La ricandidatura a sindaco di Mongelli? Bruno Longo: “Una patetica pantomima elettorale”

Il capogruppo de La Destra mette in luce tutte le "debolezze" del possibile progetto politico

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

“Che Mongelli voglia ricandidarsi a sindaco della città è un fatto che, per quando sconcertante ed inopportuno, rientra nella sfera di comportamenti psico-politici legittimi di quei soggetti istituzionali apicali che soffrirebbero a stare lontano dalla gestione. Ciononostante, non appare né legittimo e neppure intelligente impostare la propria ricandidatura a sindaco denigrando ed offendendo, nel corso di interviste a gettone, l’opposizione consiliare che su alcuni suoi ‘capolavori’ amministrativi ‘abbaierebbe alla luna’”.

A parlare è il capogruppo de La Destra, Bruno Longo che in una lunga nota stampa mette in luce quelli che, a suo parere, costituiscono gli elementi di debolezza di una possibile ricandidatura di Gianni Mongelli nel ruolo di primo cittadino. “Tralasciando considerazioni sull’azione amministrativa dell’opposizione – continua Longo - giova ricordare al sindaco Mongelli due imprescindibili e fondamentali elementi per una sua futura ricandidatura: una coalizione di partiti e liste ed un minimo di consenso popolare. Francamente, ad oggi, è certo che Mongelli non ha né una sua coalizione di partiti - essendogli tutti i partiti di centro-sinistra contro, tant’è che stenta anche ad avere una maggioranza in consiglio - né un minimo di consenso popolare, ottenendo, com’è noto, dai social network alla piazza, solo insulti disapprovazione ed offese da parte della comunità foggiana”.

“E’ vero che Mongelli pensa di superare tali difficoltà con le grandi risorse economiche e finanziarie di cui dispone insieme ai suoi grandi gruppi di riferimento, ma non farebbe i conti con una comunità cittadina che questa volta è consapevole della sua inefficienza ed incapacità amministrativa. Il fatto che Mongelli sia stato più il sindaco dei suoi amici e parenti piuttosto che di tutta la città - continua Longo, calcando la mano - è dimostrato dal suo impressionante e poco edificante ruolino di marcia amministrativo: dalle illegalità nel piano di zona 167, dove lui stesso e la sua famiglia ottengono utili e benefici economici, alle uniche varianti operative, i primi PRUSST, ad imprenditori che lo hanno sostenuto in campagna elettorale; dalla svendita di Amgas alle cooperative rosse, al fallimento di Amica con la cessione del servizio all’AMIU di Emiliano, suo compagno di partito;dalle consulenze d’oro per motivi clientelari alle gare vinte da figli di consiglieri comunali del PD; dal nascondimento dei conti comunali e del dissesto finanziario, all’indebitamento di ulteriori 50 milioni di euro che dovranno pagare, negli anni, i foggiani e che sono serviti per operazioni finanziarie dubbie e poco trasparenti. Ed altro ancora".

"Insomma – conclude Longo - Mongelli farebbe bene a tacere sull’opposizione e guardare attentamente in casa sua: un centro-sinistra sgangherato e maltrattato, ma che sicuramente, nei suoi confronti, non sarà certamente soggiogato da una “sindrome di Stoccolma” in chiave elettorale”.

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