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Leonardo Favatà

Leonardo Favatà

Consulenza in società di servizi appaltati dal Comune, consigliere comunale nella bufera si difende: "Era un tirocinio"

Il movimento civico Candela Protagonista, capeggiato da Nino Santarella, ha sollevato il caso e ha invocato lo scioglimento del Consiglio comunale. Non si è fatta attendere la replica del diretto interessato, Leonardo Favatà, amareggiato per la "gogna mediatica"

Ha inserito nel curriculum l'esperienza professionale di responsabile dell'area commerciale e l'attività di collaborazione e consulenza sui tributi locali in due società di servizi aggiudicatarie di affidamenti da parte del Comune, ma all'epoca era già consigliere comunale di Candela. Lui è Leonardo Favatà, capogruppo di maggioranza.

Nello specifico, le due brevi esperienze riportate si riferiscono ai periodi che vanno dal 15 aprile al 31 luglio 2018 nella In9 srl di Trani (Ba) e dal 10 settembre al 31 dicembre 2018 nell'area tecnica della MvM Technology Srl di Apricena. Le due società si occupano di consulenza alla pubblica amministrazione, imbustamento e supporto informatico per tutti gli adempimenti tributari e contabili.

Laureato in Economia e Commercio, oggi 47enne, Favatà aveva solo esperienza di impiegato amministrativo presso lo studio di un commercialista e consulente del lavoro.

A sollevare il caso e ad alzare un polverone è il movimento civico Candela Protagonista, capeggiato da Nino Santarella e pronto a presentare una lista alternativa a quella di Nicola Gatta. La soffiata è arrivata - secondo quanto riferito nella lettera esposto - da una cittadina di Candela. Ed è partita la richiesta di dimissioni immediate del sindaco e di tutto il Consiglio comunale, per omesso controllo e perché, fondamentalmente, in un Comune così piccolo non si sarebbe potuta ignorare un'attività svolta nell'ufficio tributi.

In una diretta facebook dalla pagina “Candela Protagonista”, Savino Santarella ha raccontato la vicenda alla comunità e all'indomani, "alcuni concittadini ed alcuni dipendenti comunali hanno confermato, per le vie brevi, che effettivamente  il consigliere comunale Leonardo Favatà, per un periodo di tempo ha lavorato presso l’Ufficio Tributi del Comune di Candela, facendo attività di front-office con i cittadini contribuenti", così è scritto nella missiva.

“Riteniamo grave ed inopportuna l’assunzione del capogruppo di maggioranza, Leonardo Favatà, da parte di due società incaricate dal Comune di Candela, a titolo oneroso,  per lo svolgimento di alcuni servizi - ha detto Nino Santarella - Ancora più grave è che l’attività lavorativa del consigliere, come confermatoci per le vie brevi da molti cittadini e da alcuni dipendenti comunali, si sarebbe svolta nell’ufficio tributi, a pochi passi da quello del sindaco Gatta".

La nota, oltre che alla residenza municipale, è stata inviata al prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, con l'esplicita richiesta, formulata anche al segretario comunale, di verificare se l'assunzione del consigliere da parte delle società sia conforme alla normativa vigente e "se non abbia pregiudicato il corretto rapporto tra amministrati ed amministratori, atteso che il predetto ha avuto accesso a dati sensibili come atti ingiuntivi e cartelle di pagamento dei vari tributi locali i cui destinatari erano cittadini-elettori candelesi".

A inchiodarlo, il curriculum. In un video di poco più di due minuti, il diretto interessato ha fornito la sua versione dei fatti: "Ci metto la faccia, perché in questi ultimi giorni sono stato accusato pesantemente in qualità di consigliere comunale di aver utilizzato il mio ruolo per farmi assumere da una società che lavora dal 2016 a Candela: io non sono mai stato assunto da questa società, né tantomeno ho lavorato per il Comune di Candela. Ho commesso un errore, sì, probabilmente di ingenuità, quella nella dicitura del curriculum vitae. La mia è una storia trasparente".

Racconta di come, parallelamente agli studi, portasse avanti l'attività di famiglia. "A malincuore, nel 2017 ho deciso di cedere l'attività. A 45 anni per me era difficile reinserirmi nel mondo del lavoro e quindi ho fatto uno stage, per maturare esperienza, presso questa società, che è durato otto mesi, in cui ho avuto un compenso a mo di rimborso spese chilometriche, perché giravo per i comuni, di mille euro, quindi circa 100 euro al mese. Oggi sono amareggiato perché ho subito degli attacchi da una persona con la quale nel corso degli anni ho avuto sempre buoni rapporti. Poteva venire da me a chiederlo invece di mettermi alla berlina e soprattutto di sporcare la mia immagine, la mia dignità e la mia onorabilità".

Così Favatà ha fatto cadere le accuse sul suo conto. Il sindaco Nicola Gatta conferma: si trattava di un tirocinio, nella sostanza gratuito perché venivano rimborsate solo le spese di viaggio. "In questa società, che ha sede anche a Candela e ha ritenuto di investire qui aprendo un proprio ufficio, lavorano e hanno lavorati tanti ragazzi anche di Candela", afferma evidentemente riferendosi anche allo sdegno dei giovani disoccupati lamentato nella lettera del movimento.

"Questa attività non è stata assolutamente svolta nel Comune di Candela, ma altrove". Smentisce categoricamente che abbia lavorato nell'ufficio Tributi del comune e a due passi dal suo uffici. "Per inciso, qualora avesse avuto un rapporto di lavoro con una società - conclude Gatta - il Testo Unico degli Enti Locali non parla assolutamente di incompatibilità".

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