Due anni e mezzo di Landella, per Foggia è tempo di bilanci: a che punto è la città?

Foggia è cambiata? E se sì, come? Quali sono gli atti, i provvedimenti, le azioni, i tratti distintivi di questa amministrazione? La Cultura è il settore che funziona meglio, puntare il dito all'indietro non basta più

Franco Landella, collage di foto

Carlyn Warner annotava sarcastico che anni fa le fiabe iniziavano con "C'era una volta..." mentre oggi sappiamo che iniziano tutte con "Se sarò eletto...". E probabilmente è condensata tutta qui, in questo aforisma, la sorte di eletti ed elettori. E, dunque, la fine irreversibile di una liaison che arriva puntuale a meno di un anno di amministrazione (paiono pochi i casi in cui si va oltre i 12 mesi). Il programma elettorale, insomma, come un grande, gigantesco libro di fiabe a cui noi, miseri mortali, vogliamo credere. I candidati lo sanno e si affannano a ricercare lo scintillìo più ammaliante. Che verrà sistematicamente mortificato una volta al governo. È storia nota. Vecchia quanto la politica. Non a caso Bernard Baruch annotava: "Votate per il candidato che promette di meno, è quello che vi deluderà di meno".

Dicevamo, accade da sempre. E il governo Landella, a Foggia, non ne è immune. A due anni e mezzo dalla vittoria del centrodestra alle elezioni comunali, il gradimento degli eletti sembra essere calato. Normale amministrazione. E la percezione è accentuata oggigiorno dall'ingresso nella vita pubblica dei social, strumenti che, dal caldo della nostra casa, ci consentono di essere tutti più bravi, più perspicaci, più capaci: un po' come quando il partito è all'opposizione (riprendendo Elmes Davis, "Applausi mescolati a fischi e sibili, è tutto quello che l'elettore medio è in grado o disposto a fare per contribuire alla vita pubblica"). Ma tant'è. E' la sorte dell'amministratore 2.0.

Quanto in premessa per dire che, se una parte del calo è fisiologica e di un programma elettorale dobbiamo fare la dovuta tara, è pur vero che la seconda, restante parte è diretta conseguenza del modo di amministrare ed afferisce ad elementi che costituiscono l'essenza stessa di un governo, non già "decorazioni elettorali" ma fondamentali della vita di una città da cui non si può prescindere per giudicare con onestà intellettuale l'attività di una amministrazione. 

Ed è a questi che guardiamo in questa scadenza d'anno per tracciare un bilancio che possa fungere da sprone, da critica costruttiva per coloro che hanno in mano le redini del governo. Foggia è cambiata? E se sì, come? Quali sono gli atti, i provvedimenti, le azioni, i tratti distintivi di questa amministrazione? Ad osservarli attentamente, sembrano essere pochi. In particolare il governo arranca su quelli che erano stati i cavalli di battaglia della vittoria di Landella: i servizi al cittadino e, più in generale, la programmazione, quantomeno quella di medio termine. Lavori pubblici (e, più in particolare, le strade), politiche sociali e raccolta differenziata restano probabilmente i tasti più dolenti, malgrado le risorse investite. E tanto più dolenti se si considera che attengono alla gestione esclusiva dell'amministrazione in carica (azzardato, su questi temi, continuare a girare la testa all'indietro, al passato) e perché quelli di più immediato impatto sulla qualità della vita del cittadino. 

La sensazione è che si continui a gestire alla giornata, ad elargire a pioggia, in maniera frammentata, senza una visione d'insieme e di lungo periodo. Senza una visione di città, di cosa "si vuol essere da grandi". Eppure l'amministrazione Landella ha dimostrato di saper programmare, ed anche bene, se vuole. Si guardi alla cultura, il settore che meglio funziona: Foggia oggi vive su questo fronte una nuova primavera ed esporta una immagine positivissima del capoluogo, che fa da contraltare a quella cronaca negativa che spesso ha costituito l'unico dato di attenzione dei media nazionali. L'effervescenza culturale della città, coadiuvata dalla riapertura (dopo anni di buio) di una piazza centrale come il Teatro Giordano, è innegabile.

Le stagioni di prosa accuratamente scelte, la riuscita sfida del Giordano in jazz che ha lanciato l'immagine di Foggia nel panorama internazionale, le rassegne di street food nei vicoli di via Arpi meglio note con il nome di 'Libando', il coinvolgimento dei giovani e dei più piccoli con 'Il Teatro ha classe', le sinergie attivate con enti ed associazioni. E ancora, decine di eventi gratuiti e l'allargamento, forse un po' raffazzonato all'inizio, dell'isola pedonale a far da teatro ideale ed a confermarsi scelta azzeccata (seppur con qualche dubbio sul piano del traffico).

Cultura e spettacolo, dunque, e, naturalmente, il conseguente ritorno in termini di indotto turistico che si creerebbe (secondo Carlo Dicesare, dirigente delle casse comunali, ci sarebbe e sarebbe anche percepibile). I complimenti all'assessore Anna Paola Giuliani, in questo caso, insomma, ci stanno tutti. Ed anche l'interrogativo: perché qui le cose funzionano? Perché qui l'amministrazione dimostra di sapere programmare? Vero è che altri settori probabilmente scontano tempi più lunghi e complessità maggiore, vedasi l'Urbanistica ed il lavoro alacre fatto dall'assessore Francesco D'Emilio sulla riqualificazione delle periferie, che dovrebbe restituire un nuovo volto ad alcune porzioni di città ed a luoghi fondamentali oggi nel degrado totale. E però a due anni e mezzo di distanza l'immobilismo che manifestano alcuni settori nevralgici sono inaccettabili. Le cause vanno ricercate evidentemente nella scelta del personale politico? Nel lavoro dei dirigenti? In varie ed eventuali? Qualunque sia la causa, sarebbe utile avviare una seria riflessione. 

E proprio perché l'analisi non si fermi al meno, ma guardi soprattutto al segno più, altro aspetto di cui va dato atto al governo in carica è quello di aver cominciato a fronteggiare la piaga endemica dell'emergenza abitativa, in particolare per ciò che concerne gli aspetti più urgenti, forieri di illegalità varie, sui quali la politica in passato ha sempre soprasseduto. Probabilmente per questioni di opportunità (e questo termine abbraccia un po' tutto).

Da poco in carica, infatti, Landella si è trovato a dover fare i conti con vere e proprie bombe sociali: dalla spinosissima questione dei container di via San Severo, dove è riuscito ad imporre la regolarizzazione delle utenze, da sempre a carico di Palazzo di Città, a tutta una serie di sfratti (vedi zona Salice), sino all'ultima vicenda, quella dell'ex Distretto militare, rispetto alla quale l'amministrazione ha assunto una decisione politica forte, dimostrando di voler mantenere la schiena dritta e il pugno di ferro (e non sarebbe finita perché, stando a quanto dichiarato sempre da Dicesare su questa testata, da gennaio tutte le situazioni irregolari per ciò che concerne, ad esempio, le utenze, troveranno risoluzione definitiva).

Da plauso, poi, l'attenzione che l'assessorato guidato da Francesco Morese sta riponendo nel monitoraggio dei segni dell'inciviltà cittadina (perché poi i foggiani sono anche quelli che, per usare una metafora, spazzano la propria porta di casa gettando l'immondizia qualche metro più in là) e nella prevenzione di reati contro il patrimonio pubblico (numerose le telecamere installate in diverse aree urbane sensibili). E sempre per restare in tema di regolarizzazioni, forse con qualche errore ma si è proceduto, ad esempio, anche all'affidamento oneroso delle strutture comunali sportive che sino a ieri facevano incassare zero (resta al palo, invece, la questione stadio Zaccheria). Per il resto, ci sono molte scelte di continuità, ancora poche tracce di nuovo.

C'è di vero che numerose sono le zavorre che Foggia si porta dal passato. E però il puntare il dito all'indietro non basta più. Non è più una giustificazione, ad esempio, per ciò che concerne l'abusivismo dilagante (una programmazione qui la si è tentata, dopo alcuni atti iniziali bocciati dalla Procura, ma bisognerebbe procedere con più vigore e a passo spedito). E ancora, non lo è per il Piano Urbanistico Generale (a proposito, a che punto è? E a che punto siamo con il secondo casello autostradale che sarebbe ormai in dirittura d'arrivo?), non lo è, dicevamo, per la questione rifiuti, per le politiche sociali, per i servizi al cittadino in genere, per l'idea di città che, se si vuole disegnare, è tempo, a metà mandato, che lo si faccia.

E poi c'è la politica che non aiuta certamente. Finito il tempo dei partiti che incidevano (e non poco) sulla vita di una amministrazione, Landella ha dimostrato di saper tenere in pugno la gran parte dei suoi e di riuscire ad ammaliare anche l'opposizione (in prevalenza non pervenuta, salvo qualche slogan, e l'attività solitaria di qualche consigliere fuoriuscito dalla maggioranza). E però il livello del dibattito è calato vertiginosamente. Le assemblee si ripetono, stanche, e gli stessi movimenti tellurici che talvolta si percepiscono (pochi in verità) sembrano più dovuti a insoddisfazioni personali che di alta politica e, pertanto, non temibili assolutamente dal primo cittadino.

"Di certo non si può imputare a noi un numero di danni pari a quelli del passato, anzi molti siamo chiamati a risolverli" sostiene qualche consigliere. Ed è vero. Ma alla politica si chiede non di gestire l'ordinaria amministrazione, ma di creare e perseguire un sogno possibile. E, a tal proposito, se da un lato è vero quanto scriveva il poeta francese Alfred De Vigny "Il governo meno cattivo è quello che si mostra meno, che si sente meno, che si paga meno caro", altrettanto opportuno ci pare richiamare le parole dello statunitense Walter Lippmann laddove affermava: "È perfettamente vero che il governo migliore è quello che governa meno. É altrettanto vero che il governo è migliore quando offre di più".

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