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Passata la festa, gabbato lo Santo: i consiglieri regionali non mollano l'assegno ripreso 'aumm aumm'

Il ripristino dell'indennità di fine mandato abolita nel 2012. Il presidente del Movimento 5 Stelle: "Lo abrogheremo", ma Laricchia spiega: "Il 16 settembre la mia proposta di abrogazione è stata bocciata in commissione anche dai due commissari del M5S"

Il 27 luglio scorso, quello dei 40 voti ‘aumm aumm’ e dei 10 consiglieri regionali non pervenuti perché assenti - ma fino a prova contraria dalla stessa parte dei primi, ad eccezione di Antonio Tutolo e Antonella Laricchia, gli unici con il presidente Michele Emiliano a palesare pubblicamente la loro assenza in quella seduta - era stata ripristinata alla svelta, in appena 100 secondi di un Consiglio regionale durato più di cinque ore, senza interventi e senza spiegazioni di sorta,  l’indennità di fine mandato abolita nel 2012.

Bollata come uno “scandalo”, la brutta faccenda ha fatto ribollire le chat dei partiti e infuocato il dibattito sui social. I protagonisti dello stratagemma, nel frattempo, hanno provato a chiudere la quaestio lasciandola morire e puntando sulla memoria labile di tutti noi. 

E si continua ad andare in questa direzione, se è vero, come sembra, che l’ordine di scuderia sia quello di tirare dritto senza commenti. O Al massimo, richiamare quanto già in vigore in altre regioni, così da legittimare alla meglio la furbata, e far fare al tempo.

In fondo, “passata la festa, gabbato lo Santo” è il motto sempreverde della politica italiana.

L'indignazione popolare ha (quasi sempre) un inizio e una fine a breve giro; perché stare lì a lambiccarsi il cervello su come rimediare agli errori commessi, se il popolo, in fondo, digerisce tutto? Devono aver pensato questo i consiglieri della Regione Puglia all’indomani del famigerato emendamento sul Trattamento di Fine Mandato fatto passare in sordina, senza preavviso né discussione e all’unanimità, nell’infuocata estate che va a chiudersi.

Peccato, però, che a tutto vi sia un limite. Ancor oggi, a distanza di settimane, l’indigestione nell’opinione pubblica pugliese per quell’assegno succulento che ciascun consigliere avrebbe intenzione di autoliquidarsi - a nostre spese - non accenna a placarsi.

E, se siamo ormai abituati alle ipocrisie di centrodestra e centrosinistra, lo è tanto più per quei partiti che hanno fatto dell’anticasta e della lotta ai privilegi della politica il loro cavallo di battaglia, illudendo milioni di italiani che “un’altra politica è (era) possibile”.

I paladini del “bene collettivo”, quel movimento a cinquestelle sempre più giallorosso, che in questa triste pagina di gestione della cosa pubblica, non solo ci sta a pieno titolo ma, si vocifera, sia tra i più fervidi difensori di quell’assegno.

Eccezion fatta per Antonella Laricchia, che ignara e lasciata ormai sola a difendere quel grillismo che fu, se ne è smarcata subito.

A onor del vero, l'assessora regionale foggiana al Welfare Rosa Barone, interpellata quando è scoppiato il caso, aveva sommessamente fatto notare come tutti gli eletti percepissero l'assegno di fine mandato ma considerava un errore la retroattività e il metodo. L'avrebbe gestita diversamente. Nell'occasione, annunciò che avrebbe donato in beneficenza il suo Tfm.

Un mese dopo, il 27 agosto, i cinquestelle avevano tentato di porvi rimedio, ammettendo l’errore e ritenendo indispensabile, ma solo a giochi fatti, l’abrogazione di quella norma con la quale - senza che i pugliesi ne fossero a conoscenza - in un batter d'occhio insieme alle altre forze politiche, avevano ripristinato un istituto abolito nel 2012 all’epoca del Governo Vendola, quando vennero tagliati i costi della politica e i privilegi: l'assegno di fine mandato, cassato otto anni fa insieme ai vitalizi.

Quaranta presenti, quaranta votanti, quaranta favorevoli. Così hanno infilato le loro indennità sotto la voce "emendamento per articolo aggiuntivo" al disegno di legge n. 142 del 23 giugno 2021 recante il riconoscimento dei debiti fuori bilancio relativi ai contenziosi.

Tuttavia sembrerebbe che le cose non stiano esattamente così. Laricchia ha infatti precisato che il 16 settembre la sua proposta di abrogazione è stata bocciata da tutti in Commissione, destra, sinistra e dai due commissari del M5S. “Rimane la retroattività e una trattenuta del 2% mensile molto lontana dalle percentuali di un lavoratore qualunque, che si aggirano intorno al 7-8%) per gli anni futuri (quindi il resto dell’importo sarà a carico dei pugliesi)".

E vien quasi da (sor)ridere quando Giuseppe Conte, planato qui in provincia per raccontarci quanto bello, buono e diverso sia il Movimento, si affanna a rassicurarci che (loro) sono “in prima linea per revocare quel provvedimento”. Sarà.

Peccato però che i rumors dicano il contrario, ossia che alcuni dei suoi sarebbero sì in prima linea, ma esclusivamente per mantenerlo, quell’assegno, perfettamente allineati ai loro colleghi di Consiglio.

Ma, d’altronde, cos’altro aggiungere di fronte alla galoppante metamoforsi di un grillismo ormai in pieno ‘cupio dissolvi’, partito con l’autobus tra le lacrime del popolo festante e tornato a casa in auto blu?

Chi non si affretterebbe, mentre vede crollare la casa, a prendere a piene mani le cose più importanti? Non c’è nulla di male ad ambire ad una vita agiata. Basta dirlo, e, soprattutto, farlo con le proprie forze, continuando a rinunciare agli extra che la legge consentiva, consentirebbe, ma che in un periodo complicato, alle prese con la più grande emergenza economica e sanitaria del secolo, richiederebbe ben altro atteggiamento e tanta limpidezza.

Quindi, perché infilare quella norma di soppiatto per strafare? “Lo fanno in tutte le Regioni” la solfa per autoassolversi.

La Puglia di Vendola lo tolse quel Tfm, preferendo destinare quei denari ad altre necessità collettive, diventando un modello virtuoso in questo senso. Cosa costava distinguersi in meglio, per una volta? Per giunta in un momento di magra come quello attuale in cui, a voler esser d’esempio e utili per davvero, si sarebbe potuto immaginare un fondo per le famiglie e le aziende in difficoltà.

Il quadro è sufficientemente deplorevole per invitare lor signori a revocare tutto e chiedere scusa. Tutti, indistintamente, perché da questa faccenda nessuno ne esce più pulito dell’altro. Di buono c’è che da domani nessuno potrà ergersi a più puro degli altri. Quantomeno questa menata è archiviata. Del resto, "la Prima Repubblica...non si scorda mai..." (cit. cantata)

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