"Collocamento, trasporto e ospitalità" per contrastare il Caporalato in provincia di Foggia

Per Michele Emiliano il protocollo della Cgil, presentato nel corso della manifestazione 'Caporalato no' che si è svolta a Borgo Mezzanone, è sacrosanto

Immagine di repertorio

Queste le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in merito all’iniziativa di Flai e Cgil Puglia ‘Caporalato No!’ a Borgo Mezzanone, per rilanciare le azioni contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura e le proposte del sindacato per affrontare i temi dell’accoglienza, dell’intermediazione di lavoro, dei trasporti, ovvero i tre nodi su cui agisce e prolifera l’illegalità nel settore primario della nostra regione.

VIDEO | COSI' SI CONTRASTA IL CAPORALATO

“Per 21 anni in Puglia si è tollerato l’intollerabile. Da quando sono diventato presidente abbiamo cercato di attuare la destrutturazione di questi luoghi, partendo dal ‘Gran ghetto’, dove vere e proprie associazioni mafiose assoggettavano lavoratori, aziende, intimidivano il sindacato, creavano problemi di ordine pubblico, obbligavano donne a prostituirsi, spacciavano droga, in condizioni igieniche impressionanti. Si costringevano le autorità dello Stato a tollerare, su un’area di proprietà della Regione Puglia, cose illegali. Abbiamo denunciato alla Direzione Distrettuale Antimafia questa condizione insopportabile, abbiamo premuto sul Ministero dell’Interno affinché ci desse la possibilità di effettuare lo sgombero umanitario di quell’area. Dopo che lo sgombero è avvenuto, funestato purtroppo dalla morte di due nostri fratelli che durante la notte hanno perso la vita in circostanze al vaglio della magistratura, abbiamo dato alloggio in strutture pubbliche, una azienda agricola regionale abbandonata ed un immobile comunale, che sono state rivitalizzate dalla presenza di 340 persone. Aiutati dal Comune di San Severo e dal sindaco Francesco Miglio”.

La chiusura del gran ghetto, da questo punto di vista, ha significato la riaffermazione dello stato di diritto e quindi va vista come un successo. Questa reazione molto decisa da parte della Regione Puglia è stata sostenuta e accompagnata dalla Cgil. Prima di muoverci abbiamo attuato un enorme lavoro di partecipazione e condivisione con organizzazioni sindacali e associazioni. Per ciascuna delle 340 persone che stiamo ospitando, in vista della prossima stagione agricola sarà compilata la lista delle competenze e sarà affidata la loro gestione a uffici provinciali del lavoro. Per la prima volta un tentativo autentico a cui dovranno collaborare imprese e forze di polizia per impedire il collocamento illegale e mafioso.

A questa manodopera dovrà essere consentito di accedere alle aziende agricole dove c’è necessità del loro lavoro sotto la protezione delle forze dell’ordine. Ho incontrato il Ministro dell’Interno per ribadire la necessità che siano messi a disposizione i finanziamenti per la realizzazione delle foresterie del lavoro agricolo della Capitanata. Abbiamo intenzione di realizzare luoghi dove almeno durante la stagione agricola sia possibile far dormire le persone in posti civili, igienicamente conformi alla legge e che questi luoghi non diventino oggetto dell’attività di associazioni criminali che tendono all’assoggettamento e all’omertà.

Il Governo, come spesso è accaduto in questi anni, dopo la firma del protocollo sperimentale contro il caporalato, non ha più parlato degli strumenti attuativi. Si è limitato a fare annunci, e non sono seguite azioni. Siamo stati assistiti dal Ministero dell’Interno, dal Prefetto e Questore di Foggia nelle attività di sgombero del gran ghetto ma siamo in attesa che il Ministero metta le somme a disposizione necessarie per le foresterie del lavoro agricolo pugliese e più in generale per il raccordo di queste funzioni.

Il protocollo proposto dalla Cgil è sacrosanto: mettere insieme collocamento, trasporto, ospitalità è necessario. È quella la linea sulla quale ci stiamo muovendo. Ci auguriamo che questo esperimento abbia successo. I tentativi di far fallire il nostro lavoro sono stati tantissimi. È chiaro che qui c’è l’ombra mafiosa che non è solo quella dei capi neri interni al campo, ma parliamo probabilmente di più livelli e di organizzazioni criminali campane e pugliesi che proteggono l’attività dei capi neri all’interno dei ghetti e che assoggettano e costringono le imprese ad ottenere la manodopera attraverso questo tipo di rapporto. Questa catena va spezzata.

La Regione Puglia non ha funzione giudiziaria né legata all’ordine pubblico. Ma di certo non staremo a guardare, con l’aiuto della comunità soprattutto in Capitanata e attraverso la collaborazione tra Governo, Regione e Comune che deve essere molto più intensa. Mi auguro che la manifestazione di oggi solleciti nuovamente il Governo da questo punto di vista. Non basta fare buone leggi ma bisogna saperle applicare. Il Governo Gentiloni mi auguro sappia arrivare dove in precedenza non sono stati capaci di arrivare”.

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