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Lunedì, 4 Luglio 2022
Teatro Lucera

Lino Musella porta in scena l'Eduardo 'civile': "Una denuncia spaventosamente attuale"

Applausi per lo spettacolo 'Tavola tavola, chiodo chiodo' che ha aperto la stagione 2022 'Prima Vera' al Teatro Garibaldi di Lucera.

E’ il teatro, nella sua essenza e nella valenza sociale, il vero protagonista dello spettacolo ‘Tavola tavola, chiodo chiodo’ (produzione Elledieffe -  Teatro Stabile di Napoli) che, lo scorso giovedì, ha aperto la stagione ‘Prima Vera Garibaldi’ a Lucera (qui l’intervista al direttore artistico Fabrizio Gifuni). Un micro-cosmo che viene scandagliato e restituito attraverso lo sguardo - acuto, competente e ancora attuale - di Eduardo De Filippo, nelle vesti, meno abusate e conosciute, di impresario, interamente assorbito nell’impresa di restituire alla sua Napoli il teatro ‘San Ferdinando’.

A raccontare l’opera - accompagnando il pubblico tra le meraviglie del palco e dei meccanismi del 'dietro le quinte' - è Lino Musella, tra i talenti più luminosi della scena italiana. Il lavoro dell’attore, Premio Ubu 2019, brilla per l’originalità dell’operazione, che consegna al pubblico l’aspetto ‘civile’ e ‘politico apartitico’ del grande drammaturgo e attore del Novecento. “Mi ha sempre incuriosito l’aspetto di Eduardo impresario”, spiega Musella a FoggiaToday. “Per mesi ho studiato e messo a sistema lettere, appunti e carteggi, documenti dai quali ho tratto la drammaturgia di questo spettacolo”.

Un lavoro attento, rispettoso delle intenzioni e della tempra dell’autore, cucito con l’aiuto dell’archivista Maria Procino e la collaborazione di Tommaso De Filippo, nipote di Eduardo. Un ‘incontro’ che ne rivela tanto l’intima conoscenza quanto il rispetto devoto verso il Maestro. Una narrazione che culmina con la lettera - durissima - che Eduardo inviò nel 1959 all’allora Ministro Umberto Tupini; uno scritto che sorprende, in negativo, per la disarmante attualità dei contenuti. “E’ spaventosamente attuale”, rimarca Musella. “Nel 1959, Eduardo denunciava una situazione che oggi è addirittura peggiorata”. Il riferimento è alle ‘macchiette locali, politici municipali, filodrammatici e semplici furbacchioni’, persone, cioè, che ‘dei teatranti sono accaniti, irriducibili e spietati nemici’.

L’intero racconto è puntellato dalla chitarra di Marco Vidino, sempre in scena, che segue e accompagna la narrazione. Ma anche dai numerosi rimandi - più o meno nascosti, più o meno espliciti - alla drammaturgia eduardiana, agli incontri e agli accadimenti di vita che ne hanno segnato l'evoluzione. Non si tratta, però, di una successione di lettere e scritti: quello che l’attore 40enne di Napoli porta in scena è una amalgama perfetta di insegnamenti, aneddoti, poesie, lettere ed esperienze che ora emozionano, ora divertono, ora spiazzano. “Eduardo è riuscito a praticare uno sguardo poetico, tanto nella concretezza di una rappresentazione teatrale (e quindi nell’incontro costante con il pubblico), quanto nella concretezza dell’investitura politica che il senato gli ha affidato”, aggiunge Musella. Un impegno attuato in favore degli scugnizzi dell’Istituto Filangieri di Napoli, “quell’anima bianca e nera della nostra città e non solo”. Perché in fondo, ne era convinto, ‘il futuro verrà salvato dai ragazzini. Ma ci vorrà tempo...’.

Costanza e ostinazione sono i tratti che dominano questo aspetto di Eduardo, rappresentati dal continuo lavorio in scena - tavole da inchiodare e puntellare, fari da montare, assicelle da mettere insieme - a simboleggiare la rinascita del San Ferdinando, sì; ma anche la ricostruzione del mondo-teatro. “Non  credo che i teatranti di oggi siano però meno ostinati”, confessa l’interprete. “Forse sono solo più feriti e isolati. Ma spero che un giorno saranno i cittadini a rivendicarlo, il teatro, che non è una invenzione degli artisti, ma di chi lo guarda”, continua Musella. “Allora sì, avremo un vero scatto: quando i cittadini andranno a riaprire i teatri, quando andranno in Comune per lamentare che non è possibile avere un teatro senza una stagione degna. Quando comprenderanno che il teatro è un luogo emozionante, divertente, erotico, lisergico, stimolante: uno scrigno di infinite possibilità”, conclude.

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