Centrali come funghi, la Capitanata è circondata. Per Legambiente il futuro è nero

Tonino Soldo, di Legambiente, prova a tracciare una mappa delle centrali a biomasse e degli inceneritori che assedieranno la provincia di Foggia

Immagine di repertorio

E’ sempre maggiore la preoccupazione dei cittadini di Foggia e della Capitanata sull’assedio della città da parte di gas inquinanti, derivanti da centrali elettriche troppo spesso camuffate da energia da fonti rinnovabili. A breve, infatti, la città a breve si troverà circondata da una cappa di CO2 (responsabile dei cambiamenti climatici), di NOx (ossidi di azoto), principali colpevoli di piogge acide, di SO2 (anidride solforosa) che per inalazione può causare edema polmonare.

Ancora, diossine e furani, polveri sottili e di calore proveniente dalle centrali a biomassa, dagli inceneritori e dagli impianti a turbogas che in estate saranno tutti funzionanti. E’ questo il quadro tracciato da Tonino Soldo, di Legambiente, che fa una sorta di “mappa” delle centrali in provincia di Foggia. Si parte da Candela, con con la centrale turbogas della Edison da 400 MW elettrici e circa 1000 MW termici e si continua verso San Severo, con altra centrale turbogas da 400 MW elettrici e circa 1000 MW termici con già in previsione il raddoppio ed intanto cominciano ad esserci i primi sforamenti nelle emissioni di atmosfera.

Dal basso Tavoliere alle porte del Gargano, si trova l’inceneritore di rifiuti ospedalieri di Ecocapitanata a Cerignola e il termovalorizzatore dell’Eta a Borgo Tressanti, comune di Manfredonia, da 16,8 MW elettrici e 61,9 MW termici, che brucerà 100.000 tonnellate di CDR prodotto trattando la frazione secca separata e biostabilizzata dei rifiuti provenienti dagli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) di FG1 (Lesina), FG3 (Foggia), FG4 (Cerignola) e FG5 (Deliceto), quest’ultimo in funzione di prova.

Ancora, vi è l’inceneritore “Fenice” di Melfi, ai confini di Candela, che tanti danni ha fatto e fa in termini di inquinamento di aria, acqua e suolo nell'area a valle cioè l'Ofanto e l'area di Cerignola, e l'Enterra S.p.A di Orio al Serio (BG), acquisita da «Belenergia» che metterà in funzione in estate una centrale a biomasse a Rignano Garganico Scalo, nel comune di Foggia, un impianto a biomasse vegetali "a filiera corta" da 13 Mw elettrici e circa 50 Mw termici da alimentare con 100-120.000 tonnellate di biomasse costituite da cippato di legna che dovrebbe  provenire dalla pulizia dei boschi e da potature di oliveti e vigneti, dalle vinacce e dalla sansa vergine ed esausta, di cui almeno per il 40%, entro un raggio di 70 chilometri dall'impianto.

Sui Monti Dauni, a Sant’Agata di Puglia, centrale a biomasse della Agritre, Gruppo Tozzi, che consiste nell’installazione di una centrale termoelettrica  da 80 MW termici e 25 ,2 MW elettrici a ciclo combinato, alimentata a biomasse vegetali solide (paglia e cippato), da realizzarsi nel territorio di Sant’Agata di Puglia, in località Viticone, ai confini con i comuni di Deliceto e Candela. “L’impianto - precisa Soldo - è il più grande d’Italia per quanto riguarda impianti di cogenerazione a biomassa, che non sia CDR: da progetto e secondo le norme legislative nessuna di queste centrali dovrebbe sforare i limiti di legge di emissione in atmosfera di inquinanti, la loro somma però diventa pericolosa per tutto il territorio tanto che è diventata una vera e propria aggressione al nostro territorio a favore dell'imprenditoria energetica, che è e sarà nel futuro sempre più disastrosa per gli abitanti e la terra dell’intera Capitanata”.

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“Tutto ciò è avvenuto nel totale  disinteresse degli enti locali che, purtroppo per noi cittadini, per un pugno di posti di lavoro e per cercare di sistemare i loro bilanci in dissesto, senza tener conto della salute dei propri cittadini e non solo. Si vuole ricordare che il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il consiglio comunale condivide questa responsabilità. I compiti del sindaco sono quindi comunque ampi, soprattutto il sindaco deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta”.

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