La Puglia respinge le trivellazioni: approvati i testi dei quesiti referendari

Il Consiglio regionale ha bocciato le procedure autorizzative per le ricerche petrolifere in mare. Guarini del M5S: “Che senso ha votare a favore di un referendum e non votare poi a favore della promozione dello stesso?”

Il Consiglio regionale

Con voto unanime, il Consiglio regionale della Puglia ha approvato i testi dei quesiti referendari per l’abrogazione delle norme contenute nello ‘Sblocca Italia’ e ‘Decreto sviluppo’ sulle procedure autorizzative per le ricerche petrolifere in mare. “E’ una giornata felice oggi per i pugliesi e per questo Consiglio regionale”. Così Michele Emiliano ha chiuso il dibattito sottolineando come la Puglia non si sia conformata ai dettami della politica nazionale al riguardo.

Il governatore ha aggiunto: “Appartenere a un partito non significa accettare tutto quello che il vertice del partito ha deciso”, auspicando che in maniera energetica continui ad esserci competenza concorrente tra Stato e Regioni. A conferma del coinvolgimento generale il presidente ha anche evidenziato come le assemblee legislative delle regioni interessate siano diventate protagoniste mobilitandosi sulla questione e a seguire i rispettivi esecutivi hanno condiviso l’iniziativa in uno spirito di forte sintonia.

E ha precisato: “La Costituzione della Repubblica consente alle regioni di chiedere il referendum su alcune norme ritenute incompatibili con le visioni dei territori. Credo sia la prima volta che si realizza una simile unità di intenti, che non nasce in polemica col governo, ma in una dialettica determinata dalla normale applicazione delle norme. Non abbiamo impugnato l’insieme dello Sblocca Italia, ma solo quella parte che facilita le ricerche di idrocarburi. Chiariamo: il referendum non impedisce la ricerca petrolifera, ma la sottopone alla normativa ordinaria che è anche la più garantita per le regioni”.

Il presidente della Regione Puglia conclude: “Non ho mai visto una popolazione minuta arricchirsi grazie al petrolio, di solito ne traggono vantaggio solo le multinazionali non lasciando nulla sul territorio se non inquinamento. Oggi si diventa “ricchi”, nel senso che si vive in equilibrio, se si tutelano la propria identità e la bellezza del territorio, se si attraggono investimenti legati ad attività non impattanti. In una regione che il National Geographic definisce la più bella del mondo è chiaro che piazzare piattaforme petrolifere davanti a San Nicola, alle spiagge del Salento, o nel golfo di Taranto, non crea affatto ricchezza, ma solo smarrimento e distacco dalle istituzioni. Oggi abbiamo dato vita ad un evento politico molto importante nel quale l’obiettivo è la tutela della nostra terra ma anche la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini”.

Queste le parole del presidente della commissione Affari Regionali e componente del gruppo ‘Noi a Sinistra per la Puglia’, Pino Lonigro. "L'approvazione all'unanimità da parte del consiglio regionale della richiesta di referendum contro le trivellazioni nei nostri mari costituisce un fatto molto positivo.  Davanti a una questione così importante per il futuro della nostra terra, non ci possono essere divisioni d'alcun tipo. Il nostro gruppo in Consiglio aveva raccolto per primo le sollecitazioni che provenivano dal Movimento No Triv affinché il consiglio regionale si pronunciasse in tempi rapidi sulla possibilità referendaria. Ai tanti comitati, in questo momento, è doveroso esprimere un sincero ringraziamento per aver tenuto accessi i riflettori su una questione così importante, per aver sollecitato la politica, le istituzioni non solo della Puglia, a difendere il nostro Paese. È una battaglia importantissima tra modelli diversi di sviluppo. Da una parte c'è chi vede nel nostro mare un qualcosa da depredare. Noi continuiamo a credere che il vero petrolio sia la bellezza della nostra costa e del nostro mare che per nessuna ragione al mondo può essere messa a repentaglio o in pericolo”

Ad intervenire in aula a nome del gruppo del Movimento 5 Stelle è stata la consigliera Viviana Guarini: “Quando un anno fa in Parlamento il governo nazionale a guida PD ha proposto un piano per le trivellazioni, il Movimento 5 Stelle si è da subito duramente opposto in aula, denunciando le devastanti conseguenze che il decreto, poi approvato con la solita fiducia imposta dal Governo Renzi, avrebbe avuto sull’ambiente. Nei mesi successivi abbiamo continuato a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso quella che poi sarebbe diventata la richiesta di giustizia urlata da migliaia di cittadini meridionali negli ultimi due anni: “Giù le mani dal nostro mare”. Uno slogan che è diventato il nome di un tour che si è concluso proprio qualche settimana fa, un tour che ha attraversato ben 4 regioni, tantissime spiagge pugliesi e che ha coinvolto migliaia di cittadini. Oggi, seppure in ritardo, è necessario che tutte le forze politiche siano compatte nella difesa del nostro patrimonio naturalistico e ambientale.”


 

“Tuttavia le premesse non sono delle migliori” secondo il gruppo dei pentastellati, il riferimento è a quanto accaduto  poco prima dell’ingresso in aula in conferenza dei capigruppo, nel corso della quale il gruppo M5S aveva richiesto l’approvazione di un ordine del giorno finalizzato a richiedere, in caso  di accoglimento dei quesiti da parte della Corte Costituzionale, un intervento da parte della Regione per promuovere adeguatamente il referendum al fine di scongiurare il non raggiungimento del quorum. “Inspiegabilmente a nostro parere – dichiarano i pentastellati – i partiti hanno votato per rimandare un ordine del giorno che avrebbe sugellato semplicemente il loro serio e concreto impegno in favore di questo referendum. Che senso ha votare a favore di un referendum e non votare poi a favore della promozione dello stesso? Alimentando tra l’altro i timori nostri e di tanti cittadini che temono che questa iniziativa referendaria sia soltanto uno specchietto per le allodole ma che non esista una concreta volontà da parte dei partiti di raggiungere il quorum”.

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