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Le storie dei laureati come leva del riscatto: da Amenduni la scossa per una nuova narrazione di Foggia

Il consulente politico e pianificatore strategico della nota agenzia di comunicazione di Bari, ospite di uno dei talk su Media e Brand Identity, guarda all'Unifg come al vettore di un cambiamento positivo

"In un contesto difficile diventa fondamentale raccontare le storie di chi si è laureato e ha contribuito alla rinascita del territorio. Questa può essere una leva cruciale, sia per cambiare la percezione di sé che per immettere l’Università al centro di un percorso di eccellenza”. È uno degli input lanciati da Dino Amenduni, socio, consulente politico e pianificatore strategico dell’agenzia Proforma, oltre che docente di due laboratori di comunicazione politica ed elettorale all'Università di Perugia e di Torino, durante il secondo appuntamento del ciclo di seminari su Media e Brand Identity organizzato dall'Università di Foggia.

A chiacchierare con lui la docente Rossella Palmieri, Delegata del Rettore alla Comunicazione e ai rapporti con il territorio. Amenduni ha osservato come spesso non si riesca a "entrare in connessione con il posto perché non viene raccontato bene: non deve esserci una frattura netta tra luogo della formazione e contesto. Ecco perché l'Università non deve essere una specie di fortezza ma qualcosa di radicalmente innestato nei temi della comunità”. Da qui la necessità di porsi come vettore di un cambiamento positivo, anche all'interno della narrazione di un territorio che ha bisogno di slanci positivi. Questa inversione di tendenza, secondo Amenduni, può essere operata proprio dall'Università, con l'aiuto di altre istituzioni al fine di generare un riscatto. “Chi meglio dell’Università può giocare quella partita?".

Il dibattito dal titolo "Qualità della comunicazione nelle pubbliche amministrazioni" ha fatto luce sulle modalità di interazione e di ascolto attivo tra un'azienda e i suoi destinatari finali e sulle tecniche vincenti da attuare. Al talk ha partecipato anche il Rettore Pierpaolo Limone.

“Siamo nell’era della comunicazione permanente e questo fa sì che la comunicazione social di un ente come l’Università di Foggia sia in competizione con quella di un brand o di una serie di Netflix”. Ha evidenziato Amenduni con un'immagine efficace.

Secondo il comunicatore “non si può prescindere dal concetto di reputazione che va sempre di pari passo, sia on line che off line. I social media sono una scelta inevitabile ma bisogna fare bene il proprio lavoro sui canali che si è scelto di aprire. È molto più utile riuscire a dare dei feedback costanti a tutte le richieste che arrivano, piuttosto che produrre contenuti che hanno solo l'obiettivo di fare propaganda, senza fornire elementi di dialogo e reciprocità. Bisogna mantenere un tono di voce coerente col ruolo e tenere conto del bisogno dei propri interlocutori. Solo dopo si può ragionare di creatività. E creatività vuol dire accettare che la comunicazione istituzionale non debba essere per forza grigia e statica. Nell’era pre-social gli enti avevano una gamma molto limitata e rassicurante di canali per entrare in contatto con i propri interlocutori. Oggi mail, chat e social network vanno scelti e presidiati con cura per dare dei feedback costanti. Se da un lato c'è la difficoltà di gestire al meglio la competizione e l'attenzione che sui social, di fatto, è molto limitata, dall'altro lato riuscire a far meglio dei miei competitor può essere per me un vantaggio clamoroso".

Numerosi gli spunti arrivati dai commenti in diretta di ascoltatori e studenti, cui Amenduni ha risposto sottolineando l’importanza dell’approfondimento sui temi suggeriti, tra cui il ruolo degli studenti nella strategia comunicativa di un'Università e il rapporto tra etica e comunicazione istituzionale.

In un mondo in costante cambiamento devono comunque restare saldi i metodi, lo studio e l'approfondimento. “Il nuovo non è per forza giusto. I mezzi tradizionali,  in determinati contesti, continuano a funzionare e conservano un tesoretto di attendibilità costruito nei secoli a cui a mio avviso non si può abdicare – ha osservato Amenduni -  La profezia che li dava per spacciati non si è mai verificata. Nel Regno Unito, durante il primo lockdown, gli inglesi hanno dichiarato che i mezzi considerati più attendibili per informarsi sul Covid sono stati i quotidiani cartacei e la Bbc. Oggi ha ancora senso imparare un metodo, studiare all’Università. Io ho imparato tutto lì. Ecco perché il mio invito agli studenti è di non perdere determinazione perché dalle Università italiane escono ancora talenti importanti e ricercatori riconosciuti all'estero.  Oggi non è l'Università il problema in Italia, anzi, è una delle soluzioni possibili. Questo è il momento in cui bisogna allargare il proprio curriculum in modo eterogeneo - ha concluso Amenduni - perché, se è vero che il Paese è stagnante nelle classiche filiere studio-lavoro, per paradosso ci sono molte più opportunità. Il mio appello all'Università è quello di raccogliere questa possibilità e di dotare gli studenti delle competenze che possano permettere loro di inventarsi un futuro".

Il ciclo di incontri su Media e Brand Identity proseguirà martedì 15 dicembre, in streaming sui canali social dell’Unifg. Ospite della mattinata, a partire dalle ore 11, sarà Alessio Giannone, in arte Pinuccio.

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