E pace fu, Iaccarino e Landella depongono le armi: "E' finita 1 a 0 perché il goal lo ha fatto la città"

Prevale il senso di responsabilità e il presidente del Consiglio comunale di Foggia vota a favore della modifica del regolamento. Pace fatta con il sindaco. "Se ricominciassimo a punzecchiarci mi dimetterei"

Il Consiglio comunale di oggi

La modifica al regolamento del Consiglio comunale di Foggia per abbassare il quorum per la revoca del presidente ha mandato l'aula in fibrillazione. Leonardo Iaccarino ha presentato la sua pregiudiziale per stralciare la proposta dall'ordine del giorno, già anticipata ai consiglieri via mail. Un'arringa e una pesante requisitoria che ravvisava nella manovra profili di illegittimità e perfino un illecito. Il sindaco Franco Landella ha scelto di lasciare il suo scranno per guardarlo negli occhi. Ricusa l'interpretazione di uno scontro istituzionale dietro la proposta di modifica, ispirata piuttosto al ripristino delle regole democratiche. L'opposizione non ne vuole più sapere di assistere alle beghe interne. La situazione sembrava precipitata. Il sindaco dice al presidente due paroline nell'orecchio che suscitano curiosità e dietrologie e una stretta di mano sembra suggellare un patto d'onore. Il presidente del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino spiazza tutti e si ravvede e vota addirittura a favore della modifica del regolamento, approvata dall'aula.

Perché in pochi minuti ha cambiato idea?

In buona sostanza, vedendo l'andamento dei lavori e sentendo in maniera molto attenta gli interventi, soprattutto di alcuni componenti della minoranza, ho cercato di far uscire fuori dall'imbarazzo anche alcuni miei amici consiglieri comunali che avrebbero dovuto votare in maniera contraria. Il senso di responsabilità e l'appartenenza politica al centrodestra mi ha consentito di riflettere profondamente sulla cosa e non me la sono sentita di far diventare carne da macello amici che fanno parte della coalizione di centrodestra che mi avrebbero sostenuto fino alla fine, o uscendo dall'aula o votando in maniera contraria. Praticamente ho dovuto sacrificare le mie idee per il bene dei miei amici, questa è la verità.

Il discorso che le ha fatto all'orecchio il sindaco c'entra qualcosa?

No, stavamo stabilendo le modalità. Gli ho detto che avrei voluto fare io l'intervento di chiusura e, così come lo aveva lui di fronte a me, avrei voltuto scendere dallo scranno presidenziale e mettermi di fronte a lui. Mi ha risposto 'no, non ti preoccupare'. Queste sono le parole che ci siamo detti. Per una questione di correttezza, volevo adottare lo stesso garbo nei suoi confronti ma lui è stato ancora più garbato posizionandosi di fronte a me ad ascoltarmi.

Quella chiacchierata aveva ingenerato il ragionevole dubbio che l'avesse convinta in qualche modo a votare a favore.

Non basta un secondo per convincermi a votare a favore. Non nascondo che ieri abbiamo avuto un incontro con la maggioranza in cui io ho tirato fuori le mie posizioni, il sindaco le sue, però in democrazia valgono i numeri e poco le opinioni. Stamattina ero ancora dell'avviso che quella proposta non doveva essere votata ma mi sono trovato di fronte amici in seria difficoltà. Si sarebbe creata la piccola corrente Iaccarino e la corrente Landella, avremmo fatto soltanto il gioco di chi gode nel vedere la maggioranza spaccata e allora ho riflettuto profondamente e ho detto 'amici siete liberi di votare favorevolmente perché lo farò io per primo', e quindi molti amici si sono tranquillizzati.

La stretta di mano tra lei e il sindaco cosa suggellava?

Che il percorso amministrativo va avanti in maniera serena. Tante cose non si sono fatte in questo periodo, un po' per il Coronavirus un po' per il forte attrito che c'era tra me e il primo cittadino, per questioni personali non politiche. Il sindaco ha capito, io questo l'ho molto apprezzato anche durante il suo intervento, che o si fa un passo ciascuno o altrimenti si mantengono le proprie posizioni. In politica l'orgoglio vale poco, questo è quello che ho capito dopo 16 anni di attività ininterrotta.

Quindi è pace fatta?

Inevitabilmente sì, se domani mattina ricominciassimo a punzecchiarci a quel punto sarei io stesso a dimettermi, perché non è immaginabile un prosieguo del percorso amministrativo in cui il sindaco ha le sue posizioni e il presidente le proprie. Dobbiamo per forza di cose convivere e necessariamente andare d'accordo perché non c'è l'alternativa.

Quella modifica al regolamento però è ancora una pistola puntata contro di lei?

No, non ho questa impressione. È un passo che doveva essere fatto perché alla fine un minimo di reazione l'Amministrazione - e mi riferisco al sindaco - la doveva avere. Si è giocato la partita e posso assicurare che se i miei amici fossero usciti fuori dall'aula non avrebbe avuto i 17, perché in 20 l'abbiamo votata a favore. Tolto il mio voto, di Bruno Longo, Alfonso Fiore e altri due consiglieri che vogliono mantenere l'anonimato non sarebbe passato. E si sarebbe creata un'ulteriore crisi e sinceramente questa responsabilità per orgoglio non me la sarei assunta.

Quindi è finita zero a zero, non ha vinto nessuno?

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È finita zero a zero, anzi io direi è finita uno a zero perché il goal lo ha fatto la città.

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