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Foggia, ancora una speranza per il centro diurno Alzheimer del Don Uva

Alessandra Saponaro, segretario provinciale di Realtà Italia: "Quella strutture è una risorsa, non deve chiudere"

Al via la rivisitazione del piano aziendale del centro diurno Alzheimer all’Opera Don Uva di Foggia, la cui data per la chiusura era stata individuata ieri, 1° luglio. E’ quanto riferisce tramite una nota stampa Alessandra Saponaro, segretario provinciale di Realtà Italia che riporta la grave situazione del Don Uva, attualmente in concordato preventivo e che, per scongiurare il fallimento, ha avviato un ridimensionamento dei costi, con operazioni di riduzione del personale e contratti di solidarietà.

Tre i commissari giudiziari che, per due anni e mezzo, vigileranno sul buon andamento del concordato. Oltre al sacrificio dei dipendenti, l’impegnativa attività dei sindacati e della direzione amministrativa che stanno lavorando alla riorganizzazione e al riassetto aziendale per scongiurare la chiusura del Centro, in quanto servizio in passivo. Per il Segretario Provinciale di Realtà Italia questo non va: “oggi a Foggia abbiamo l’unico Centro Diurno che ospita malati di Alzhaimer; un centro di eccellenza, uno dei più moderni d’Italia con giardini terapeutici sensoriali utilizzati nel processo riabilitativo per la valorizzazione delle capacità residue”.

“Non permetteremo che il Centro Diurno chiuda -  continua Saponaro -  ma continueranno gli incontri con la direzione amministrativa e sanitaria, con alcuni familiari dei 15 utenti attualmente in carico, che hanno delegato l’avvocato Monaco a seguirli legalmente nella mediazione, attività congiunte che hanno portato a una proroga di 15 giorni, tempi in cui sarà necessario trovare una soluzione”.

La Regione Puglia ha la parte più importante la riclassificazione del’ex istituto ortofrenico per gli accreditamenti affinché i sevizi di mobilità passiva possano mantenere la propria attività al servizio delle persone e del territorio. “Ho incontrato anche il sindaco di Foggia Gianni Mongelli – conclude - stiamo verificando ogni possibile soluzione per dare continuità al servizio nelle more dell’accreditamento”.

L’Alzheimer costituisce un problema sociosanitario, non esiste una terapia risolutiva e rappresenta un dramma nel dramma per lo stigma che accompagna malati e familiari dalla diagnosi all’intero decorso del malattia; l’incidenza dei casi è raddoppiata negli ultimi 5 anni e la malattia, la più comune forma di demenza, a causa dell’invecchiamento della popolazione, è un fenomeno in continua crescita: per questo le strutture presenti sul territorio vanno mantenute ed incrementate.

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