“Ataf sull’orlo del precipizio”. I sindacati: “Direttore e presidente si dimettano”

Dipendenti e cittadini stritolati nel braccio di ferro tra CdA e presidenza da una parte e Proprietà dall'altra. Il commento delle organizzazioni sindacali al referendum tra i dipendenti dell'azienda

Ataf

Le organizzazioni sindacali tornano alla carica, più forti di prima. La consultazione tra i lavoratori Ataf, infatti, ha dato un risultato inequivocabile: la stragrande maggioranza dei dipendenti ha detto “No” a qualsiasi trattativa che avrebbe determinato una decurtazione in busta paga e il congelamento del premio di risultato del 2015.

Per loro, il braccio di ferro tra CdA e presidenza da una parte e Proprietà dall’altra sta creando danni incredibili: non più di due settimane, ad esempio, è stato modificato il regolamento della sosta e relative tariffe, deludendo le aspettative di maggiori entrate. “Invece - spiegano i sindacati - con le modifiche si incasseranno meno soldi di prima: nella più ottimistica delle ipotesi nelle casse dell'Ataf entreranno 1,1 milioni di euro in meno. Nella peggiore, 1,5 entrambe le cifre al netto di Iva”.

“Stamani abbiamo appreso che avete già comunicato ai massimi organi comunali che in previsione di minor entrate, non potrete garantire la restituzione delle somme che vi apprestate a trattenere dalle buste paga dei lavoratori e quel che è peggio, si corre il rischio che la banca non conceda una ulteriore dilazione del debito. “CdA e Presidenza da una parte, Proprietà dall'altra. In mezzo i cittadini e i lavoratori che rischiano di rimanere stritolati da una montagna di pressapochismo gestionale ed un'insipienza politica che, ormai, naviga a vista senza una rotta ben precisa”.

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Continuano le organizzazioni sindacali: “Ai lavoratori si tagliano i salari, mentre dei compensi dei dirigenti non si parla mai. Per la ristrutturazione del debito si farà ricorso all'ennesima consulenza esterna con l'esborso di soldi della collettività. Verrebbe da chiedersi quale sia il ruolo e la funzione del Direttore aziendale e se abbia ancora un senso averne uno.  In una città normale, il presidente ed il direttore dovrebbero rassegnare le dimissioni: le loro scelte non sono supportate dalla Proprietà e il loro piano industriale che, in origine, doveva dare slancio all’azienda, eliminare sprechi e renderla competitiva, ha portato la stessa sull’orlo del fallimento”.

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