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Antonella Spezzati, l’imprenditrice candidata tornata a Foggia per non arrendersi alla malavita

Antonella Spezzati è la candidata dei Fratelli d’Italia nel collegio senatoriale Puglia 8 fortemente voluta da Giuseppe Mainiero e Giandonato La Salandra. Concretezza e coerenza i suoi punti di forza

Quando decide di tornare a Foggia è il 2009 e la malavita ha messo a segno un terribile colpo ai danni della gioielleria della mamma, la “Ciletti” di Piazza Cavour. Rapina a mano armata, l'ultima di una serie di segnali e di intimidazioni che ormai  vanno avanti da tempo. Distrutti in un colpo sessant’anni di attività. Raccoglie le sue cose in meno di 24 ore, torna pensando di stare qui per un breve periodo. Il tempo di dare una mano. E invece a Foggia ci resta; di questa terra, che aveva infranto i suoi sogni accademici maturati a Milano, nonostante tutto si innamora. “Oggi sono un'imprenditrice e amo profondamente il mio territorio. Una Foggia che quasi non conoscevo più quando sono tornata e che oggi è diventata la mia vita”.

42 anni, Antonella Spezzati è la figura scelta dai Fratelli d'Italia per la corsa della coalizione di centrodestra nel collegio senatoriale di Foggia, denominato Puglia 8. Donna di destra nella testa e nei valori, non ha mai fatto politica attiva. E' alla sua prima candidatura. Il che – stando ai sondaggi - non le impedisce di essere una insidiosa outsider rispetto al più noto Massimo Russo, candidato col centrosinistra, o Marco Pellegrini, attivista storico del Movimento 5 stelle.

Quando riceve la telefonata è la mattina del 27 gennaio, sabato, 48 ore prima della consegna delle candidature. Dall'altro capo del telefono il coordinatore cittadino del partito, Giuseppe Mainiero, e il coordinatore provinciale, Giandonato La Salandra, non le danno molto tempo per pensare. Sono a Roma, si deve chiudere. Ai Fratelli d'Italia spetta un collegio nella ripartizione territoriale: il Senato (ma è  mistero sul collegio San Severo-Lucera, pare “nascosto” in prima battuta da Roma ai vertici territoriali). “Ne ho parlato solo con mio marito e con mia madre, che mi hanno messa di fronte ai miei doveri di natura sociale e mi hanno detto: sei una persona valida, vai”.

Ed è scesa in campo.

Decido in pochi minuti. D'altronde il leit motiv della mia vita potrebbe essere racchiuso in questa frase: “grandi cambiamenti in pochissimo tempo”.

Lo vediamo dal suo curriculum, molto articolato.

Mi laureo in giurisprudenza a Milano, all'Università Cattolica del Sacro Cuore. Comincio ad esercitare la professione legale nell'ambito del diritto amministrativo, nel frattempo inseguo il mio secondo sogno, quello accademico. Sono stata l'ultima allieva di Giorgio Pastori (maestro del diritto, scomparso l'anno scorso ad 80 anni, per oltre vent'anni alla guida della Facoltà di Giurisprudenza nell'ateneo milanese, ndr). Lui è stato per me più di un padre. Mi ha insegnato l'umiltà, lo stupore della conoscenza, la grandiosità unita alla semplicità. Ho avuto il privilegio di vivere la prima fase della mia vita in un ambiente culturalmente molto elevato.

Fino al fatidico 2009.

Mia madre porta avanti una attività commerciale da oltre sessant’anni. Ad un certo punto viene puntata dalla malavita foggiana. E' rapina a mano armata. Mi dissi: lascio tutto in stand by e poi torno. Dovevo proteggerla, per tanti anni ho avuto soltanto lei, che è una grande donna. Mi rimbocco le maniche e riparto da sotto zero. Non avrei mai consentito che si abbassasse la serranda. Inizio un percorso di grande dolore in una terra che neanche riconoscevo più, perché mancavo da tanto tempo.

E a Foggia ci resta.

Non subito, faccio la trasfertista per un po'. Nel 2013, però, la mia vita subisce un nuovo grande stravolgimento. Muore mio padre (Salvatore Spezzati, noto costruttore foggiano, ndr), un uomo che io, figlia naturale, ho incontrato solo sul finire dei suoi giorni. Ma quelli che ho vissuto, li ho vissuti intensamente. Io, mio marito e mia sorella prendiamo le redini di alcune società, immobiliari, per la verità in forte sofferenza, ed iniziamo un percorso di risanamento finanziario di quella eredità. Il settore non se la passa molto bene, non è facile.

Da donna di ricerca accademica a donna di impresa, Antonella, insomma, subisce definitivamente la sua mutazione genetica. Oggi può dire che è una che si è fatta da sola

Per me fare impresa significa rischiare. Non aspetto provvidenze dall'alto; ho sempre cercato di darmi da fare. Con Giuseppe (Mainiero, ndr) mi era capitato in passato di parlare delle nostre posizioni, mai avrei immaginato che lui e altri insieme a lui potessero individuare in me il profilo idoneo a rappresentare gli interessi del nostro territorio a livello nazionale. Per me è un onore grandissimo. Non credo nel potere ma credo nel servizio e nella responsabilità, principi che declino nella mia attività quotidiana. Sono donna del fare, che non vive di politica ma del privato, del proprio, non accetterò mai alcun tipo di compromesso che mi pieghi a determinate logiche. Dopo un percorso di quasi dieci anni, amo profondamente la mia città e cerco di dare esempi positivi, di risollevarla, di infondere coraggio. Detesto ogni forma di lamentela.

Conosci i tuoi competitors?

No, forse ho stretto la mano a qualcuno qualche volta. Ma non mi fanno paura.  Per me è importante esserci e lo farò con serietà e lealtà.

Cosa manca alla classe politica foggiana?

La concretezza e la coerenza. La prima significa tradurre in fatti le belle parole che dicono. La seconda, indirizzare operativamente i dirigenti, che devono lavorare sotto l'indirizzo della politica, ed essere controllati.

Cosa dirai ai tuoi elettori?

Saranno tre i focus della mia campagna elettorale: il primo non può che essere la legalità, che è l'inizio di ogni cosa, il principio dei principi in questa terra che rischiava di ammazzare me e mia madre;  la sicurezza, mi creda, è una emergenza; la crescita, permettere a ciascuno di realizzarsi, di andare oltre. E questo è compito di tutti.

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