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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Politica

Il percorso delle Agorà unisce i dalemiani foggiani: “Allarghiamoci”

In virtù del confronto per riscrivere l'agenda politica avviato già da mesi, anche in Capitanata esponenti del Pd e Articolo Uno sono pronti a costruire un campo largo

L’eco delle parole pronunciate da Massimo D’Alema durante un innocuo brindisi di fine anno di Articolo Uno in diretta Zoom continua ad agitare da giorni la sinistra che si è cimentata in un’anatomia del discorso, che forse meriterebbe anche di essere contestualizzato in una chiacchierata durante una passeggiata in montagna.

In provincia di Foggia, peraltro affettivamente connessa con il ‘lider maximo’ considerati i natali della moglie Linda Giuva, l’effetto appare decisamente meno deflagrante. I dalemiani – ormai forse più una categoria dell’anima che una corrente – riconducono le sue esternazioni semplicemente nell’alveo di un percorso avviato da tempo, quello per costruire il cosiddetto campo largo, del centrosinistra allargato o della coalizione progressista, o comunque la si voglia chiamare. Alle Agorà Democratiche lanciate da Enrico Letta per riscrivere l’agenda politica dell’intero centrosinistra, del resto, Articolo Uno aveva già aderito.

“Il dibattito delle Agorà è il modo migliore per arrivare ad una ricomposizione che appare necessaria”, ha detto l'ex premier tra i padri del Pds, scatenando i titoloni sul ritorno nel Partito Democratico e lo scioglimento del partito fondato, tra gli altri, insieme a Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza. Del resto, D’Alema è D’Alema.

Il clamore mediatico si è poi concentrato sull’autoguarigione dalla “malattia” renziana, principale motivo della scissione, lasciando battibeccare sui social Enrico Letta e Matteo Renzi. A scoppio ritardato, il dibattito si è spostato sulle affermazioni in merito alla vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica: “L’idea che il presidente del Consiglio si autoelegga Capo dello Stato e nomini un altro funzionario del ministero del Tesoro al suo posto mi sembra una prospettiva non adeguata per un grande Paese democratico come l’Italia”.

La reazione a caldo più entusiasta e istintiva in provincia Foggia al titolo secco “D’Alema rientra nel Pd” porta la firma del consigliere regionale Pd Paolo Campo: “Che bella notizia”.

Si dice “contento”, proprio come lui, Tommaso Pasqua, componente della segreteria provinciale del Partito Democratico di Capitanata, che sente la presenza di D’Alema e Bersani come “benevola” e inquadra il discorso proprio all’interno della piattaforma per la grande discussione collettiva avviata dal Pd: “Se il percorso delle Agorà era finalizzato ascoltare ciò che si muove nella società, confrontarsi, fare sintesi e rappresentare l’intera società italiana, l’esito finale è ampliare il Pd. Avere una rappresentanza maggiore per la sinistra, riuscire a rappresentare il mondo del lavoro, non sarebbe male - afferma Tommaso Pasqua -Da noi, secondo me, potrà avere una importanza non secondaria. Facciamo un partito un po’ più largo, potrà essere ‘Democratici e progressisti’, ma il cosiddetto campo largo bisogna farlo, altrimenti a cosa è servita questa fase di ascolto delle Agorà?”.

La Puglia, peraltro, è uno dei principali laboratori dell’alleanza giallorossa su cui pure si è soffermato D’Alema: “Una delle idee politiche fondamentali che noi abbiamo sostenuto, cioè la necessità che si aprisse un dialogo, una cooperazione tra il centrosinistra e i Cinquestelle è diventato un punto fermo dello scenario attuale: avevamo ragione”.

A fornire l’interpretazione ‘autentica’ del discorso accuratamente sezionato per giorni è il segretario di Articolo Uno in provincia di Foggia, Gianluca Ruotolo, che a quel brindisi ha partecipato. “Questa notizia del rientro nel Pd non è una notizia. La direzione nazionale di Articolo Uno, alla quale io partecipo, aveva già stabilito a maggio di partecipare al percorso delle Agorà che era stato appena presentato. Quindi, l’idea che noi collaborassimo con il Pd e altre forze esterne ai partiti per definire un’agenda nuova, comune, era una decisione che era già stata assunta. Poi, è chiaro, il Covid ritarda un po’ tutto, è stato difficile convocare le assemblee e anche il Pd è un po’ in ritardo sull’agenda delle Agorà. Dopodiché, noi siamo in quel percorso: ad esempio, noi qui, in provincia di Foggia, stiamo per lanciare un nostro calendario di Agorà. Cominceremo il 13 gennaio con un’Agorà sui temi della sanità con il senatore Vasco Errani, ne faremo una sui temi del lavoro a Cerignola fra la fine di gennaio e inizio febbraio. Non c’è uno scioglimento di Articolo Uno per andarci a iscrivere singolarmente nel Pd: c’è un processo politico, aperto, da fare insieme. Sceglieremo attraverso una consultazione dei nostri gruppi dirigenti e dei nostri militanti cosa fare. Il confronto ci dirà se possiamo convivere in una stessa casa, perché si sta insieme sulla base delle idee, dei principi, dei valori”.

Il nome della nuova casa è una questione di lana caprina. Pare non interessi a nessuno, benché meno a chi come Gianluca Ruotolo ha contribuito a fondare il Pd. “Non è un problema di nomi. Il punto non è quello, ma se quel partito discute meglio di una sua agenda e di come ridefinisce proprio cosa significhi essere un partito. Ci può stare che in momenti storici differenti prevalgano anche sensibilità diverse: ci sono momenti in cui prevale una sensibilità meno radicale ed altri in cui, invece, c’è bisogno di parole d’ordine più forti, come questa fase. Due settimane fa, una Agorà organizzata da noi e dal Pd, a cui ha partecipato Roberto Speranza, era incentrata proprio sulla riforma dei partiti. C’è un processo in atto e si sta discutendo”.

Nella sua esegesi delle affermazioni di D’Alema, il segretario provinciale di Articolo Uno ammette che, probabilmente, in un contesto diverso “non avrebbe usato una formula così sbrigativa”, per quanto tutti i partecipanti l’avessero compresa perfettamente. Certe reazioni di difesa, però, gli appaiono oggi eccessive: “Letta dice che nel Pd si lavora solo con passione e impegno, lui nel 2014 è andato via, è stato 5 anni a Parigi senza neanche iscriversi al Pd. Forse quel Pd necessitava della sua passione e del suo impegno. Noi non abbiamo dimenticato che sei mesi fa Nicola Zingaretti da segretario nazionale del partito ha preso carta e penna e ha scritto le sue dimissioni dicendo che era un partito nel quale non si riusciva a fare niente. Quindi che uno si offenda perché si dice che forse in quel partito c’era un problema mi sembra anche eccesivo”. Evidentemente, c’è ancora qualcosa da limare prima della fusione.

A parte le formule che ritiene non avessero alcuna finalità offensiva, gli è parso, piuttosto, che il “passaggio più politico e netto” sul presidente della Repubblica meritasse un approfondimento. Il resto, a suo dire, non interessa poi tanto a quelli che dai partiti stanno fuori. “C’è tanta gente che ha bisogno di essere rappresentata e aspetta che un partito di sinistra metta in campo delle idee e delle proposte che possano convincerle e coinvolgere. Secondo me le agorà sono uno strumento buono per fare questo lavoro. Se alla fine delle agorà ci sarà una coesione su un programma politico nel quale ci ritroviamo tutti – conclude Ruotolo - non sarà un problema trovare la formula tecnica per stare insieme”.  

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