Palazzo di città, il Pdl pensa già al dopo Mongelli: è sfida a quattro

Il governo Mongelli traballa e Franco Landella, Leonardo Di Gioia, Luigi Miranda e Raimondo Ursitti scaldano i motori. Uno tra questi potrebbe essere il prossimo candidato sindaco del Pdl al Comune di Foggia

In casa Pdl, in attesa dell’avvio della fase congressuale targata Alfano, è già tempo di bilanci. Con uno sguardo alla ricomposizione degli organi dirigenziali del partito e un altro alle sorti di Palazzo di CittàFranco Landella, Leonardo Di Gioia, Luigi Miranda e Raimondo Ursitti preparano il terreno per quella che si preannuncia come la sfida più agguerrita all’interno del partito di centrodestra: la conquista dello scranno del Comune di Foggia.

Stato di calma apparente quindi, ma acque agitate all’interno del Popolo della Libertà in provincia di Foggia. Le interviste a Gabriele Mazzone e a Franco Landella hanno evidenziato i malumori, le ferite aperte e mai ricucite all’interno del partito berlusconiano di Capitanata. Questione di poltrone, di rinnovamento, fiducia e gratitudine.

A 83 anni e con una lunga carriera politica alle spalle, il coordinatore provinciale del popolo azzurro ha dichiarato che il suo compito terminerà dopo la fase congressuale. L'erede, colui che incarnerà i valori e il modello targato Pdl, passerà inevitabilmente dallo scranno di Palazzo di Città.

Il governo Mongelli traballa e ai pidiellini non resta altro che organizzarsi per evitare l’incombere di una nuova crisi interna e di una seconda debacle dopo quella inaspettata di Enrico Santaniello. Sono quattro i nomi che circolano. Quattro gli esponenti chiamati ad accettare la sfida suggestiva di contribuire alla rinascita di un partito che anche a livello nazionale perde colpi, ma resta comunque il primo contenitore politico di voti dello Stivale insieme al Pd.
 

Franco Landella

Nel 2009 fu il consigliere foggiano più suffragato in assoluto con 1765 voti. Primato che gli valse l’appellativo di “Mister preferenze”. E’ in consiglio comunale da ben 16 anni, ma il consenso elettorale di cui gode non è stato mai ripagato in termini di ruoli istituzionali e incarichi di partito.

Nell’intervista di Giovanna Greco, da parte sua è emersa la volontà di provare a scardinare quei poteri forti interni al Pdl attraverso lo strumento delle primarie, senza le quali promette di lasciare il partito. Alle scorse elezioni regionali fu il secondo dei non eletti, dopo Ruocco.

Fu in ballo per un assessorato in provincia e per la carica di coordinatore cittadino. Landella, “uomo della gente, senza padrini e né padroni”, come ama definirsi, ha già lanciato la sfida a Palazzo di Città. In molti hanno storto il naso, ma lui non ha dubbi: “Chi porta voti nel Pdl è un soggetto da abbattere politicamente”

Leonardo Di Gioia

Dottore commercialista dal 2000, fu il primo degli eletti nel 2004 a Foggia nelle liste di An. Ex assessore provinciale al Bilancio ed ex delfino del presidente Pepe, con 8mila voti conquistati alle regionali del 2010, adesso siede in via Capruzzi.

A 44 anni è sua intenzione “Farsi promotore del rinnovo generazionale”. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe il più accreditato a ricoprire il ruolo di primo cittadino, ma dovrà fare i conti con un Landella deciso e agguerrito più che mai.

Luigi Miranda

Il trentunenne avvocato foggiano ed esponente di spicco del Rotary club, alle amministrative comunali del 6/7 giugno 2009 si è imposto con ben 865 voti e ora siede a Palazzo di Città.  Forte del suo slogan “Più politica di qualità, più qualità della vita”, la candidatura di Miranda appare improbabile ma non impossibile.

Due i motivi che ci spingono a credere che possa essere lui il prossimo candidato sindaco del Pdl: se da una parte il giovane avvocato incarnerebbe perfettamente la figura del “Nuovo che avanza”, dall’altra, a garanzia di una sua candidatura, molto probabilmente si muoverebbero due tra i politici più importanti del Pdl a livello provinciale e nazionale: Pepe e Leone.

Raimondo Ursitti

Landella, Di Gioia e Miranda, sempre che il Pdl non decida di riconoscere al consigliere comunale Raimondo Ursitti il pregio di esser stato fedele ai patti senza fare troppo rumore. Uomo del Ministro Raffaele Fitto, la sua candidatura rappresenterebbe anche la ricompensa al "sacrificio"" fatto qualche mese fa quando, per appianare divergenze che altrimenti sarebbero sfociate in vere e proprie fratture nel partito di Mazzone, Ursitti preferì rassegnare la dimissioni da capogruppo Pdl a Palazzo di Città.

Sarà sufficiente questa motivazione a inserirlo nella schiera dei preferiti e dei papabili alla corsa di Palazzo di Città?

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