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"Al Sud il Pnrr rischia il flop". Allarme dei sindaci sul Recovery, firma anche Miglio: "7 miliardi in meno sono un'ingiustizia"

Da San Severo parte anche la richiesta di provvedimenti utili ad allargare la capacità assunzionale e semplificare le procedure: "Se così non sarà, nutro forti dubbi che riusciremo entro il 2026 a spendere tutti i fondi"

Mancano all'appello 7 miliardi di euro e il 40% del Recovery Fund al Sud "rischia di diventare del tutto teorico". È la preoccupazione espressa dalla rete di oltre 500 sindaci che più volte ha manifestato contro l'iniqua distribuzione dei fondi e un divario che si rischia di non colmare neanche questa volta, con un'altra occasione persa.

A guidare la crociata per il rispetto degli accordi sottoscritti a Roma con Ursula von der Leyen, sono Michele Emiliano, Vincenzo De Luca e altri governatori del Meridione. Al momento, non c'è certezza su come saranno realmente distribuiti i fondi. "Da Napoli a Viggianello, da Oriolo a San Severo, da Irsina a Civitella Messer Raimondo, da Castel di Lucio a Roseto Capospulico: in tutto il Sud si sta diffondendo l'allarme per il Piano nazionale di ripresa e resilienza che finora non sta dando garanzie di poter generare un effettivo rilancio del Mezzogiorno", fa sapere oggi la rete di Recovery Sud, pubblicando anche la foto di Francesco Miglio, tra i firmatari del documento.

"Condivido le doglianze dei governatori Emiliano e De Luca e di tanti sindaci meridionali per il non rispetto dei criteri per la ripartizione dei fondi del Recovery - afferma il sindaco di San Severo - 7 miliardi di euro in meno al Sud sono davvero tanti e questa disattenzione rischia ancor di più di dividere in due l’Italia, a danno delle aree meridionali. Auspico che il Governo quanto prima ponga rimedio a detta iniquità, riequilibrando la ripartizione dei fondi senza danneggiare chi, il Sud, nel passato già troppe volte è stato penalizzato".

Ma anche sui propositi di rafforzamento della pubblica amministrazione enunciati da Draghi la rete dei sindaci nutre forti dubbi: "I 2800 nuovi tecnici sono ancora un miraggio e i Comuni rischiano di arrivare ai bandi totalmente impreparati alla spesa". Gli amministratori chiedono che i Comuni vengano messi realmente in condizione di intercettare i fondi che saranno messi a bando, scongiurando il rischio di una forte penalizzazione che colpirebbe proprio i municipi meridionali, spesso in difficoltà nel reperire i fondi per i cofinanziamenti e per le progettazioni esecutive. Al ministro dell'Economia Daniele Franco e ai governatori del Sud, i sindaci, che da sempre lottano con  problemi di dotazione organica ormai atavici, hanno chiesto un finanziamento "destinato esclusivamente alla copertura finanziaria delle somme occorrenti per la redazione della progettazione e di quelle eventuali necessarie per l’approvazione dei progetti".

Dalla provincia di Foggia parte lo stesso Sos, per colmare il gap dal punto di vista operativo: "Mi auguro che per tutto il tempo di vigenza di queste misure straordinarie di finanziamento sia consentito agli enti locali di poter assumere, anche a tempo determinato, tecnici in grado di svolgere le funzioni di responsabile unico del procedimento (Rup) e/o di far ricorso senza vincoli a consulenze esterne per curare la progettazione degli interventi - afferma Francesco Miglio - Accanto a detti provvedimenti che allargano la capacità assunzionale dei Comuni è essenziale una radicale semplificazione delle procedure. Se così non sarà, nutro forti dubbi che riusciremo entro il 2026 a spendere tutti gli ingenti fondi europei che saranno messi a disposizione del nostro Paese".

La rete di Recovery Sud insiste affinché si rivedano i criteri e le modalità di assegnazione delle risorse riservando una quota maggiore al Mezzogiorno e si stanzino subito i fondi necessari per consentire alle amministrazioni di affidare gli incarichi per le progettazioni: "Solo così - avverte - si può sperare di evitare il flop di una misura concepita per eliminare il divario tra le due Italie".

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