto, ci si fa piacere anche il commissario. “Meglio che tornare al pre-dimissioni. Saremo in grado di riorganizzarci”.

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