Foggia provincia “100% rinnovabile”, Ascoli Satriano regina del grande eolico

Rapporto di Legambiente "Comuni Rinnovabili 2013". Analisi, classifiche e buone pratiche dei comuni "100% rinnovabili", del solare fotovoltaico e termico, dell'eolico e idroelettrico, della geotermia e delle bioenergie

E’ stato presentato ieri mattina il rapporto “Comuni Rinnovabili 2013”, vale a dire una mappatura delle fonti rinnovabili nel territorio italiano (sole, vento, acqua, terra, biomasse), curato dall’ufficio Energia e Clima di Legambiente composto da Edoardo Zanchini, Katiuscia Eroe, Gabriele Nanni e Maria Assunta Vitelli.  Analisi, classifiche e buone pratiche dei Comuni “100% rinnovabili”, del “solare fotovoltaico”, del “solare termico”, “dell’eolico”, “dell’idroelettrico”, “della geotermia” e “delle bioenergie”. In Italia crescono i comuni rinnovabili, passando dai 356 del 2006 ai 7970 del 2013, e di conseguenza anche le energie da fonti rinnovabili.

Come riportato nel dossier, “Il primo cambiamento riguarda la produzione da fonti energetiche rinnovabili, cresciuta non solo sul piano della diffusione nei territorio, ma soprattutto in termini di potenza installata e di contributo alla produzione. Crescita che determina una serie di vantaggi, sintetizzati in cinque punti

I VANTAGGI | Si riduce la produzione da termoelettrico, ossia quella degli impianti più inquinanti, che in un quadro di consumi fermi vede ogni anno diminuire il proprio spazio proprio per il contributo crescente delle rinnovabili. Diminuiscono le importazioni dall’estero di fonti fossili, in par­ticolare di petrolio e  gas da usare nelle centrali. Si riducono le emissioni di CO2, con vantaggi per il clima, ma anche economici perché l’Italia ha recuperato così larga parte del debito mancato rispetto degli obiettivi di Kyoto.Si riduce il costo dell’energia nel mercato elettrico, proprio perché la produzione di questi impianti -e in particolare quelli solari che producono al picco della do­manda -permette di tagliare fuori l’offerta delle centrali più costose. Sono cresciuti gli occupati nelle fonti rinnovabili, a inizio 2012 prima dei Decreti Passera le ricerche stimavano complessiva­mente 120mila occupati nelle fonti rinnovabili.

Il secondo cambiamento importante riguarda i consumi energetici con un calo generalizzato e modifiche all’interno dei diversi settori, come nella stessa produzione per fonte. Il terzo la crescita del parco termoelettrico, ed evidenzia una delle più incredibili contraddizioni del sistema energetico italiano e il quarto si riscontra nell’aumento della spesa energetica per i cittadini e le imprese.

COMUNI RINNOVABILI

Ad aprire le classifiche del Rapporto Comuni Rinnovabili è la categoria più importante e originale, perché guarda al futuro delle rinnovabili e ad una prospettiva di progressiva autonomia energetica che sta accomunando la ricerca e la sperimentazione in diversi territori europei. I comuni che rien­trano in questa categoria sono quelli nei quali le fonti rinnovabili installate riescono a superare i fabbisogni sia elettrici che termici dei cittadini (riscal­damento delle case, acqua calda per usi sanitari, elettricità).

TERRITORI RINNOVABILI

L’analisi di Legambiente si allarga a quella dei territori omogenei come raggruppamenti di comuni o province che sono un ambito “ideale” per conseguire il migliore mix di fonti energetiche efficienti e valorizzare le risorse rinnovabili locali. Sono 5 le province che teoricamente Legambiente definisce “100% rinnovabili” per la parte elettrica, considerando tutti i consumi, agricoltu­ra, industria, terziario e domestico. Si tratta di quelle di Foggia, Croto­ne, Catanzaro, Ogliastra e Beneven­to, che insieme coinvolgono oltre 1,5 milioni di cittadini. A Foggia sono 4 le tecnologie che producono più energia elettrica  di quella consumata dalla Provincia. Il contributo principale arriva dal solare fotovoltaico con 375 MW installati e dai 1.715 MW di eolico, di cui 3,7 MW con potenza inferiore ai 200 kW.  

COMUNI DEL SOLARE FOTOVOLTAICO

Sono 7.857 i comuni italiani in cui sono installati pannelli fotovoltaici, che ospitano complessivamente sul proprio territorio 16.411 MW (17.700 MW al 12 Marzo 2013). Nella classifica dei primi 50 non figura nessuna cittadina foggiana. Ma in termini assoluti, MW installati su tetti, pensiline, a terra, sono le  grandi città a dominare la classifica, con Brindisi che presenta la maggior potenza installata, 176,3  MW, seguito da Montalto di Castro con 152,1 e da Foggia con 641 impianti e 124,4 MW. Risultati importanti perché in tutti e tre i casi il solare fotovoltaico installato produce più energia elettrica di quella consumata dalle famiglie residenti. Confrontando la potenza installata dei primi  10 Classificati nel 2013 e nel 2012 si rileva un aumento delle installazioni del 7%, passando dai 951 MW del 2012 ai 1.024 di questo censimento.

COMUNI DEL SOLARE TERMICO

6260 sono le realtà in cui sono installati pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sa­nitaria, di questi, 4022 hanno meno di 5mila abitanti. Il censimento di questa fonte – spiegano - risulta il più complesso da ricostruire perché gli impianti non sono collegati alla rete elettrica e gli enti locali spesso non hanno un monitoraggio dei processi di diffusione sul proprio territorio.

COMUNI DELL’EOLICO

Sono 8.703 i MW eolici installati in 571 comuni, divisi tra impianti di grande e piccola taglia. Come si può vedere dai grafici, è costante la crescita delle installazioni rispetto al 2006, solo nell’ultimo anno Legambiente ha registrato un incre­mento di 67 Comuni e 1.765 MW.

Per quanto riguarda il GRANDE EOLICO, il Comune d’Italia che presenta sul proprio territorio la più ampia diffusione in termini di potenza installata è Ascoli Satriano, con 91 torri eoliche e 179 MW complessivi, seguito da Troia, con 172,8  MW, e da Bisaccia in provincia di Avellino con 166 MW. Ottimi risultati conseguiti dai comuni di Sant’Agata di Puglia, quarta con 165, Ordona al nono posto con 103, Rocchetta Sant’Antonio 13esima con 96,8, Faeto al 17esemo e a seguire Orta Nova

Tra i comuni del MINI EOLICO c’è Rignano Garganico al quarto posto con 36 torri e 900 Kw, San Giovanni Rotondo all’11esimo con 16 torri e 400 Kw, Orsara di Puglia segue con 8 torri e 400 Kw,. Staccate di due e tre posizioni ci sono San Paolo di Civitate con 2 torri e 400 Kw  e Troia con 12 torri e 380 Kw.

I COMUNI  DELL’IDROELETTRICO

Spetta all’idroelettrico la palma della più antica e importante fonte rinnovabile nel nostro Paese. È dalla fine del 1800 che questi impianti rappresentano una voce fondamentale nella produzione energetica elettrica italiana. Nel rapporto sono stati presi in considerazione solo gli impianti con potenza da 0 fino a 3 MW, ossia quelli che vengono definiti impianti mini-idroelettrici (micro idro sono quelli sotto i 100 kW). Il motivo sta nel fatto che in questo ambito vi sono le vere opportunità di aumento della potenza installata e diffusione di nuovi inter­venti anche grazie a nuove tecnologie competitive.  Sono 1.053 i Comuni che presentano sul proprio territorio almeno un impianto idroelettrico con potenza fino a 3 MW, per una potenza complessiva di 1.179 MW. Tra i comuni che figurano nella classifica del MINI IDROELETTRICO, per trovare una cittadina foggiana bisogna scorrere fino alla posizione numero 46, dove c’è Lesina con 3800 Kw.

COMUNI DELLA GEOTERMIA

Sono 369 i Comuni della geotermia, tra alta e bassa entalpia, rilevati dal rapporto “Comuni Rinnovabili 2013”, per una potenza totale di 915 MW elettrici, 160 MW termici e 1,4 MW frigoriferi. Quella geotermica è una forma di energia che trova origine dal calore della terra. Da qui il calore si propaga fino alle rocce prossime alla superficie, dove può essere sfruttato essenzialmente in due modi diversi.

COMUNI DELLE BIOENERGIE

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1494 sono i paesi in cui sono localizzate centrali a biomasse, solide, gassose e liquide, per una potenza complessiva di 2.824 MW elettrici, 1.195 MW termici e 50 kW frigoriferi. Il Rapporto ha preso in considerazione tutte le tipologie di impianti che sfruttano materiali di origine organica per la produzione di energia elettrica, siano essi impianti a biomassa solida, cioè materiali di origine organica, vegetale o animale attraverso la cui combustione è possi­bile produrre energia, sia impianti a biogas che invece producono ener­gia elettrica e/o termica grazie alla combustione di gas, principalmente metano, prodotto dalla fermentazione batterica (che avviene in assenza di ossigeno) dei residui organici prove­nienti da rifiuti (agro-industriali) come vegetali in decomposizione, liquami zootecnici o fanghi di depurazione, scarti dell’agro-industria o dalle colture dedicate, sia impianti a bioliquidi, ov­vero impianti, che producono energia elettrica attraverso l’uso di combusti­bile liquido derivato dalla biomassa come oli vegetali puri, grassi animali o oli vegetali esausti di frittura.

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