Potenza torna, resta leghista ma bacchetta il partito: "Oggi sta sbagliando, forse non c'è la maturità ma possiamo ripartire"

Potenza ripercorre la vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto e coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di un partito - la Lega, appunto - al quale aveva aderito con entusiasmo, ma dal quale si è visto abbandonato all’indomani del suo arresto

La conferenza stampa

“Basta errori di valutazione, diatribe e guerriglie tra persone che dovrebbero lavorare per gli stessi obiettivi. Se il partito non si struttura bene, questo progetto di Lega sul territorio farà acqua da tutte le parti”. Dopo il partecipato comizio di piazza all’indomani della scarcerazione, il sindaco di Apricena, Antonio Potenza, torna a parlare, carte alla mano e avvocati al suo fianco. E il suo giudizio (politico) è duro e netto.

Accompagnato dagli avvocati Franco Metta e Paola Tortorella, Potenza ripercorre la vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto relativamente all’inchiesta ‘Madrepietra’ (in merito alla quale Tribunale di Bari, che ha annullato l’ordinanza a suo carico per “assenza di gravi indizi di colpevolezza”) e coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di un partito - la Lega, appunto - al quale aveva aderito con entusiasmo un anno dopo la sua elezione, ma dal quale si è visto abbandonato all’indomani del suo arresto “con un comunicato troppo frettoloso”.

“Non mi sono sentito tutelato dalla Lega, quando l’atteggiamento sarebbe dovuto essere diverso. Oggi il 50% di quanti lavorano nella pubblica amministrazione, come politici, ha procedimenti a carico, la Lega ha molti indagati a livello nazionale ma ha sempre mostrato un atteggiamento garantista che nel mio caso non c’è stato. Forse non c’è ancora la maturità della Lega settentrionale, ma di certo non si può essere garantisti a giorni alterni, con il sindaco di Gallarate sì e con un sindaco terrone no”, continua provocatoriamente, ribadendo la sua adesione al partito per l’anno 2018 e per quello in corso (“forse il segretario regionale d’Eramo questa notizia non l’ha scovata bene”, puntualizza). "Mi ha fatto molto male sentire che non faccio parte della Lega, nel 2018 ho fatto la tessera e nel 2019 non sono arrivate, per me D'Eramo ha fatto un grave errore, umanamente mi è dispiaciuto".

Forte del consenso delle urne a capo di una lista civica, Potenza sembra però lasciare una lascia la porta aperta, e alla presenza, tra gli altri, dell’europarlamentare amico Andrea Caroppo, rilancia: “Sento di poter fare ancora molto per la Lega, alla quale ho certamente più dato che ricevuto. Ma da questa esperienza si può ripartire ancora più forti. Possiamo costruire un progetto serio per il territorio, costruire un partito che possa fare bene anche al sud. Se poi miei principi e valori non collimano più con quelli del partito, il primo a fare delle valutazioni in merito sarà il sottoscritto. Non mi piace la politica dell’epurazione”.

Potenza, ne è convinto, è stato vittima di un “dossieraggio politico creato ad arte. Sono stato sottoposto alla gogna mediatica ma, ad oggi, non mi viene contestato né un appalto né un euro di corruzione. E di questo sono orgoglioso”. Tre le ipotesi reato mosse contro il primo cittadino: peculato, abuso d’ufficio e tentata concussione, ma i giudici del Tribunale della Libertà hanno annullato l’ordinanza del tribunale dauno (documento in foto), non ravvisandone indizi di colpevolezza.

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