Inchiesta 'Madrepietra', Potenza è un fiume in piena: "Non mi dimetterò mai, nemmeno con una pistola alla tempia"

Antonio Potenza interviene con una lunga lettera per rispondere punto per punto alle accuse mosse dal PD. "Perdonatemi se ho usato toni forti, non voglio più portare avanti quella falsa diplomazia che non serve né a me, né alla città"

Il sindaco Antonio Potenza

Sul "caso Potenza" e sul botta e risposta con l'opposizione in merito all'inchiesta 'Madrepietra' (che ha chiamato recentemente in causa anche il Procuratore Capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, per chiarire i contorni della vicenda) torna alla carica il sindaco di Apricena, con una lunga lettera di puntualizzazioni sul tema.

"Sono costretto, ancora una volta e mio malgrado, a ritornare sull’argomento della indagine giudiziaria che mi vede coinvolto. Devo farlo per chiarire quanto in maniera faziosa e scorretta l’opposizione cerca di propagandare a discapito mio e della nostra amata città", spiega il sindaco. "Tanto che anche il Procuratore della Repubblica di Foggia - a mio personale parere proprio per zittire le male lingue - si è sentito in dovere di precisare che in base alla nostra Costituzione qualsiasi cittadino si presume innocente sino a sentenza definitiva. Figuriamoci il sottoscritto che è solo indagato (ciò vuol dire che non c’è nessun processo a mio carico ma solo una indagine). Se ci sarà un processo a mio carico, dimostrerò la mia totale innocenza, così come ho fatto innanzi al Tribunale del riesame di Bari che ha annullato in toto il mio arresto".

"Ho rispetto per le Istituzioni e rispetto molto, quindi, anche la Magistratura. Discorso completamente diverso invece vale noi confronti degli autori dell'ultimo comunicato stampa a firma della opposizione, che devo ormai definire politicamente come degli sciacalli. Mi riferisco a quella parte del PD di Apricena, capeggiata dall'imputato Michele Lacci (essendo Egli si - a differenza del sottoscritto - gravato da un processo), e dal suo amico in divisa (dell’attività del quale ho notiziato in tempi non sospetti la Procura) e dei loschi soggetti che del giustizialismo hanno fatto la propria ragione di vita, cercando in ogni momento di distruggere l'immagine della migliore amministrazione Comunale della storia di Apricena".

"Ma veniamo ai fatti. Partiamo proprio da quanto affermato dal Procuratore della Repubblica nel comunicato, dove si evince chiaramente che essere indagati non significa essere colpevoli, anzi. 
La posizione del Sindaco di Apricena è chiara ormai a tutti, solo a Lacci e la sua setta ancora no:
ripeto, sarà l'ennesima volta, che sono indagato per 3 ipotesi di reato: primo, abuso di ufficio, per l'acquisto di 3 telecamere ed un registratore, installati a Palazzo di Città, il cui costo - udite udite - è ammontato a 1.000 euro; sostanzialmente secondo la Procura non avrei dovuto contattare direttamente io il manutentore per l'installazione delle telecamere, ma avrei dovuto inoltrare la richiesta al dirigente dell'ufficio tecnico, che poi avrebbe dovuto contattare il tecnico manutentore; (non si comprende quale sarebbe stato il beneficio ottenuto da ciò per la mia persona)";

"Secondo. Concussione, perché, secondo la Procura, avrei imposto ad una mia collaboratrice di non accettare una richiesta di lavoro presso il Comune di Andria (è già emerso al riguardo che non ho imposto nulla a nessuno, ed anche in questo caso faccio fatica a comprendere quale sarebbe stato il mio beneficio); terzo, peculato, perché secondo la Procura avrei utilizzato la macchina del Comune per andare all'Asl di Foggia per ragioni professionali private e non istituzionali (per andare in macchina a Foggia servono 10 euro di carburante; dopo aver percorso 40.000 km in 2 anni con l'auto del Comune in giro per l'Italia per portare fondi alla nostra città, avrei mai potuto approfittare di 10 euro?). Ad ogni buon conto, per le prime due ipotesi, la Procura ha chiesto il mio arresto ed il gip di Foggia lo ha autorizzato", continua Potenza.

"Il Collegio di tre giudici presso il Tribunale della Libertà di Bari ha annullato la decisione del Gip di Foggia,  affermando sostanzialmente che il sindaco di Apricena non andava arrestato. È del tutto evidente che, come è normale che sia e nel rispetto dei principi costituzionali della nostra Repubblica, le posizioni della Procura e della difesa (mia) non sono allineate, tant'è che in uno Stato di diritto, quale è l'Italia, ci sono i processi, in cui Pubblica Accusa (Procura) e Difesa (indagato/imputato) dibattono davanti ai giudici, che alla fine assumono delle decisioni, emettendo le sentenze. Ma Lacci e i suoi amici hanno già emesso la loro personale sentenza. Travisano le affermazioni del Procuratore al punto da affermare che questi avrebbe dichiarato che c’è un quadro di indagini rafforzato nei miei confronti. Circostanza frutto della loro fantasia. Sono passato da essere dipinto come il 'mostro' di una macchina criminale, con favori, appalti truccati e tutto quanto di peggio si poteva dire sul sottoscritto, fino ad arrivare oggi ad essere un grande ladro di galline (l'ipotesi più enfatizzata al momento è l'accusa per l'abuso d'ufficio sulla questione telecamere di 1.000 euro)".

"Di certo e di inquietante c'è solo l'accanimento nei miei e nei nostri confronti. Il PD di Apricena ed il suo inqualificabile cerchio magico, dovrebbe solo vergognarsi di speculare sulla sofferenza umana delle persone. Se ci sarà un processo a mio carico - continua -  non vedrò l'ora di potermi difendere. Sarebbe l'unico per me perché non ho processi in corso,  a differenza del giustizialista Lacci (imputato in un processo penale in corso, per calunnia e diffamazione, esattamente come il suo fidato Terlizzi, anch'egli al momento attinto da un decreto penale di condanna ed in appello per calunnia e diffamazione, ma loro come sempre non ne parlano). È fin troppo chiaro che qualcuno vorrebbe distruggere la nostra Amministrazione comunale e di conseguenza la nostra città. Costi quel che costi. Abbiamo lottato per anni per risollevare le sorti di Apricena, chiedo ai cittadini di essere vigili e starci vicino. Dobbiamo difenderci e combattere". 

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"Non mi dimetterò mai, nemmeno se mi punteranno una pistola alla tempia, non lo farò perché i miei cittadini non meritano questo trattamento e soprattutto perché nelle urne hanno chiaramente deciso di non volere più avere a che fare con chi ha rubato per una vita, (presto vi racconterò come vincevano le gare d'appalto alcuni soggetti un po' di anni fa....), con chi ha indebitato il nostro futuro (ricordo che il 26 luglio scorso il consiglio comunale ha dovuto accertare 700.000 euro di debiti per espropri e lavori non pagati dalle amministrazioni PD del passato e che pagheremo noi e i nostri figli). Lascerò la politica attiva solo quando sarà il popolo a chiedermelo, e non per fare un favore al PD, che sono certo ci riportererebbe di nuovo nel baratro. Sono stanco di dover subire io, la nostra Amministrazione e la nostra Città. Sono pronto anche a morire per difendere Apricena!"

"Sono una persona perbene, ho la coscienza immacolata e pura e non ho nulla da temere. Ho solo dato e fatto tanto per la mia città. Chiedo solo di ricevere maggior rispetto e di poter lavorare in pace. E’ la gente che me lo ha chiesto e che continua a chiedermelo ogni giorno per strada. 
Noi - riprende -  con le nostre firme e le nostre facce abbiamo denunciato, fatto arrestare delinquenti affiliati a parte della opposizione, abbiamo subito attentati con le bombe per difendere Apricena.
Abbiamo cambiato in meglio Apricena, la gente lo ha capito benissimo e ci premia nelle urne da anni (ricordate solo il 72% di 4 mesi fa!) e voi purtroppo morite di invidia e di gelosia per questa storica affermazione politica, che per voi si traduce in umiliazione e frustrazione.
Sono pronto, anzi siamo pronti. Ormai è chiaro a tutti, qualcuno ci vuole fare fuori. Ma noi siamo qui, ci difendiamo perché i fatti dicono la verità. E noi non la temiamo. Perdonatemi se ho usato toni e termini forti, ma oggi più che mai ho voluto essere me stesso, non voglio più portare avanti quella falsa diplomazia che non serve né a me, né alnostra città".

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