La politica sconclusionata dei malpancisti: predicano anti-Landella ma ci restano attaccati

Il sentimento anti-Landella è tornato forte all'indomani del voto del 4 marzo. Da una parte Russo-Cataneo-Pertosa, dall'altra Vigiano-Fiore-Splendido della Lega, in mezzo Giuseppe Mainiero (già all'opposizione)

Il Comune di Foggia

L'evoluzione più probabile dei vari summit politici e riunioni carbonare che in questi giorni si stanno susseguendo tra i malpancisti anti-Landella è il nulla. Nessuna conseguenza di rilievo, nessuno strappo plateale, nessuna posizione forte. Il nulla, insomma. Perlomeno a guardare l'andamento degli eventi nel recente passato. Aut aut, richieste, faccia a faccia, assenze strategiche, lettere ultimative di fronte all'onta politica di assessorati dati e ritirati allo stesso tempo (un primato nella storia politico-amministrativa della città), cosa hanno prodotto?

Esattamente quello di cui sopra, a parte qualche prima pagina. Sarà per questo che il sindaco di Foggia dei mal di pancia di questi giorni non si preoccupa più di tanto; sarà per questo che addirittura il coordinatore regionale della Lega, Rossano Sasso, interpellato da Foggiatoday, si limita a rimettere la palla al centro, liquidando con un “i miei uomini faranno l'interesse dei cittadini” (tirati in ballo, i cittadini, quando non si vuol dare una risposta chiara).

Di cosa stiamo parlando? Del sentimento anti-Landella tornato forte all'indomani del voto del 4 marzo. Ma come, si obietterà, il centrodestra non ha corso unito? Si, lo ha fatto. Ma per “esigenze politiche”. Un attimo dopo è tornato a battagliare, utilizzando come la clava il presunto danno che la figura della candidata di Forza Italia, Michaela Di Donna, cognata del sindaco, avrebbe portato nelle urne. Tanto più che c'è chi (vedi Lega) ha fatto registrare un boom di voti sconosciuto in precedenza (Salvini ha fatto proseliti anche al Sud). E via con le richieste di azzeramento di giunta, di “archiviazione di questa esperienza amministrativa”, di minacce di strappi e mancati voti al bilancio di previsione che a breve dovrà andare in aula.

C'è stato anche un incontro allargato nei giorni scorsi, promosso da Forza Italia e allargato a Lega, Fdi e alla ex NCD di Franco Di Giuseppe. Per vedere di ricomporre? Sì ma ad una condizione: che il sindaco si faccia da parte e faccia fare ai partiti. Che significa? “Noi vogliamo l'azzeramento della giunta, solo così si può ripartire. Sennò il bilancio di previsione non lo votiamo” dichiara fuori dal palazzo delle commissioni consiliari Alfonso Fiore, capogruppo verde, in mattinata. Ma non votare il più importante documento economico di programmazione di una amministrazione implica una rottura politica netta, ergo si va all'opposizione? Non si sa. Dalle parti della Lega non sanno. Si continua l'altalena, la stessa che appanna la credibilità di uomini e simboli. La stessa avuta nei mesi scorsi. Perché far mancare i numeri è un conto (con l'occhio lungo sulle opposizioni, sempre pronte a dare una mano), restare in aula, votare contro, sancire il venir meno di una maggioranza politica in maniera chiara e netta, con tutto ciò che ne consegue in termini di possibilità concreta di andarsene a casa (tanto più che ha annunciato voto contrario anche il trio Russo, Cataneo, Pertosa), un altro. Chi vuole farlo ad un anno dal voto? Sarebbe un autogol secondo alcuni, che si rischia di pagare nelle urne prossime.

E non deve aver preso in seria considerazione la richiesta neanche Forza Italia, se è vero che il segretario provinciale Raffaele Di Mauro a Foggiatoday dichiara: “Mai sentito parlare di questo. Al tavolo comune abbiamo affermato il principio della unità del centrodestra, che siamo tornati a sperimentare a livello nazionale, e l'opportunità di un rilancio amministrativo di fine consiliatura”. Niente azzeramento, ma almeno un rimpasto? “Non credo, il rilancio passa attraverso le cose da fare” replica l'azzurro. Niente di niente, dunque? “Bando ai personalismi, non è il momento. Il sindaco è Landella”. (Che tuttavia Forza Italia spererebbe non abbia seriamente in animo di tornare a candidarsi per un bis, divisivo come sarebbe, preferendogli una più comoda elezione all'europarlamento).

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Di Mauro parla con piglio deciso, d'altronde di fronte ha una serie di  “vorrei ma non posso”, o meglio “vorrei ma non so se posso”. Ed è forse per questo che in mattinata, all'ennesimo, è intervenuto Giuseppe Mainiero, il più acerrimo oppositore di Landella: “Ho proposto alla Lega la stesura di un documento in cui si chiede al sindaco l'azzeramento della giunta e la nascita di un esecutivo politico, il ritiro del piano salva enti – che, come rilevato anche dai magistrati contabili - fa acqua da tutte le parti - e il dissesto guidato, con un atterraggio morbido di questa consiliatura. Solo a queste condizioni oggi si può tornare a dialogare”. La Lega avrebbe detto sì. Stamattina. Fino alla sottoscrizione non si sa. Il sindaco, intanto, sta a guardare. Non si sa se preoccupato o divertito.

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