AMICA | Cislaghi: “Si faccia luce sulle responsabilità e sui conti dell’azienda”

Si tutelino i lavoratori che svolgono il “servizio su strada”. Che i sacrifici siano chiesti a chi percepisce i redditi più alti o è impiegato in funzioni “non necessarie allo svolgimento del servizio”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

CISLAGHI PRC | E ora si dica tutta la verità. Non è più accettabile che nel confronto tra l’amministrazione comunale e il Tribunale di Foggia vi siano allusioni a situazioni poco chiare come le “eventuali ipotesi di rilevanza penale riscontrabili nel comportamento dei rappresentanti del Comune”. Questo è, a nostro parere, un atto dovuto da parte di chi agisce in nome e per conto del Popolo Italiano quando solleva sospetti sulla legalità dell’amministrazione comunale che agisce a nome e per conto dei cittadini.

L’operazione verità deve anche dissipare tutti i dubbi sui conti dell’azienda AMICA perché, in tutta onestà, non riusciamo a capire come un’azienda dichiarata fallita a causa dei costi aziendali troppo alti, possa, senza abbattere gli stessi costi, tornare al pareggio di bilancio o produrre utili.

Va poi chiarito cosa si intenda per “esercizio provvisorio” perché, per noi e per i cittadini, per quanto limitato nel tempo l’affidamento del servizio per la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle strade e del verde deve essere svolta nel rispetto della normativa che prevede anche la raccolta differenziata oltre che cassonetti adeguati a garantire la salute pubblica.

Se i cassonetti rotti mettono a rischio la salute pubblica, la mancata raccolta differenziata penalizza i cittadini con il versamento dell’ecotassa che pagheranno. Ci chiediamo cosa la dirigenza di AMICA abbia fatto per risolvere questi problemi visto che nella TARSU sono comprese anche le spese per la manutenzione ordinaria dei beni e le spese per i miglioramenti del servizio.

Nella ripresa del dialogo con AMIU Bari per l’affidamento del servizio confidiamo che si tutelino i lavoratori di AMICA a più basso reddito e che svolgono il “servizio su strada”, che i sacrifici siano chiesti a chi percepisce i redditi più alti o è impiegato in funzioni “non necessarie allo svolgimento del servizio”. In questa azione di riorganizzazione speriamo emergano anche le responsabilità personali di chi ha portato AMICA al fallimento e che l’amministrazione comunale intraprenda tutte le azioni necessarie per ottenere adeguati risarcimenti.

C’è solo da sperare che con il termine di questo “esercizio provvisorio” si possa chiudere definitivamente il capitolo delle esternalizzazioni dei servizi pubblici, cominciati da Agostinacchio e proseguiti con Ciliberti, che hanno portato al degrado la città. C’è solo da sperare che, nel decreto “salvacittà”, non vi siano altre norme draconiane che impediscano l’affidamento del servizio di cura e manutenzione del verde perché anche i governi Monti e Berlusconi, con i tagli dei fondi destinati ai comuni, hanno contribuito al perdurare del degrado in città.

 

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