Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Pd e M55, in provincia di Foggia questo amore è una camera a gas

Le trattative per le alleanze toccano i nervi scoperti del rapporto tra Dem e Cinquestelle. I leader regionali del Partito Democratico provano a stanare l'europarlamentare Mario Furore, mettendo bocca anche nelle dinamiche del Movimento, e i grillini partono al contrattacco

I leader del Pd di Capitanata e della Puglia, a gamba tesa, ma con i toni frizzantini e sfiziosi della dialettica politica si erano limitati a chiedere all'europarlamentare M5S Mario Furore quali fossero le sue reali intenzioni sulle alleanze, e lui ha rivoltato contro i segretari Dem tutta la corte celeste dei Cinquestelle con la tecnica militare dei grillini, rispolverata per l'occorrenza.

Se valessero i like, Mario Furore avrebbe vinto a mani basse, forte dei suoi numeri sui social, perché è lì che è nata e da lì che si è sviluppata la controversia della settimana, circostanza non censurabile ma neanche particolarmente edificante per un confronto tra big locali. A scanso di equivoci, considerata la trasposizione, vale la pena ricordare, in premessa, che il pollice alzato nella piazza virtuale non equivale a un voto nell'urna.

Avrebbe vinto uno a zero, con un pallonetto. Ma, nel merito, le considerazioni dei leader Pd non erano campate in aria. In buona sostanza, la segretaria provinciale Lia Azzarone, e il segretario regionale Marco Lacarra gli hanno detto che se l'alleanza con il Pd non gli interessava avrebbe dovuto rinunciare alla poltrona nella Giunta Emiliano, occupata da Rosa Barone, o quanto meno avrebbe dovuto prendere le distanze dal lei, anima e trascinatrice del Movimento in provincia di Foggia alla stregua di Furore.

È innegabile che da quando sono entrati in maggioranza si sono dovuti mordere la lingua, impossibilitati a fiatare, per esempio, anche sulla gestione della pandemia, e si presume che il loro giudizio non sia cambiato, così, d'emblée. Per la verità, lo spirito critico di Mario Furore è rimasto pressoché intatto, ma sarebbe certamente più scatenato se fossero all'opposizione.

Hanno sacrificato la polemica costruttiva sull'altare della capacità di incidere, principale leva che ha mosso gli ingranaggi dell'alleanza, e anche di questo non hanno fatto mistero, per quanto si fossero un po' persi nei meandri delle dinamiche grilline del voto della base su Rousseau per ratificare l'accordo che, per la cronaca, non è mai stato indetto ed è passato in cavalleria.

I Dem hanno detto candidamente all'europarlamentare M5S Mario Furore che interpreta il ruolo di Penelope, di giorno tesse la tela e di notte la sfila, e che è "protagonista di un continuo e costante controcanto polemico, provocatorio e offensivo anche nei confronti di chi rappresenta il movimento". Sui toni talvolta canzonatori, sempre nei limiti del bon ton e della dialettica politica, non hanno tutti i torti.

Hanno invitato l'eurodeputato, "a scegliere, una volta e per tutte, da che parte stare ed a starci coerentemente". Lui, bollando la nota come stonatissima, ha vomitato addosso ai segretari vecchie e nuove obiezioni, assieme alle ruggini sul Parco del Gargano e l'Asi. L'attacco frontale "denota un certo nervosismo del Pd", secondo l'europarlamentare, che, peraltro, avrebbe portato in canzone i Dem per i tavoli sulle alleanze.

Esiste una "totale distanza tra il M5S foggiano ed il Pd di Capitanata", ha concluso, lascinando intendere che ormai fossero saltate tutte le trattative, ma così non è. Ha lasciato carta bianca ai territori, ma ha pure chiesto ai Dem di ragionare di temi e programmi. "Credo che qualsiasi alleanza territoriale così come qualsiasi matrimonio, se combinato, non produce mai gli effetti sperati". Predica la teoria dei matrimoni combinati da un po', quindi il Pd, in cuor suo, la risposta la conosceva già. Come non è un mistero che Furore e il vicepresidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese non si siano mai presi.

"Se invece - ha aggiunto - si trovano convergenze sui temi, le alleanze, allora riescono naturalmente e portano proficui risultati. Cosa che avviene in tanti territori ma non in Provincia di Foggia".

Al suo via, comunque, si è scatenato l'inferno: Rosa Barone, tirata in ballo, telegrafica, ha esordito con un concetto semplice semplice e democratico: "Mario Furore è un europarlamentare e uomo libero", ed è giusto che esprima le sue opinioni. Pioggia di like.

La deputata Marialuisa Faro ha espresso il suo parere che non differisce molto da quello del collega: "Se le circostanze lo permettono ed i territori pure, eventuali alleanze programmatiche sono ben accette, come d'altronde sta accadendo a San Nicandro Garganico", ma è vero pure che in alcuni centri come San Marco in Lamis o Vieste non è stato possibile raggiungere l'accordo perché "giustamente il Pd appoggia i suoi candidati uscenti ma i nostri consiglieri dopo 5 anni di opposizione hanno scelto di non entrare in coalizione".

La base, il Movimento 5 Stelle di Capitanata, ha rispedito al mittente l'invito a isolare Furore e non accetta lezioni sulle modalità con cui prende decisioni. "Alleanze sì, laddove possibili, ma senza rinunciare ai nostri principi e valori", in conclusione. Solidarietà è stata espressa anche dall'onorevole Giorgio Lovecchio e dal senatore Marco Pellegrini. L'effetto è stato quello di trascinare per le lunghe una polemica che la replica aveva già smorzato. Il Pd, invece, ha rischiato di perdere di mano anche i meetup propensi all'alleanza magari lacerandoli oltre al loro interno, rimediando solo le cellule che viaggiano per conto loro.

Provate, ora, a digitare 'Pd e 5 Stelle' nel motore di ricerca, anche solo al posto dell'enigmistica sotto l'ombrellone, e vi accorgerete che l'alleanza negli ultimi mesi fa acqua da tutte le parti in tutta Italia. E non l'ha prescritta il medico. Nel Lazio, il M5S è entrato nella Giunta regionale proprio come in Puglia ma nella Capitale non c'è verso di trovare l'accordo. Poi si sa, è piena la provincia di nonne che raccomandano che, alle volte, i migliori matrimoni sono quelli che non si fanno.

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