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Teatro Lucera

E' 'Prima Vera' al Garibaldi. L'impresa di Fabrizio Gifuni: "Suscitiamo il desiderio di teatro"

Il sipario si è alzato lo scorso giovedì, sull'applauditissimo 'Tavola tavola, chiodo chiodo' di Lino Musella

Brillano gli occhi a Fabrizio Gifuni. Brillano ogni volta che parla del progetto ‘Prima Vera’, l’impresa teatrale che da sei anni ormai sta portando avanti, in ticket con Natalia Di Iorio, a Lucera, la città in cui la sua famiglia ha radici profonde come le fondamenta di quella casa familiare che, da oltre 300 anni, custodisce un legame magnetico e viscerale. “Tutto quello che ho fatto in questi sei anni, anche con grande dispendio di energia e fatica, l’ho fatto per la città. Lucera ha un passato importantissimo, e credo sia giusto che possa godere di teatri, di spettacolo dal vivo e di stagioni di prima grandezza che siano all’altezza della sua storia”, spiega a pochi minuti dalla ‘prima’.

Dopo il lungo stop imposto dal Covid, gli spettacoli del cartellone di prosa del Comune di Lucera, stilato con la collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, tornano sul palco del Teatro Garibaldi, il ‘gioiellino’ che in questi anni ha accolto alcuni tra i maggiori interpreti della scena teatrale italiana: “La nostra gioia e soddisfazione più grande è stato aver portato qui tante compagnie che hanno conosciuto e scoperto Lucera e se ne sono innamorate, al punto da decidere di deviare i percorsi delle rispettive tournée, scegliendo di esibirsi qui e non altrove”, aggiunge Gifuni. Una generosa risposta alla ‘chiamata alle armi’ per questa piccola-grande rivoluzione culturale nella quale l’attore David di Donatello per ‘Il capitale umano’ crede fermamente: “I teatri sono spazi fondamentali, polmoni verdi all’interno della città. Sono spazi che appartengono ai cittadini”.

Ad aprire la stagione 2022, lo scorso giovedì, è stato uno spettacolo scelto con cura dalla direzione artistica: “Uno spettacolo meraviglioso che parla del teatro e della sua importanza portato in scena da un artista speciale come Lino Musella”. Il riferimento è all’applauditissimo ‘Tavola tavola, chiodo chiodo...’ (qui la recensione), progetto di Lino Musella e Tommaso De Filippo. “Lo spettacolo parla di quanto tempo, energia, passione e soldi ha investito Eduardo, tra i più grandi uomini del teatro del Novecento,  per costruire il ‘San Ferdinando’ a Napoli, tirandolo su, come diceva lui, ‘tavola tavola, chiodo chiodo’. Questa frase è incisa sulla targa che lo stesso Eduardo volle affissa di lato al palco per celebrare non un grande drammaturgo o regista, come d’uso comune, ma un artigiano. Ovvero il capomastro Peppino Mercurio che ha reso grande quel teatro con un amore e una competenza unici nel suo campo”.

Si tratta del primo dei quattro spettacoli che, ogni giovedì, accompagneranno il pubblico di Lucera tra aprile e maggio. Dopo Lino Musella, infatti, sarà la volta dell’eleganza di un artista come Sandro Lombardi, in uno spettacolo sulla ‘visione’ del maestro Federico Tiezzi (‘Antichi maestri’, il 28 aprile). A seguire, il fascino e il talento di Valentina Lodovini in un’amara e graffiante commedia di Dario Fo e Franca Rame (‘Tutta casa, letto e chiesa’, il 5 maggio) e, infine, la compagnia pugliese di Nunzia Antonino e Carlo Bruni, in una pièce originale dedicata all’ultimo periodo di vita di Elsa Schiaparelli, una delle più influenti figure della moda del ‘900 (‘Schiapparelli life’, 19 maggio).

“Con questi spettacoli arriviamo ad aver messo in fila 30 rappresentazioni in 6 anni, e più di 50 attrici, attori e interpreti del teatro italiano, mettendo insieme diverse generazioni: dai grandi ‘saggi’ come Umberto Orsini, Giovanna Marini, Isa Danieli e Piera degli Esposti (una delle sue ultime apparizioni sul palco) agli interpreti più affermati dei teatri nazionali (Massimo Popolizio, Maria Paiato e Luca Zingaretti), passando per le nuove generazioni di attrici e attori che non erano conosciuti nelle città di provincia ma che sono da anni, e con successo, sulle scene”. La risposta del pubblico è stata positiva, “ma è un lavoro che va fatto con grande continuità, senza mollare mai la presa. Per tanti, troppi anni la città è stata disabituata al teatro, come a tante altre cose. Suscitare di nuovo un desiderio è la cosa forse più impegnativa da fare: bisogna far innamorare, nuovamente (o per la prima volta), il pubblico del teatro, dell'incontro dal vivo. In questo momento c'è bisogno che i corpi tornino a stare insieme, in sicurezza, e il teatro è il luogo in cui ciò può accadere. E’ un momento di aggregazione necessario per la città. Speriamo di vedere i teatri pieni come li ho visti in questi mesi”, conclude.

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