Ultimatum a Mongelli dei 9: “Chiuda verifica o ieri ultimo atto di fiducia”

Il gruppo dei 9 rinvia al 2012 la resa dei conti. In consiglio comunale approvati il nuovo bando per l'illuminazione pubblica e i nuovi criteri di assunzione dell'Ataf degli ausiliari del traffico

Gianni Mongelli

"Questo è l'ultimo atto di fiducia. Non ne voteremo altri prima che la verifica sia chiusa". Il gruppo dei 9 lancia l'ultimatum e mette in guardia il sindaco Gianni Mongelli dal portare in aula a metà gennaio il famoso piano di rientro richiesto dalla Corte dei Conti senza aver rinnovato l'esecutivo cittadino. Perché il loro voto non ci sarà. O sarà contrario. In ogni caso lo strappo è assicurato. E' questo, in estrema sintesi, il clima in cui si è svolto a Palazzo di Città l'ultimo consiglio comunale dell'anno.

Mep, Sel, l'indipendente Sisbarra, alcuni elementi del Pd (quelli più insofferenti all'interno del gruppo guidato da Paolo Terenzio), il fedelissimo di Mongelli Peppino D'Urso ma anche Socialismo Dauno (seppur più morbido) lo riferiscono al primo cittadino in una  preriunione, prima dell'avvio dei lavori consiliari, e lo sottolineano pubblicamente nei loro interventi in aula. Senza nuova giunta, i cosiddetti "cespugli" valuteranno seriamente l'opzione di tirarsi fuori dalla maggioranza. Questo è l'ultimo voto a favore, avvertono.

Quando suona l'ultima campanella dell'anno che chiama a raccolta il consiglio, il quadro è già abbondantemente chiaro: il primo cittadino non è riuscito, almeno per il momento, a divincolarsi dalla morsa dei veti in cui i maggiori partiti di coalizione (Pd e socialisti su tutti) lo stringono da tempo. Nessun rimpasto, dunque, sotto l'albero di Natale, men che meno un azzeramento.

E se i numeri, nonostante tutto, anche oggi ci sono - chiarisce Claudio Sottile - questo è legato semplicemente ai "particolari" ordini del giorno approdati in aula. La mancata approvazione delle variazioni al bilancio, infatti, avrebbero comportato lo scioglimento anticipato dell'assise. Mentre tra gli accapi da votare comparivano due provvedimenti attesi da tempo da una trentina di lavoratori, che hanno piantonato per tutto il tempo Palazzo di Città: il nuovo bando per la pubblica illuminazione che dovrebbero permettere, una volta assegnato l'appalto pluriennale, l'assorbimento di una quindicina di lavoratori ex Acea (l'attesa - lo ricordiamo - snervante del provvedimento fu alla base un mese fa dell'aggressione ai danni del consigliere socialista Emilio Piarullo, come da lui stesso dichiarato) e i nuovi criteri di assunzione da parte dell'Ataf degli ausiliari del traffico, che permetterà di acquisire in forza all'azienda di trasporto locale una decina di ex dipendenti di cooperative rimasti fuori in prima battuta.

Tre argomenti (gli ultimi due votati anche con l'appoggio del centrodestra) che hanno convinto il gruppo dei 9 a rinviare al nuovo anno la resa dei conti. Chiedono che si passi alla fase due dell'azione di governo, quella del rilancio per intenderci, dello sviluppo, annunciata tre mesi fa e possibile solo - è comune sentire - con una nuova giunta, di più alto profilo, che sostiuisca l'attuale, tacciata di stanchezza (quando non di incapacità) amministrativa. Oltre che lacunosa, orfana da ormai sei mesi di un assessore alla Cultura e da 3 (dopo le dimissioni di Lucia Lambresa) di un titolare dell'Annona.

E' evidente che Mongelli non può temporeggiare oltre, deve prendere coraggio e decidere. Può farlo, perchè non va dimenticato che il risultato delle urne del 2009 sancì la sua vittoria, non quella del centrosinistra. Ha chiesto ai partiti maggiori di sacrificare ciascuno un assessore (i più vulnerabili sarebbero Fiore per il Pd, Morlino per l'Udcap, Di Gioia per il Psi) proponendo altri tre nomi, ai quali si aggiungerebbero un paio di donne (l'ex vicesindaco Lambresa sarebbe ormai definitivamente fuori, visto anche il gelo con cui si trattano in pubblico sindaco e pasionaria).

Possibile che il sindaco propenda - come suggerito da alcune forze politiche - per un azzeramento totale dell'esecutivo, salvo poi richiamare in giunta coloro che dovranno essere "salvati" per evitare che il rimpasto suoni per chi, invece, andrà a casa come una bocciatura. Si resta, intanto, in attesa di una risposta del deputato Francesco Boccia circa la possibilità di entrare in esecutivo con delega al Bilancio, riserva che sarebbe stata sciolta - si disse - solo dopo l'approvazione a Roma della manovra Monti (dovrebbe dunque essere ormai questione di ore).

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E mentre si lavora alacremente al piano di rientro di gennaio (da cui dipende la stessa consiliatura e la vita dell'Ente), il centrodestra fa notare come nelle variazioni al bilancio compaiano 150mila euro di maggiori introiti per i dirigenti. "Una vergogna" tuona Bruno Longo (Prima Foggia), della quale il primo cittadino si sarebbe dichiarato all'oscuro, dicendosi pronto a bloccarla.

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