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Franco Landella, da "parte lesa" ad indagato e arrestato: le dichiarazioni boomerang sugli scandali al Comune di Foggia

I commenti alle inchieste che avevano travolto Palazzo di Città oggi si ritorcono contro il sindaco arrestato per corruzione e tentata concussione. Il 3 giugno scorso, la giunta aveva deliberato di "monitorare costantemente" lo sviluppo delle indagini sulle vicende contestate a Iaccarino e Capotosto

"Mi sento, come amministratore locale, parte lesa". In loop, il sindaco non ancora dimissionario Franco Landella rispondeva così ai giornalisti che il 30 aprile gli chiedevano una dichiarazione sull'arresto dei consiglieri comunali Leonardo Iaccarino e Antonio Capotosto. E quando gli si faceva notare che l'immagine del Comune appariva ormai irrimediabilmente compromessa anche per i reati contestati a vario titolo, specie la corruzione, lui conveniva: "Questo lo dico, ecco perché mi sento parte lesa".

Si limitava a ripetere lo stesso concetto perché, come avrebbe spiegato in uno scambio informale la consorte, che appariva serena, nei corridoi di Palazzo Dogana, dove si teneva una conferenza stampa sul piano Next Generation Capitanata con la partecipazione del primo cittadino, non aveva abbastanza elementi per commentare le misure cautelari, non aveva letto l'ordinanza e non conosceva compiutamente i capi d'accusa.

"Noi siamo ignari delle vicende, siamo parte offesa e ci costituiremo immediatamente come parte lesa - affermava Landella ai microfoni - Delle responsabilità personali, penali rispondono i singoli soggetti". Per di più, aggiungeva che se avesse avuto il minimo sentore sarebbe intervenuto.

Il 3 maggio, le intenzioni espresse nel giorno degli arresti si sono concretizzate in una delibera di Giunta finalizzata a "intervenire immediatamente nel procedimento penale" a carico dei consiglieri comunali "nelle forme della partecipazione quale persona offesa dai reati contestati".

Il sindaco avrebbe individuato, previa interlocuzione con la struttura legale, un "professionista autore di pubblicazioni di pregio riconosciute in materia di reati contro la Pubblica Amministrazione e correntemente aduso alla pratica forense in tali vicende" che avrebbe interloquito con l'Autorità "per rappresentarle il fermo intento dell’Amministrazione di esercitare ogni possibile collaborazione nell’espletamento delle indagini preliminari".

La giunta deliberò di "monitorare costantemente lo sviluppo delle indagini medesime sulle vicende contestate, attraverso l’esercizio dei diritti di accesso agli atti riconosciuti alla persona offesa-Ente, facendone terminale di raccolta l’assessorato agli Affari Legali", che poi a sua volta ne avrebbe riferito alla giunta periodicamente o in occasione di "successivi eventi procedurali significativi". Nei giorni a seguire, almeno all'albo pretorio, non risultarono conferimenti di incarichi legali.

Lo stesso non era avvenuto in occasione dell'arresto del consigliere comunale Bruno Longo, il 10 febbraio scorso, accusato di induzione indebita nell'ambito dell'inchiesta 'Nuvola d'oro' e tornato in libertà a metà marzo, quando ha ammesso responsabilità e ha chiesto il patteggiamento. Landella si limitò ad annunciare che il Comune di Foggia avrebbe valutato le opportune azioni da intraprendere per tutelare la propria immagine, nel caso fossero stati accertati i fatti contestati, quindi evidentemente si sarebbe eventualmente costituito parte civile nel processo.

Il giorno dopo, Landella era stato costretto a riferire che era risultato totalmente estraneo ai fatti, perché il suo nome era stato tirato in ballo in alcuni stralci di intercettazione pubblicati. "È evidente, dalle conclusioni della magistratura, che ogni riferimento alla mia persona è frutto solo di millanterie e mai di un mio diretto coinvolgimento. Ho dato mandato ai miei avvocati di valutare eventuali azioni legali a carico di chi, in modo maldestro, cerca di strumentalizzare questa vicenda danneggiando la mia immagine". 

Proprio sulle 'millanterie' oggi fonda la sua difesa per un'inchiesta diversa da quella che ha coinvolto Longo. E solo il 17 maggio, davanti al Palazzo di Giustizia, aveva detto che "c'è gente che ha usato e abusato facendo millantato credito" nei suoi confronti. 

“Il mio assistito è sereno e pronto a chiarire la sua posizione", ha detto ieri l’avvocato Michele Curtotti che parla di accuse che "si fondano sui ‘si dice’, sui ‘parrebbe che’ e su ‘voci’". "Certamente è rimasto stupito dalla grande credibilità che è stata accordata al suo peggiore accusatore e nemico di sempre, ovvero Leonardo Iaccarino”.

Solo cinque giorni fa, accanto al suo avvocato, Landella si era detto "disgustato" dalle recenti inchieste. "Ho dato alla città serenità", era la frase pronunciata ai nostri microfoni nel giorno della presentazione della nuova giunta degli esperti, il 17 aprile. Commenti e dichiarazioni che ora tornano indietro come un boomerang, insieme a quell'ultima "gioia", come la definì lui, provata il 23 agosto accanto a Matteo Salvini che oggi rimbalza nelle foto di rito, e allo spot elettorale del 2009, quando era candidato consigliere, che riprende a girare vorticosamente nelle chat e sui social, con le comparse che ripetono "Io mi fido solo di Franco Landella".

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