Autorità Portuale di Manfredonia, ai cinquestelle non piace la gestione dei commissari: "Così non va"

I pentastellati denunciano: "La gestione 'attenta' del duo commissariale Falcone-Capursi non ha mai prodotto una politica di sviluppo del Porto. Necessario individuare tecnici di comprovata capacità ed esperienza marittima e portuale"

Immagine di repertorio

Il M5S di Manfredonia non ha dubbi: “Se vogliamo tenerci l'Autorità Portuale bisogna cambiare la governance”. Per i pentastellati, infatti, così non va. A maggior ragione adesso, perchè dopo anni di attesa, con l'approvazione dello schema del decreto legislativo, potrebbe a breve attuarsi la riforma della portualità e della logistica.

“A tal proposito - puntualizzano dal M5S sipontino -  è opportuno ricordare il caso emblematico dell'Autorità Portuale di Manfredonia, commissariata da oltre dieci anni, anzi bi-commissariata, in quanto a gestire questo Porto sono stati nominati il commissario Gaetano Falcone ed il commissario aggiunto Guido Capursi. La gestione “attenta” del duo commissariale non ha mai prodotto una politica di sviluppo del Porto di Manfredonia, che negli anni ha subito un progressivo ed inesorabile tracollo dei traffici marittimi”.

Intanto, in tutta Italia sono partite una serie di consultazioni, da parte delle Authorities, per analizzare i contenuti del decreto e per verificarne l'applicabilità sui vari territori, insieme a proiezioni di scenari di sviluppo, ma anche sintesi politiche di come poter gestire i nuovi organismi chiamati "Autorità di Sistema". Pochi, però, si soffermano ad analizzare quali potrebbero essere in realtà i vantaggi o gli svantaggi rispetto allo sviluppo della portualità e dei traffici all'interno dell'area economica di riferimento.

Nel caso specifico di Manfredonia, continuano i pentastellati, “il commissario Gaetano Falcone e il commissario aggiunto Guido Capursi da una parte si trincerano, ingiustificatamente, dietro il rispetto del loro mandato a non poter compiere atti di straordinaria amministrazione - ma semplicemente esercitare solo quella ordinaria - e dall'altra, non promuovendo il Porto di Manfredonia in contesti nazionali ed internazionali - al fine di incentivare aziende, armatori ed operatori ad utilizzare questo scalo - provocano errori e limitazioni come la diminuzione della capacità operativa del transito merci sulle banchine e l'eliminazione binari ferroviari al molo di ponente”.

Ancora – si legge nella nota M5S – si registra l’assenza di promozione della portualità e dei traffici a livello locale, nazionale e internazionale nonché di azioni e strategie per la realizzazione di progetti comunitari o di partenariato extra UE per scambi culturali e commerciali, mentre la pianta organica è inadeguata per la ricerca di nuovi traffici commerciali che incrementino l’attività portuale. Tanti i nodi al pettine pentastellato: non c’è un comitato portuale, perdite della corporazione dei piloti, della base di partenza della stazione pilota del porto e del servizio di rimorchio; tutto questo, a fronte delle tariffe portuali di alcuni servizi essenziali. Allora, si chiedono, come gestire i cambiamenti della riforma in modo favorevole per il territorio?

“Di certo si deve intervenire per il cambio radicale della dirigenza di questo Porto, il cui fallimento è evidenziato dalla disastrosa gestione degli investimenti e dell’indirizzo politico-economico sulla scorta della pessima vicenda del contratto d'area - con Assindustria protagonista nei protocolli iniziali - che è culminato con l'insediamento di pochissime aziende che avevano interesse al trasporto delle merci via mare e quindi allo sviluppo dell'area portuale. Con la presa d’atto di quanto denunciato – concludono - si auspica l’individuazione di tecnici di comprovata capacità ed esperienza marittima e portuale da nominare come rappresentanti del territorio nel Comitato di Gestione e nella Direzione di scalo”.

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