Amica, Lambresa: “Mongelli tra demagogia, populismo e sindrome di Calimero”

Lucia Lambresa: "Reazione ipocrita, scomposta e poco credibile. I cittadini e i lavoratori devono sapere cosa finanziano i loro sacrifici. Faccia chiarezza una volta per tutte"

Torna farsi sentire l’ex vicesindaco Lucia Lambresa. Dopo le sue dimissioni e la battaglia messa in campo per scongiurare l’aumento della Tarsu, Lambresa interviene sulla vicenda Amica e sul comportamento tenuto da Gianni Mongelli all’indomani della decisione del giudice Gentile di prorogare l’esercizio provvisorio per altri 15 mesi.

Decisione che ha di fatto bloccato la trattativa tra il Comune di Foggia e l’Amiu, fortemente voluta dal sindaco con il beneplacito del collega Michele Emiliano.

LUCIA LAMBRESA - Mongelli al termine della farsa delle sue dimissioni, ma ancor prima, alla chiusura della verifica, aveva prospettato un significativo cambio di passo dell’amministrazione che avrebbe, sempre a suo dire, dovuto consentire di realizzare progettualità già programmate ma soprattutto superare problematiche, aggiungiamo noi,  che non era più possibile procrastinare. Purtroppo siamo stati ancora una volta cattivi profeti (per Mongelli ).

La “vertenza Amica” è emblematica della sua incapacità di affrontare tempestivamente i problemi. Egli ha determinato la dichiarazione di fallimento dell’Amica attraverso una procedura di richiesta di amministrazione straordinaria carente in ogni suo elemento, tanto da trovare concordi sia il Tribunale di Foggia che la Corte di Appello di Bari, tenendo nascosto, sebbene più volte richiesto, un piano di risanamento che non ha avuto neanche il coraggio di sottoscrivere e con il quale l’Amministrazione avrebbe dovuto fornire reali e concrete garanzie per assicurare il riequilibrio di bilancio,e che è risultato affetto da “ vaghezza “

Successivamente al fallimento aveva  assicurato che il suo Tecnico di fiducia, aveva già predisposto vari piani per assicurare i livelli occupazionali e la prosecuzione del servizio, piano A, piano B, …un grattacielo di Piani. In verità non abbiamo mai compreso quale fosse il reale ruolo di Raphael Rossi, né ad alcuno è stata data la possibilità di conoscere quanto da lui prodotto e perché il suo lavoro non è stato utilizzato nei vari tavoli tecnici.

La laconica lettera di commiato di Rossi ha finalmente svelato quanto sia stato inutile il suo contributo, tra l’altro oneroso per la nostra Città. Il tecnico, infatti, ha dichiarato di aver contribuito alla procedura dell’amministrazione straordinaria, che come abbiamo visto ha condotto alla dichiarazione di fallimento dell’Amica, e di aver rimodulato ed integrato il piano di Raccolta Differenziata per il quale è stato auspicato un finanziamento della Regione che si attende ormai da anni e che ad oggi non è stato concesso. Da ultimo, e con connotati a dir poco raccapriccianti, ha cercato di condurre  il  “fitto di ramo d’azienda” da parte dell’Amiu spa di Bari.

Quello che a tutti è apparsa una grande testimonianza di solidarietà tra Enti con una paventata benedizione della Regione, doveva però conciliarsi con il mondo del diritto. Infatti, anche questo percorso è  notevolmente manchevole rispetto a quello previsto dalla legge fallimentare e sicuramente l’oggetto dell’attività della società fallita, il servizio pubblico, hanno fatto si che vi fosse da parte del giudice delegato e del curatore una apprezzabile maggiore disponibilità rispetto al loro ruolo. In questo contesto bisogna dare atto ad Emiliano, che è un Sindaco, di aver manifestato tutta la sua grande disponibilità per venire incontro alle difficoltà della Città di Foggia.

Forse troppo, tanto che probabilmente sarà sfuggito agli interessati che il Consiglio Comunale di Bari con deliberazione n.76 del 5 agosto 2008 ha approvato “ il nuovo Statuto sociale di A.M.I.U. S.p.A.“ per renderlo adeguato alla scelta del modello cosiddetto “in house”, con particolare riguardo al rafforzamento del controllo da parte del socio Comune di Bari (c.d. controllo analogo).

In particolare l’art.5 – Oggetto  - del suddetto statuto prevede  “La società svolge le attività innanzi elencate (che hanno tutte, ove svolte a favore di Enti pubblici territoriali, carattere di servizi pubblici locali) per conto o a favore del Comune di Bari e – ove consentito dalla normativa, anche comunitaria, pro-tempore vigente – di altri committenti pubblici o privati,  nel qual caso dovrà disporre di una contabilità analitica che consenta la determinazione del margine operativo della commessa“.

E’ di tutta evidenza, quindi, che nella fattispecie tutto ciò avrebbe richiesto per il fitto di ramo di azienda un percorso diverso da quello posto in essere, approssimativo e carente, nel quale conciliare quanto previsto dall’art. art.104 bis della legge fallimentare con l’istituto giuridico dell’in house. Il fitto di ramo di azienda è un’attività di natura imprenditoriale che non può essere svolta da una società come l’Amiu di Bari la quale non può avere vocazione commerciale ed industriale.

Al di là di queste valutazioni di ordine giuridico, comunque, ammesso che l’Amiu di Bari possa assumere il servizio, come potevano il curatore e il giudice delegato, a cui spettava comunque l’ultima decisione autorizzare il fitto d’azienda quando non era stato ancora formalizzato il contratto di servizio tra il Comune di Foggia e l’Amiu di Bari? E poteva mai il Sindaco di Foggia con i suoi poteri affidare tale servizio senza investire il Consiglio Comunale?

Mongelli non deve perdere tempo a fare conferenze e a creare conflitti sociali e istituzionali, ma deve lavorare e deve dire la verità su come intende dare soluzione definitiva alla gestione del servizio di igiene ambientale della città di Foggia. L’unica cosa incomprensibile è  non riconoscere che, se non ci fosse stato il tempestivo provvedimento del giudice, il 1° ottobre avrebbe avuto 355 licenziamenti effettivi e l’interruzione del pubblico servizio. E forse non avrei dovuto sprecarmi a chiedere le sue dimissioni perché sarebbe andato a casa da solo portandosi dietro i costosi consiglieri comunali, alcuni dei quali eletti per caso, di una maggioranza, nel migliore dei  casi insipiente, e la versione numero tre della giunta”.

“Un verbale di accordo che stabilisce solo il percorso da compiersi per arrivare alla formalizzazione della proposta dell’Amiu di Bari non può essere spacciato per una soluzione in grado di assicurare dal 1° ottobre la prosecuzione del servizio. Mongelli queste cose le sa bene e diventa pericoloso quando  emana ordinanze che è costretto a modificare per ben tre volte nel corso di 24 ore perché non fossero d’intralcio alla effettiva prosecuzione del servizio,  nonostante l’opportuno provvedimento del giudice.

Utilizzasse il tempo che gli è stato ancora una volta concesso per farci la grazia di mettere in atto provvedimenti chiari, lineari e coerenti con quanto deliberato dal Consiglio Comunale nell’ormai lontano giugno 2011 e cioè la costituzione della Newco che può essere in House così come lo è l’Amiu di Bari, visto che ora la legge lo consente. E a tal proposito ci facessero capire, lui  e Grandaliano di Bari, se un’azienda in house con uno statuto restrittivo che il bravo Sindaco Emiliano ha voluto per evitare degenerazioni nella gestione della cosa pubblica, possa procedere ad effettuare il fitto di ramo d’azienda, e se sì, con quale percorso normativo e per quanto tempo.

E visto che l’autorizzazione all’esercizio concede molto tempo, forse è appena il caso che si premunisca di preventivo parere dell’Autorità Garante del Mercato e della Corte dei Conti, ed avendo tempo, perché no, anche di quello dell’Avvocato Generale della Corte Europea.  I tanti consulenti pagati con i soldi della Tarsu avranno consigliato in tal senso. Il Consiglio Comunale potrà, così illuminato, esprimersi, perché, sia chiaro, si dovrà andare in Consiglio Comunale così come ci dovrà andare anche Bari, e  finalmente sapremo,  cittadini e dipendenti, a quanto ammonterà l’utile che da questa operazione trarrà Bari e cosa si finanzia con l’aumento del 30% della Tarsu.

Invece di fare il demagogo ed il populista e gridare a complotti, a meno che non sia in campagna elettorale,  ripeto, utilizzi il generoso tempo concesso, perché la data ultima per l’emissione di  provvedimenti sindacali, scade inesorabilmente il 20 gennaio 2013.

Da tutto questo ambaradan emerge inequivocabilmente che i cittadini hanno pagato un 30% di Tarsu in più negli anni 2011/2012, che Mongelli ammette e denuncia, oggi, essere a piè di lista, continuando a finanziare la “mala gestio” e tenendo in piedi  le “relazioni pericolose”, senza aver beneficiato di alcun miglioramento del servizio.

Ha ammesso così, facendosi un clamoroso autogol, di non aver fermato quel processo di decozione irreversibile dell’Azienda Amica denunciato, ancor prima del Giudice Gentile, dal Dott. Michele Di Bari con nota n. prot. 9449 del 21 dicembre 2010.

La mancata adozione dell’atto di ricognizione di tutte le Aziende comunali entro il 31/12/2010 fu la causa principale che mi indusse, il 5 gennaio 2011, in una conferenza stampa, a denunciare lo stallo dell’amministrazione comunale e il pericolo che correva l’Amica, aprendo di fatto la crisi che culminò, dopo la non approvazione da parte mia del bilancio di previsione 2011 e dell’aumento della Tarsu, nelle mie dimissioni.

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Il 25 luglio 2011 inviai al Sindaco e a tutta la maggioranza un documento tecnico-politico che motivava il mio dissenso all’aumento della Tarsu fatto in questo modo barbaro. Diedi anche dei suggerimenti che rimasero inascoltati, e fu deciso comunque di aumentare, senza il rispetto della legge, riconoscendo i “direct cost” così come erano esposti, e, oggi, per dichiarazioni che vengono rilasciate, apprendiamo che quei soldi sono serviti a continuare a finanziare la disorganizzazione e la illegalità. Mi sembra che le dimissioni sono un atto dovuto”.

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