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Ecco perché l’ospedale di Lucera non deve chiudere

Giannicola De Leonardis evidenzia il ruolo svolto dall’ospedale ‘Lastaria’ per l’utenza dei Monti Dauni, territorio già duramente segnato da strade dissestate. “Scongiurare tappa al policlinico di Foggia”

Mentre il piano di riordino ospedaliero regionale è fermo ai box, Giannicola De Leonardis riprende l’allarme lanciato dal sindaco di Celenza Valfortore, Massimo Venditti, che in caso di chiusura o ridimensionamento del Lastaria di Lucera aveva paventato – dal suo e dai paesi limitrofi – l’aumento della mobilità passiva verso il Molise.

Il consigliere regionale invita gli addetti ai lavori a recarsi personalmente nel Subappennino dauno, per verificare non solo le distanze tracciate sulla carta, “ma la reale percorribilità di strade segnate da un dissesto idrogeologico marcato e mai adeguatamente affrontato, anche e soprattutto recentemente”. Strade – aggiunge “che necessitano di interventi sempre condizionati dalla scarsità di risorse a disposizione, nonostante proprio il Subappennino garantisca un cospicuo arrivo di fondi comunitari”.

Evidenzia il presidente del movimento Schittulli-Area Popolare: “I tempi di percorrenza reali e non ipotetici, in particolare nei mesi invernali, caratterizzati da pioggia, neve e un clima inclemente che rende ancora più difficoltosi collegamenti e viabilità. E per quei paesi già segnati da una sanità approssimativa, nonostante siano cittadini italiani e pugliesi e abbiano in linea teorica gli stessi diritti di altri nati e residenti in altre aree più fortunate, l’ospedale di Lucera rappresenta un importante punto di riferimento, in particolare per le situazioni di estrema urgenza e gravità che una guardia medica non può certo affrontare”.

Per gli abitanti dei Monti Dauni l’ospedale più vicino sarebbe il ‘Masselli Mascia’ di San Severo. Ciononostante, De Leonardis vorrebbe scongiurare l’esodo dei pazienti ai Riuniti di Foggia: “Costringerli a un’ulteriore tappa verso il policlinico foggiano, già cronicamente sottorganico e con in particolare il Pronto Soccorso in grave sofferenza, avrebbe profonde ripercussioni negative e causare tragedie assolutamente da scongiurare. E l’aumento della mobilità passiva – già marcata adesso, a causa delle liste d’attesa ben lontane dal rientrare nella normalità e dall’essere abbattute come vanamente promesso nell’ultimo decennio – non sarebbe solo una minaccia ma diventerebbe una necessità, con ulteriori, esponenziali costi per il bilancio regionale”.


Per il consigliere regionale “qualsiasi decisione in un ambito talmente delicato va ponderata e maturata dopo confronti, analisi, riflessioni, uscendo da logiche e semplificazioni meramente contabili e ragionieristiche e calandosi nelle rispettive realtà territoriali, per garantire giustizia, equità, e non calpestare un diritto (quello alla salute e alla cura) garantito dalla Costituzione e la dignità di intere popolazioni”

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