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Contenzioso milionario archiviato dopo 40 anni. Il Comune rischiava di perdere 70 mln per la 'Cittadella della Giustizia'

A fronte di oltre un milione di transazione per vecchi espropri, il Consiglio comunale di Foggia sblocca i terreni per il nuovo plesso del tribunale e mette al sicuro i finanziamenti

Il Consiglio comunale ha approvato una sostanziosa transazione di 1 milione e 450mila euro per mettere una pietra tombale su una storia che andava avanti dal 1981. La trattativa riguarda una indennità di espropriazione, che si incardina in una vicenda ben più complessa, che ha generato la bellezza di dieci contenziosi tra il Comune e i signori Varlaro Sinisi e loro eredi. Ne sono rimasti due pendenti, davanti alla Corte di Cassazione e alla Corte d'Appello.

La proposta conciliativa era stata formalizzata già nel 2017, e se fosse stata accettata allora il Comune avrebbe potuto versare la somma in diverse tranche, ora deve essere pagata in un'unica soluzione. Se il Consiglio comunale non si fosse espresso favorevolmente, l'amministrazione avrebbe dovuto pagare 2 milioni e 99 mila euro, importo che sarebbe stato costretto a determinare il commissario ad acta che si sarebbe sostituito all'ente già il 27 dicembre.

"Sappiamo tutti che il Comune, dai documenti, ha torto, è inutile nasconderlo - ha detto in apertura del dibattito il capogruppo M5S, Giuseppe Fatigato - Qualcuno ha sbagliato". Ma c'è di più. Perché in ballo c'è il finanziamento ministeriale per la Cittadella della Giustizia. E a menzionarlo per primo è stato proprio il consigliere pentastellato. "È una imponente opera da 70 milioni di euro, sarà un fiore all'occhiello per la città, se il Comune non dovesse risolvere i problemi entro i termini della procedura rischierebbe di perderli". Il suo voto sarà favorevole proprio in virtù di quel finanziamento, anche se per lui ci sarebbe da "puntare 39 volte il dito" contro il Comune. 

L'assessore al Contenzioso Sergio Cangelli ha confermato che "oggi una parte dell'elenco particellare del Palazzo di Giustizia risulta ancora intestato agli eredi Varlaro Sinisi, seppure in una parte minimale quindi è evidente che la soluzione di questa vicenda agevolerebbe tutto. Nelle scorse settimane - ha fatto sapere - il Comune ha riattivato il dialogo con l'Agenzia del demanio e il ministero della Giustizia attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa". In mancanza della definizione del contenzioso, in pratica, si sarebbe complicata la cessione dei suoli.

Ma facciamo un salto indietro nel tempo di 39 anni. A tal proposito, il consigliere comunale di Forza Italia Raffaele Di Mauro ha fatto rivelare, e successivamente anche Dario Iacovangelo, come si stesse assumendo la responsabilità politica di una vicenda che risale a prima che lui nascesse.

Nel 1981, il Comune di Foggia occupò abusivamente un suolo edificatorio di 8.590 metri quadri per realizzare strade, verde pubblico e case per sfrattati, mai regolarmente espropriato, e, un altro suolo, esteso per 9.050 metri quadri, regolarmente espropriato nel 1991 per la costruzione di una scuola. In più di 30 anni, a partire dal 1988, i giudizi hanno attraversato tutta l'evoluzione sotto il profilo normativo e giurisprudenziale dei criteri di quantificazione del risarcimento danni e delle indennità di espropriazione, in più sono maturati gli interessi, con tassi che hanno pesato soprattutto negli anni '90. Stando alla sentenza della Corte di Appello del 2014, gli indennizzi più gli interessi dal 1994 ammontano a oltre 2 milioni e 100mila euro. La difesa comunale degli avvocati Gianni Cerisano e Domenico Dragonetti era riuscita ad arginare la richiesta quasi tripla dei Varlaro Sinisi. Il Comune, però, ha presentato ricorso in Cassazione, che deve ancora essere discusso ma le possibilità di soccombere ancora in giudizio sarebbero piuttosto alte. La proposta transattiva deriva dalla circostanza inerente uno dei giudizi: uno degli eredi ha percepito dal Comune una somma pari a 626mila euro che però eccedeva la sua quota e per questo il Comune avrebbe avuto diritto alla restituzione della somma. Questo ha suggerito agli eredi Varlaro Sinisi di intraprendere la strada della conciliazione.

Nel 2020, poi, hanno presentato un altro ricorso al Tar per sollecitare l'amministrazione a riconoscere il debito fuori bilancio derivante dalla sentenza della corte di appello, ma il Tar, prendendo atto che era in corso il procedimento alla Cassazione, si è limitato a ingiungere al Comune di provvedere entro 90 giorni (già ampiamente trascorsi) a chiudere il procedimento, altrimenti sarebbe stato sostituito dal commissario ad acta. Il segretario generale del Comune di Foggia ha chiesto a luglio un parere legale al difensore esterno Cerisano e all'avvocato Antonio Puzio, intanto subentrato a Dragonetti, "circa la effettiva e perdurante convenienza della proposta transattiva già formalizzata dagli eredi Varlaro Sinisi". La risposta è stata affermativa: è "particolarmente favorevole e oggettivamente vantaggiosa per l'ente", perché consente di risparmiare oltre 710mila euro a cui andrebbero aggiunti gli oneri per l'acquisizione in sanatoria del fondo occupato senza titolo e le spese legali.

A nutrire grosse perplessità sui tempi è il consigliere di Fratelli d'Italia Ciccio D'Emilio che ha provato a ingaggiare una caccia alle responsabilità: "Perché non ci preoccupiamo di andare all'origine e non andiamo a cercare chi ha determinato tutto questo sconquasso nell'ente pubblico?". Ha sollecitato una ricognizione dei procedimenti che non sono stati perfezionati - mozione condivisa anche dal consigliere di opposizione Giulio Scapato - perché, avverte, ci sono altri "espropri imperfetti", uno su tutti al Villaggio Artigiani.

"Oggi ci assumiamo una grande responsabilità, per colmare errori del passato". Ha ammesso il sindaco Franco Landella che ha parlato di un "macigno che ci portiamo avanti", prima di lasciarsi andare a pesanti insinuazioni, sparando un po' nel mucchio e confidando che veda e provveda la Corte dei Conti e che la giustizia faccia il suo corso: "Ci sono state negligenze - ha detto - che per alcuni versi posso definire anche in malafede".

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