Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Segno della vittoria e "tutt'appò": la simbologia della tangentopoli foggiana dove un'alzata di mano valeva 5mila euro

Le carte dell'inchiesta che ha coinvolto anche il sindaco di Foggia, arrestato insieme ai consiglieri Dario Iacovangelo e Antonio Capotosto, dipingono un "sistema, che appare essere collaudato, di asservimento ai propri interessi personalistici"

Il segno della vittoria con l'indice e il medio a 'v' accompagnato da un tutt'appò significava che c'era stata "la riscossione in maniera uguale per tutti della tangente di 2mila euro". Così, secondo quando ha riferito Leonardo Iaccarino al pm, ci si capiva al volo tra consiglieri comunali, "in pochi gesti".

Dinamiche che ha svelato l'ex consigliere comunale, all'epoca dei fatti presidente, arrestato il 30 aprile nell'ambito di un altro filone su presunte mazzette e oggi ai domiciliari proprio perché ha collaborato. Le rivelazioni nelle carte dell'ultima inchiesta che il 21 maggio ha portato anche all'arresto del sindaco di Foggia Franco Landella, costringono a riconsiderare il simbolismo ormai congenito che nell'impianto accusatorio si trasforma in segnali tra i protagonisti di un "sistema, che appare essere collaudato, di asservimento ai propri interessi personalistici", come messo nero su bianco dal gip Antonio Sicuranza nelle 63 pagine dell'ordinanza.

Dal contenuto di alcune conversazioni captate e dalle dichiarazioni rese da Iaccarino, emerge l'esistenza di un 'pactum sceleris': per ogni singolo voto favorevole all'accapo Tonti sarebbero stati distribuiti fino a 5mila euro, ma non a tutti, solo a una cerchia di 'eletti', e per ora gli inquirenti non hanno abbastanza elementi per circoscriverla.

Torna alla mente la strampalata affermazione di Antonio Capotosto in un Consiglio comunale dell'11 marzo, quando disse testualmente: "Siamo determinanti con quattro alzate di mano o unendo le mani possiamo arrivare a otto". In quel caso, però, l'alzata di mano non avrebbe avuto lo stesso valore.

L'imprenditore Paolo Tonti, anche lui ai domiciliari, avrebbe sborsato una somma quantificata "per prudenza" dai Pm che va a un minimo di 32mila euro ad un massimo di 100mila euro, e dall'esame complessivo delle risultanze investigative si aggirerebbe intorno ai 60mila euro.

L'affare ruotava intorno a un vecchio accordo di programma 'Tonti Raffaele Coer s.r.l.'. L'attualizzazione e novazione della Convenzione urbanistica venne approvata il 21 luglio 2020 con 17 voti favorevoli, 8 voti contrari e 2 astenuti, dopo un dibattito piuttosto movimentato, caratterizzato anche da un vibrante scontro tra Franco Landella e Bruno Longo, che contestava che le opere non fossero partite entro tre anni facendo venire meno il principio della pubblica utilità.

"Se non approviamo questo accapo - disse all'epoca il sindaco rivolgendosi al centrosinistra in particolare - significa che la strada che darà accesso sull'orbitale al nuovo plesso in fase di ultimazione degli ospedali non potrà essere realizzata". L'accordo di programma riguardava un'area di circa 92mila metri quadri, nei pressi degli Ospedali Riuniti, per la realizzazione di un complesso funzionale di fabbricati per servizi e residenze.

La presunta tangentopoli foggiana dipinta nelle carte è popolata di personaggi grotteschi, caratterizzata da un gergo imbarazzante, fatto di 'fotocopie', 'documenti', con la 'cartiera', come Capotosto definisce Daniela Di Donna, che fa "la distribuzione dei beni", "diavola" per Iaccarino. La vicenda, per gli inquirenti, è contraddistinta da un "evidente mercimonio della funzione pubblica".

La "mancina" sarebbe arrivata nella forma di "un profumo per tua moglie", 2mila euro, un "residuo di tangente", e di un "regalo natalizio".

Uno degli aspetti più inquietanti che emerge dalle carte è che in tanti, secondo quando ha riferito Iaccarino, erano a conoscenza di quello che accadeva: "Negli ambienti politici si sa tutto".

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