Landella non molla la leadership: "Mi hanno chiesto di ricandidarmi, a settembre vi farò sapere"

Vitali: "La candidatura di Landella dipende da Landella”. Il sindaco di Foggia: "A settembre porterò al tavolo dei consiglieri e dei partiti la mia decisione”. Per Bruno Longo il momento pare propizio per candidare una donna

Franco Landella sindaco

“I nomi circolati ad oggi non hanno fondamento. Per due motivi, sostanzialmente. Il primo: va definito il perimetro della coalizione di centrodestra. Il secondo: va ripensato il programma”. Ve ne sarebbe anche un terzo, in verità: capire le intenzioni reali di Landella. Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e da qui al 2019  è un’eternità politica. E quindi, “il sindaco ci deve dire cosa vuole fare, ma deve dircelo subito”. A rivolgersi con queste parole al primo cittadino è un consigliere e politico di lungo corso in città, Bruno Longo, spesso braccio destro di Landella in questa consiliatura, per le indubbie capacità diplomatiche e di tessitura di cui questa tormentata amministrazione ha avuto (spesso) bisogno. 

Comunali 2019: il pensiero di Longo

Longo non crede ad una resa sic et simpliciter di Landella (come preannunciato su queste colonne nei giorni scorsi), piuttosto quello pronunciato è un orientamento, una riflessione ad alta voce su una decisione in fieri, che necessita però di un momento di chiarezza e di parole granitiche: esserci o non esserci nel 2019. E la formula politica deve essere possibilmente dignitosa, tradotto: che non si lasci passare il messaggio di una bocciatura del sindaco, che, per forza di cose, porta con sé la bocciatura di tutti i suoi uomini. Dovrà essere il primo cittadino attuale a farsi da parte, meglio ancora se si facesse promotore, lui stesso, di un “nuovo corso”, benedicendolo. Ciò che si vuole evitare, insomma, in casa centrodestra, è una spaccatura interna che, questa volta, rischia di fare seriamente il gioco della controparte. “Incontri ve ne sono ma a mero livello interlocutorio. La fase calda inizierà in autunno. Anche perché sarà quello il momento in cui alcune variabili indipendenti verranno chiarite” dice ancora Longo. Il riferimento pare essere alla Lega: con chi scenderà in campo? Elementi autorevoli sul territorio con cui ragionare non ce ne sono, non foss’altro che le scelte sono saldamente nelle mani di Salvini e – dice Longo- “Salvini e Di Maio ci spediscono quotidianamente cartoline dalla loro luna di miele. Il contratto di governo si tradurrà in alleanze sui territori? Aspettiamo di capire”. A sentirli, leader e bracci periferici, no: i cinquestelle lo depennano completamente dal calcolo delle probabilità; Salvini continua a dire che la Lega è nel centrodestra. E lo lascia intendere anche il segretario regionale, Andrea Caroppo, che auspica un tavolo urgente (il forzista Vitali rimanda a settembre). 

Obiettivo centrodestra: aprirsi, unire, aggregare

D’altronde, che i pentastellati alle amministrative abbiano qualche affanno in più (dovute soprattutto all’impresa di doversi scontrare con eserciti di liste) e che la formula per un centrodestra vincente nei comuni sia l’unione è fuor di dubbio (ultime elezioni comunali docet). Ed è a quello che si punta: unire e aggregare quanto più possibile. Possibilmente allargando il campo, non disdegnando incursioni finanche nella parte avversa, in quei frammenti di sinistra che non si riconoscono nel Pd, e nel perimetro civico dell'assessore Leonardo Di Gioia. Qualche contatto in questo senso c’è già stato, sostengono i fautori del “campo largo”. “Per quanto i cinquestelle alle amministrative abbiano più difficoltà, noi dobbiamo fare muro”. E il muro si traduce in un “tutti dentro”. Il messaggio non è solo per la Lega ma anche per quei pezzi di centrodestra che starebbero lavorando ad un “progetto alternativo”: i Tarquinio, i Verile, etc cosa faranno? Soprattutto se Landella dovrà “stare dentro”, torneranno a ragionarci dopo le rotture politiche e personali intercorse? E Fratelli d’Italia? La stessa Forza Italia è spaccata e deve fare i conti con dolorosi redde rationem interni (all’esito dei ballottaggi, in controtendenza in Puglia rispetto al resto del Paese, le fratture e le insofferenze nei confronti di Vitali si sono acuite). C’è un tema strutturale e di contenuti che va affrontato in maniera seria. Il civismo di destra regge il passo. 

Ipotesi candidatura di una donna

Il sovranista Longo teme gli “elementi spuri”, ma non sembra disperare: si sta già ragionando con i livelli nazionali, dice. Aggiungendo come il momento pare propizio per candidare una donna: di area ma non impegnata attivamente in politica, competente e operante da tempo nelle istituzioni, al servizio del territorio. Il profilo c’è, i nomi a cui calza anche. Ma - frena - è un mio orientamento e di pochi altri amici. Una papessa straniera, insomma. Con chi benedirla è tutto da vedere. Prima perimetro e programma. 

Vitali: "Candidatura di Landella dipende da lui"

Intanto in casa azzurra si attende il colloquio di martedì del segretario regionale, Luigi Vitali, con Silvio Berlusconi. Nel partito lo vogliono fuori. Il senatore fa spallucce: vedremo. “La candidatura di Landella dipende da Landella” dichiara a Foggiatoday. Ma ha mostrato di essere divisivo? Vitali, che il suo sostegno al primo cittadino azzurro non lo ha fatto mai mancare (anche quando si è trattato di andare contro altri forzisti foggiani, che lo hanno a più riprese tacciato di parzialità), casca dal pero: “Non credo sia divisivo. Piuttosto in un colloquio riservato tra me e lui mi ha manifestato la sua volontà di rifletterci ma questa è una sua scelta, non perché qualcuno glielo imponga”. Della serie, ogni uscita di scena vuole il suo linguaggio politico di dignità. Ma, secondo lei, dovrebbe ricandidarsi?, chiediamo. “Uno che lavora cinque anni – risponde Vitali- dovrebbe sottoporsi al giudizio degli elettori, per essere premiato o bocciato”. 

Landella deciderà a settembre se ricandidarsi

“Chi mi chiede di fare chiarezza sulla mia ricandidatura ha ragione. A settembre porterò al tavolo dei consiglieri e dei partiti la mia decisione” dichiara, di rimando, Landella, che fa sapere di aver avuto delle sollecitazioni da Roma affinchè sia ancora lui nel 2019 a scendere in campo. Il sindaco la mette, però, sulla difficoltà di governare una città come Foggia. “Ma sia chiaro – avverte-, qualunque decisione passerà al mio vaglio; anche un eventuale nuovo nome dovrà essere condiviso, se qualche soggetto minoritario vuole imporre la linea, se lo scordi” affonda il sindaco che si rivolge a “qualche partito nazionale, a che si faccia un esame di coscienza rispetto alla legittimazione che ha conferito a qualche soggetto”.

I paletti del sindaco di Foggia

Il riferimento pare correre dritto dritto ai Fratelli d’Italia e al capogruppo del partito di Giorgia Meloni, Giuseppe Mainiero, acerrimo nemico di Landella. Il sindaco pone poi altri due paletti: nessuno osi parlare di Landella divisivo e, cosa più importante, non ci si azzardi a usare il concetto di “discontinuità”. “Tutte le scelte dovranno essere in continuità con questo governo – mette in guardia-, chiunque parli di discontinuità, mi costringerà a correre ai ripari e a tornare in gioco. Farà i conti con me”. Ed è proprio quella “continuità” che rischia di essere il sostantivo in grado di mandare all’aria qualsiasi volontà di tavolo unitario: invisa a quanti sono ostili all’attuale governo, necessaria (per non sconfessare anche se stessi) a chi oggi siede tra i banchi della maggioranza. Il punto di caduta è lontanissimo. L’estate si preannuncia molto calda. 
 

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