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I tanti volti dei Popolari: la confusione viaggia sull'asse Foggia-Bari

L'equivoco generato dal nome e dalla provenienza in provincia di Foggia emerge in tutta la sua evidenza in occasione delle manovre per le elezioni amministrative. Ma Puglia Popolare e la sua costola viaggiano in compartimenti stagni. E Rino De Martino ha detto basta

I Popolari con Emiliano a giugno del 2020

I Popolari in salsa foggiana, quelli pugliesi, generano scompiglio, più o meno da quando sono apparsi sulla scena. Destabilizzanti già a gennaio, quando erano nato il gruppo consiliare, formalmente in seno alla maggioranza di Franco Landella e critico a intermittenza, avevano scatenato la reazione allergica di Sergio Clemente, consigliere regionale e comunale di Puglia Popolare che aveva preso le distanze e provato a viaggiare in compartimenti stagni, qualificandosi come commissario del movimento.

Prima ancora, a novembre del 2020, la dichiarazione di Massimiliano Di Fonso, al momento della sua adesione, aveva suscitato non poche perplessità: avrebbe conservato un ruolo di indipendenza ma di sostegno all'amministrazione. Questa ambiguità, in un movimento che alla Regione Puglia è organico al Governo Emiliano, sarebbe stata destinata ad agitare il centrosinistra e, puntualmente, era arrivata la reprimenda del Partito Democratico.

Il 20 giugno, il coordinatore provinciale Rino De Martino ha forse saggiamente abbandonato il gruppo, dopo gli ultimi mesi da equilibrista, quando ormai la crema era impazzita. L'entropia evidentemente era arrivata alle stelle.

L'assessore al Personale della Regione Puglia, Gianni Stea, ha nominato allora proprio Di Fonso commissario della segreteria provinciale di Foggia. "Si procederà ora a creare le liste presso i comuni di Cerignola, Manfredonia, Sannicandro e Mattinata", hanno riferito parlando degli impegni a stretto giro del "nuovo contenitore di centristi e moderati".

Il Pd di Capitanata è tornato alla carica, ancora più velenoso: "I Popolari pugliesi di Gianni Stea continuano a fare raccolta indifferenziata di personale politico screditato e protagonista di giravolte opportunistiche", hanno scritto dalla segreteria provinciale.

Non perdona l'uscita a gennaio dell'assessore regionale ("Landella governa bene Foggia") e, soprattutto, non cambia idea solo per la campagna elettorale. Ha interpellato anche il suo segretario regionale "perché attivi subito una ricognizione delle forze in campo e una messa a punto del sistema delle alleanze".

All'indomani della nota di Stea, I Popolari di Massimo Cassano e Totò Ruggeri hanno annunciato il sostegno al candidato sindaco della coalizione progressista a Cerignola Francesco Bonito, indicando peraltro chiaramente in Sergio Clemente il coordinatore provinciale.

Il grande equivoco dei Popolari in provincia di Foggia raggiunge livelli parossistici, ed emergenze in tutta la sua evidenza nelle manovre per le elezioni amministrative, ma nessuno sembra interessato a uscirne, tranne lui. "Questa sigla Popolari Pugliesi non la conosco - risponde sarcasticamente oggi Clemente interpellato sul dualismo di fondo - non credo che abbiano dei rappresentanti nelle istituzioni e che abbiano un grosso peso politico".

Disconosce i Popolari Pugliesi e per lui esistono solo I Popolari, senza orpelli. Pensava che l'ambiguità del riferimento sul territorio fosse stata superata, ma evidentemente così non è. "Facemmo un incontro dove si chiarì che sui territori sono i consiglieri regionali, per il momento, che rappresentano, l'area dei Popolari, poi leggo con stupore, nuovamente, di questi incarichi che si inventa Stea. Però, non avendo rappresentanza istituzionale, credo che siano più a livello associativo, forse pensa di poter mantenere una sua rete personale, nulla di più".

A Cerignola ci sono almeno due anime, divise alle prossime elezioni, a Manfredonia sarebbero addirittura tre. "Noi siamo collocati nell'alveo del centrosinistra. Non è che poi sui territori si possa fare altro. Si può immaginare una divergenza, ma prima di arrivare a fare scelte diverse bisogna superare tutti i passaggi, bisogna coinvolgere il provinciale, il regionale, capire le ragioni del territorio, ma immaginare di potersi sedere a tavoli diversi credo che politicamente sia un grosso errore. C'è stata forse superficialità nell'approccio".

L'autoreplicazione di Puglia Popolare ha generato una confusione cosmica. La creatura di Massimo Cassano era nata come lista civica nel 2018. Il coordinatore in provincia di Foggia, dagli albori, è sempre stato Rino De Martino, diventato anche vice segretario regionale.

Nel 2020, in virtù di un patto federativo, Puglia Popolare di Massimo Cassano e Gianni Stea, l'assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri dell'Udc e il Centro Democratico, si sono presentati alle elezioni regionali con il simbolo dei Popolari con Emiliano, che oggi è anche il nome del gruppo in Consiglio regionale.

Nonostante le pubbliche smentite di una lite furiosa tra Cassano e Stea, cercando maldestramente di mettere la polvere sotto il tappeto, i rapporti si sarebbero logorati ben bene anche a livello apicale. In provincia di Foggia, passata la sbornia delle elezioni, lo spacchettamento si è fatto via via più evidente con due leader.

Rino De Martino, dopo 3 anni (più quelli nel Movimento Schittulli), non ne ha voluto sapere più niente, ha fatto le valige e ha comunicato il suo addio alla famiglia dei Popolari, eppure aveva contribuito a fondare il movimento. Pare si sia trascinato dietro tutto il gruppo dei Popolari della Capitanata, gli amministratori di 20 Comuni sarebbero con lui. "Non ho perso nemmeno un consigliere". E allora non si capisce chi sia rimasto nei Popolari Pugliesi, ormai declinazione foggiana con la regia dell'assessore Gianni Stea.

"La nostra aspettativa di costruire la Casa dei moderati è andata delusa, si è persa tra vecchie liturgie e personalismi esacerbati", ha scritto nel suo commiato a quello che per lui è ormai "un partito degli eletti, frutto di una visione miope ed oligarchica della politica". Ha annunciato anche la trasmigrazione in un nuovo soggetto politico, progetto che sarà svelato a giorni.

Non condivideva, evidentemente, nemmeno la piega che aveva preso il gruppo foggiano, in disaccordo sul sostegno a Landella che aveva attaccato in maniera virulenta anche quando aveva issato la bandiera leghista sul Comune.

In provincia di Foggia i problemi sarebbero cominciati alle Regionali. La lista avrebbe potuto imbarcare forse anche Antonio Tutolo, Rino Pezzano e Lucia Triggiani, ma Rino De Martino avrebbe blindato Sergio Clemente. Si narra che una volta eletto, il consigliere regionale avrebbe chiesto la sua testa e l'avrebbe in qualche modo ottenuta costringendolo a dare vita ai Popolari Pugliesi. Il diretto interessato smentisce categoricamente il retroscena: "Mai, ho un rapporto di amicizia con lui. Lo ritroveremo presto tra di noi, ne sono certo. È una persona in gamba, forse a volte solo impulsiva".

È alle Regionali che nascono tanti Popolari. E quelli pugliesi pare facessero fatica a sedersi ai tavoli delle trattative.  

L'ambivalenza non può reggere a lungo. Per la verità, i maligni sostengono che per Massimo Cassano sia Puglia Popolare, per Gianni Stea meglio Popolari con Emiliano e per Totò Ruggeri basti Popolari. E non fa mai giorno. Se gli equilibri dovessero saltare, si potrebbe consumare una guerra fratricida fino all'estinzione e dovessero perdere due consiglieri regionali al riconteggio la situazione potrebbe precipitare.

A dirla tutta, anche Puglia Popolare ci ha messo del suo creando i Popolari con Emiliano e I Popolari che sono la stessa cosa.

Ma quella di Stea, secondo Clemente, non è una scissione: "È il tentativo di mantenere tutti dentro, che è sbagliato, perché non stai dentro solo se hai un incarico. Lui tenta, con uno spirito di aggregazione, di mantenere tutti dentro ed è, a mio avviso, anche un errore politico".  

Anche dalle parole del consigliere regionale foggiano si evince che il movimento è in una fase work in progress, ma dei Popolari, a sentire lui, non si può fare a meno: "Dobbiamo costruire questo contenitore politico che può essere sicuramente di aiuto al centrosinistra, anche perché il Pd e spero anche il M5S non sono sufficienti per garantire una piena governabilità dei territori. Un contenitore di area moderata che possa recuperare l'area dei cattolici democratici può diventare il valore aggiunto".

Forse, alla fine, di Popolari ne resterà solo uno, restituendo all'elettorato e agli alleati la chiarezza che meritano.

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