Prigionieri del Parco tra vincoli e dinieghi: le Tremiti vogliono l’autonomia, il Ministero valuta l’ipotesi

Antonio Fentini ha consegnato la richiesta, formale, della “gestione dell’Area Marina Protetta nonché dell’annesso Parco delle Diomedee da istituirsi al Comune di Isole Tremiti”

Le Isole Tremiti

I riflettori si sono spenti dopo qualche giorno. Ma la battaglia del sindaco di Tremiti per uscire dal Parco nazionale del Gargano no, quella non si è spenta. E continua. E' di qualche giorno fa l'incontro a Roma con il Ministro Galletti e la direttrice del ministero, la dottoressa Giarratano, nelle cui mani Antonio Fentini ha consegnato la richiesta, formale, della “gestione dell’Area Marina Protetta nonché dell’annesso Parco delle Diomedee da istituirsi al Comune di Isole Tremiti”. “Già nella mia precedente lettera – è scritto nella istanza che Foggiatoday ha avuto modo di leggere - sono stati illustrati dettagliatamente ventotto anni d’inutile carteggio intercorso tra il Comune delle Isole Tremiti e il Parco del Gargano, nonché le tante delibere del Consiglio comunale che segnalavano la totale assenza dell’Ente Parco nel territorio dell’AMP. Vengo oggi a segnalarle – scrive Fentini - le norme di legge che ritengo possano rendere possibile l’attuazione delle mie richieste”.

IL COMMA ANTI-PARCO. Si tratta secondo il primo cittadino - che nell'ultimo periodo ha spulciato norme e commi - dell’Art. 5 comma 4 del Regolamento dell’AMP delle Isole Tremiti, in fase di approvazione, che recita: “Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa messa in mora del soggetto gestore, può revocare con proprio provvedimento l'affidamento in gestione in caso di comprovata inadempienza, inosservanza, irregolarità da parte del soggetto gestore a quanto previsto dal decreto istitutivo, dal presente Regolamento, dalla convenzione di cui al comma 2 e dalla normativa vigente in materia”. Bingo secondo Fentini, per il quale ci sarebbero “tutte le condizioni per una comprovata inadempienza da parte dell’attuale ente gestore sì da permettere l’immediata revoca dell’affidamento”.

LE INADEMPIENZE. E giù con le finalità previste dal Decreto istitutivo del 14 luglio 1989, tutte mancate: la protezione ambientale dell'area marina interessata; la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche e il ripopolamento ittico della zona; la diffusione della conoscenza degli ambienti marini e delle peculiari caratteristiche geologiche e geomorfologiche della zona; programmi di ricerca scientifica nei settori della biologia marina e della tutela ambientale; la promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica dell'arcipelago, anche privilegiando attività tradizionali locali già presenti”.

Disattesi, secondo il primo cittadino, anche i divieti imposti dal decreto, vale a dire “l'alterazione, con qualsiasi mezzo, diretto o indiretto dell'ambiente geofisico e delle caratteristiche ambientali dell'acqua, nonché' la discarica dei rifiuti solidi o liquidi e in genere l'immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare, anche transitoriamente, le caratteristiche dell'ambiente marino; l'introduzione di armi, esplosivi e di qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura, nonché di sostanze tossiche o inquinanti.

“Anche tale normativa è stata completamente disattesa dall’Ente Parco del Gargano. Infatti, a fronte di ripetuti solleciti in ordine allo sminamento subacqueo dei fondali di Pianosa, che da studi certificati dall’ICRAM è risultato altamente inquinato, l’Ente gestore ha tenuto un comportamento inerte e colpevole. Dal 1972 esiste un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Manfredonia che vieta l’accosto, l’ancoraggio e la pesca nell’isola di Pianosa, proprio a causa dei residuati bellici che giacciono nei suoi fondali, ma l’Ente nulla ha fatto. La zona di ripopolamento più importante dell’intera Riserva Marina in ventotto anni si è ripopolata in un ambiente di sostanze tossiche” scrive Fentini. “Infine, cosa a mio parere gravissima e indice di una gestione assolutamente non diligente, i contributi ordinari dello Stato, che sono periodicamente stanziati per la gestione, nel corso di tutti questi anni, ventotto, non sono stati per niente utilizzati dall’Ente Parco del Gargano, incapace di pensare e quindi di attuare un qualsiasi progetto per rendere fruibile una Riserva Marina che sarebbe dovuto essere il volano per lo sviluppo di un turismo eco-sostenibile”.

TREMITESI PRIGIONIERI DEL PARCO. Quanto poi alla richiesta dell’istituzione di un nuovo Parco delle Isole Diomedee, la stessa si fonderebbe secondo il sindaco su ragioni storiche, culturali e di diritto, essendo state le Isole Tremiti praticamente “fagocitate” dal Parco Nazionale del Gargano, nel 1995, “arbitrariamente e nonostante il parere contrario della popolazione e di tutti gli enti territoriali interessati”. “La mia gente si sente prigioniera di questo Ente e il mio arcipelago, lungi dall’essere una terra integrata nel contesto del Parco e da esso tutelata, è, ogni giorno di più, terra di vincoli e dinieghi calati dai monti”. Insomma, le Tremiti col Parco non vorrebbero più averci a che fare. Il solco si fa sempre più netto.

MINISTERO APRE, SOS AD EMILIANO. E potrebbero spuntarla. “Ho incontrato disponibilità” ci dice Fentini, “il Ministero ci ha detto che verrà chiesto un parere preliminare al Consiglio di Stato per derogare alla legge quadro”. La missiva è finita anche sul tavolo della Regione Puglia, alla quale Fentini ha chiesto una “partecipazione diretta per tutelare le legittime aspettative dei tremitesi”.

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