Alloggi 'Gozzini' ai “criminali”? Cislaghi: “Insulto gratuito che non fa onore a sindacato polizia”

Il segretario del circolo 'Che Guevara' tira fuori i numeri degli alloggi della ex Legge Gozzini e aggiunge: "Baraccati non vogliono stare zitti di fronte a chi li insulta gratuitamente e sino a oggi si è disinteressato della vicenda"

Continua a tenere banco il caso degli appartamenti della ‘Legge Gozzini’, in questi giorni al centro di una polemica sui criteri e i metodi di assegnazione denunciati dall'UGL sindacato di polizia di stato, secondo il quale le famiglie delle forze dell’ordine sarebbero in procinto di essere sfrattate per far posto ai “criminali”.

Giorgio Cislaghi, segretario del circolo ‘Che Guevara’, prova a fare chiarezza sulla vicenda tirando fuori i numeri degli alloggi costruiti con la ‘Legge Gozzini’ e rimarcando il numero spropositato dei piani integrati realizzati a Foggia “ben 8 per un totale di 2190 alloggi destinati ai dipendenti del Ministero dell’Interno impegnati alla lotta alla criminalità”.

Ma – afferma Cislaghi – “Ci sono alloggi assegnati sempre vuoti o quasi mai usati, quindi perché non è fatto un controllo sull’effettivo utilizzo di queste abitazioni? Perché non si controlla se utenze domestiche sono allacciate e usate?” – che aggiunge: “I baraccati non vogliono stare zitti di fronte a chi li insulta gratuitamente e sino a oggi si è disinteressato della vicenda”.

Le dichiarazioni di Giorgio Cislaghi: “E’ triste leggere che in un comunicato stampa il sindacato degli agenti della Polizia di Stato afferma che le case ex legge Gozzini sono state “consegnate a criminali”. Una affermazione che non fa onore a chi l’ha scritta e che rappresenta un insulto gratuito rivolto a chi ha ottenuto un alloggio a fitto calmierato dopo aver partecipato a un bando comunale ed essere stato iscritto in una graduatoria pubblica.

Anche gli operatori delle forze dell’ordine hanno partecipato a un bando, riservato esclusivamente a loro, per l’assegnazione di alloggi pubblici. Un bando che per alcune tipologie di alloggi poneva una condizione precisa: un rapporto di lavoro attivo con il Ministero dell’Interno a fronte di un canone di affitto particolarmente vantaggioso, molto più basso di quelli praticati dallo IACP per le stesse fasce di reddito.

Delle due tipologie di alloggi da dare in fitto c’è stata molta richiesta per quelli costruiti in regime di ‘edilizia sovvenzionata’, affittati a canoni molto bassi, mentre è stata bassa la richiesta per gli alloggi costruiti in regime di ‘edilizia convenzionata’. Praticamente nessuna per quelli costruiti in regime di ‘edilizia libera’ da vincoli.

Quello su cui tutti tacciono, sindacati e politici presenti nelle istituzioni, sono i numeri degli alloggi costruiti in base alla ‘Legge Gozzini’ e, in primo luogo, sul numero spropositato dei piani integrati realizzati a Foggia, ben 8 (unico caso in Italia). Parliamo di un totale di 2190 alloggi destinati ai dipendenti del Ministero dell’Interno impegnati alla lotta alla criminalità.

Parliamo di 562 alloggi in edilizia sovvenzionata, 257 alloggi in edilizia convenzionata e di 1371 alloggi in edilizia libera. Parliamo di piani integrati rifiutati da altri comuni e acquisiti a Foggia che hanno raddoppiato il numero di alloggi previsto per la città. Numeri con i quali si sarebbe potuto costruire una nuova municipalità".

Va precisato che gli alloggi ceduti dalla Prefettura allo IACP per assegnarli sulla base delle graduatorie comunali sono quelli rimasti dopo l’esaurimento delle graduatorie stilate in base alla Gozzini e che, dopo una ricognizione sommaria e frettolosa, ci risulta che ci siano alloggi assegnati ai dipendenti del Ministero dell’interno sempre vuoti, cioè praticamente quasi mai usati. Perché non è fatto un controllo sull’effettivo utilizzo di queste abitazioni? Perché non si controlla se utenze domestiche sono allacciate e usate?

Quello che stupisce è che nessuno abbia voluto “pensare al futuro” degli assegnatari di questi alloggi, a quando perderanno il titolo per continuare a occuparli legittimamente. Quel che stupisce è come si sia potuto continuare a ignorare il problema sino a farlo diventare emergenza abitativa per i pensionati delle FF. OO. Quel che stupisce è che non si riesca a trovare una soluzione per 41 famiglie nella città di Foggia (poco più di 70 in tutta la provincia).

Quello che stupisce è come sia potuto accadere che 1371 alloggi costruiti in regime di edilizia libera non siano stati intercettati, da Comune e/o IACP, per dare una casa a chi l’aspetta da anni ma, invece, siano stati lasciati nelle disponibilità dell’impresa costruttrice. Quel che stupisce sono i ritardi nel realizzare gli ultimi 35 alloggi in che potrebbero essere usati per alleviare il dolore di chi oggi subisce lo sfratto.

Quello che ci fa gridare di rabbia è la totale latitanza di chi oggi si erge a paladino degli sfrattati e continua a non interessarsi se i “piani integrati” siano stati ultimati con la consegna delle opere di urbanizzazione secondaria.

Aree verdi pubbliche, campi sportivi e palestre, luoghi di culto o di socializzazione, aree dedicate a locali  commerciali che servono a dar vita all’area edificata. Se mancano queste opere l’agglomerato urbano diventa un quartiere dormitorio.

Questa è la realtà del “piano integrato” realizzato in località “tratturo Ordona Lavello” dove agenti delle FF. OO. e civili convivono con discariche abusive, soffrono una anormale vicinanza alla superstrada Foggia Candela e hanno anche difficoltà a spostarsi con i mezzi pubblici.

Lo avevamo detto molto tempo fa, i baraccati non vogliono rubare le case ai pensionati delle forze dell’ordine, non vogliono che altre persone, anche se con redditi più dignitosi, vivano la drammaticità di chi perde la casa in seguito a sfratto, ma non vogliono stare zitti di fronte a chi li insulta gratuitamente e, sino a oggi, si è disinteressato della vicenda delle “case ex legge Gozzini”.

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Ricordiamo, a esponenti politici e sindacalisti, che il Circolo Che Guevara di Rifondazione Comunista è stato lasciato solo a chiedere lo sgombero delle case Gozzini occupate, solo ma in compagnia dei baraccati del Campo degli Ulivi che dal 2001 vivono in container che, oggi, fanno anche acqua dal tetto quando piove.

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