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Buio tra le stelle in Puglia: saltano gli schemi nel Movimento, la rete diventa un ring

Il tribunale del web non perdona. La base è in subbuglio. Il voto su Rousseau appare sempre più lontano e forse proprio internet suggerisce di far calmare prima le acque, non solo in Puglia

"Fra 5 anni, forse spariremo o forse cresceremo, opposizione o meno, ma tra stare con la coscienza a posto all'opposizione o stare con la coscienza a posto nella maggioranza per poter incidere nella politica vera senza svendersi, io preferisco provarci con tutta la forza possibile. E anche se fosse per un solo assessorato salvato". La consigliera regionale foggiana Rosa Barone, assessora al Welfare in pectore, poche ore dopo l'elezione di Cristian Casili a vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia, in quota alla maggioranza, dice la sua sui social esponendosi anche al processo sommario della Rete.

Tra le righe, risponde all'amica Antonella Laricchia dopo la sua filippica nella prima seduta dell'XI legislatura. Più o meno velatamente, sembra rivolta a lei la lista delle cose che non le piacciono: i toni di superiorità, i processi all'intenzione, le allusioni e le insinuazioni, ma soprattutto le esibizioni. "Non mi sono nascosta in questo periodo, anzi ho pensato e ripensato a quella che sarebbe stata la soluzione migliore per il nostro - e sottolinea nostro - 5 Stelle". Ricorda che non è detta l'ultima parola, e che i Cinquestelle devono ancora votare su Rousseau e se il verdetto fosse contrario all'alleanza giallorossa in Puglia anche Casili dovrebbe dimettersi da vice presidente. "L'opposizione è bella, puoi dire la tua, senza avere nessuna responsabilità, senza cambiare niente e fare un figurone", ma Rosa Barone vuole contare, anche i soldi che arriveranno: "Credo non sia il caso che siano da soli a gestirli, quando potremmo controllarli e incidere". Per lei ne vale assolutamente la pena. Esserci e non poter fare nulla, al contrario, rappresenterebbe "la morte peggiore di quel m5s consapevole di non essere servito a niente".

Il tribunale del web non è stato clemente: "vergogna" è l'espressione ricorrente, piovono "traditori" e gira vorticosamente il meme di agosto "Mai con Emiliano! Nessun accordo è possibile con chi sta distruggendo la Puglia". All'epoca facce sorridenti e tutti stretti attorno alla candidata M5S alla presidenza della Regione. Gli stessi nomi: Rosa Barone, Cristian Casili, Grazia Di Bari, Marco Galante. "Questa cosa la stiamo facendo nel M5S e con il M5S" ha detto la pentastellata, anima e trascinatrice del Movimento a Foggia assieme all'europarlamentare Mario Furore. A questo punto, la posizione di Antonella Laricchia risulta sempre più isolata e solitaria, fuori dal recinto della nuova linea politica Cinquestelle, anche a giudicare dalle parole del capo Vito Crimi, che ha rotto il silenzio e ha ritenuto di intervenire pubblicamente anche "per smentire le tante fake news diffuse". Ammonisce chi grida al tradimento, e a questo punto anche Antonella Laricchia: "Anziché puntare il dito e parlare di tradimento, cerchiamo di lavorare nell'interesse dei cittadini, con l'obiettivo di raggiungere dei risultati che vorremmo realizzare. Cerchiamo di costruire, di contaminare positivamente le altre forze politiche, portandole anche a superare alcune logiche del passato".

Ricalca la nota dei 4 consiglieri regionali M5S, avvalorando le loro tesi con l'autorevolezza del suo ruolo: il Movimento 5 Stelle "non è entrato nella nuova giunta guidata da Michele Emiliano e non fa parte delle forze che governano la Regione". Ha scelto di "accettare il confronto", su temi, punti programmatici, azioni concrete, come vanno ripetendo i grillini pro alleanza. "Non è un segreto che nelle ultime settimane il presidente Emiliano abbia aperto ad una fattiva collaborazione nell'interesse della regione, chiamata ad affrontare delle sfide molto importanti". Legittima la posizione dei 4 consiglieri regionali che "hanno accettato di sedersi al tavolo per trovare punti di convergenza e per sottoporre le istanze che il MoVimento pugliese ritiene prioritarie" e lo hanno fatto "con spirito costruttivo e senso di responsabilità, in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese e dunque anche per la Puglia". Con la benedizione dei leader nazionali, "hanno scelto di non arroccarsi sui soli interessi del MoVimento 5 Stelle, ma di incidere per il bene di tutti i pugliesi". E la decisione della maggioranza di conferire la carica di vice presidente del Consiglio Regionale, "un ruolo di garanzia e non politico", a Casili, "è stato un riconoscimento per l'apertura al confronto tra le parti".

È quantomeno strano che il capo politico non abbia neppure lontanamente fatto cenno al voto su Rousseau. Non è un mistero che tra lui e Davide Casaleggio, ultimamente, non corra buon sangue e che a partire dalla presentazione del Piano 2020-2021 dell'Associazione Rousseau gli attriti siano stati manifestati pubblicamente quando il M5S ha preso le distanze da libere iniziative non concordate. La controversia sull'utilizzo della piattaforma potrebbe riflettersi sulla consultazione online in Puglia. Si vocifera che, di questo passo, potrebbe slittare anche di un altro mese o più.

I 4 moschettieri pentastellati promettono già da domani di essere "i primi a pungolare il presidente Emiliano e la sua Giunta", per realizzare i punti che hanno messo in chiaro con il centrosinistra, "senza fare sconti come non li abbiamo mai fatti".

La base è ormai in subbuglio. Dalla provincia di Bari, dieci giorni fa, era partita una petizione online, la raccolta firme "No con Emiliano" che ieri ha ricominciato a circolare. Obiettivo mille sottoscrizioni, ora sono 367. A Foggia il consigliere comunale Giovanni Quarato, ex candidato sindaco che pure non sembrava contrario ad un sì all'alleanza, dai social espone il dubbio esistenziale di tanti grillini: "Le jeux sont faits. Avrà ancora un senso votare?". I giochi sono fatti. Anche lui, col suo post, è finito nel tritacarne della rete che non perdona in quanto presidente della commissione Ambiente e Territorio del Comune a trazione leghista. La stessa rete che i grinni hanno sempre considerato un'agorà della democrazia oggi si sta rivoltando contro di loro. 

La fronda del no è sempre più velenosa: "È l’implosione definitiva di un movimento che non c’è più", commenta l'europarlamentare pugliese Rosa D'Amato. Ne dice di tutti i colori ("Non ci ammorbate con la farsa degli Stati Generali"), e se la prende col capo politico provvisorio, l'ex capo-politico e tutti i big romani, "ma il dito da puntare è anche verso chi è stato complice per convenienza politica personale, così come chi ha visto e non ha alzato un dito, per timore d'essere isolato e non candidato".

L'impressione è che stia maturando una scissione, o meglio, un'altra fuga, da quella che era stata interpretata come fisiologica dialettica politica sul modello di un partito. "Sono giorni intensi e bisogna assumersi la responsabilità di decisioni importanti", ha detto in conclusione l'europarlamentare D'Amato. Decisioni che, in caso di un sì di Rousseau, forse dovrà prendere anche Antonella Laricchia, perché per quanto in un partito come in un movimento possano esserci anime diverse è decisamente improbabile che i Cinquestelle possano essere allo stesso tempo maggioranza, o comunque la chiamino, e opposizione.

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