Una nuova vita dopo la detenzione: ecco il progetto ‘Ri-esco in cucina’, un’opportunità di riscatto sociale

Il progetto di addetto alla ristorazione è stato organizzato da Enaip Impresa Sociale, in collaborazione con il partner di progetto Formever Lab Scopo dell’intervento è far acquisire a 10 ospiti dell’Istituto di pena una qualifica professionale nel campo della ristorazione, che li aiuti a garantire e rendere esigibili i loro diritti sociali in misura uguale ai cittadini liberi

“Le mura del carcere si aprono per far passare odori, sapori, conoscenza: i detenuti imparano come comportarsi in cucina, conoscere e trattare le materie prime e a seguire le norme di igiene.” È questa la grande occasione loro offerta presso la Casa Circondariale di Lucera, dove dal mese di ottobre 2018 è attivo il percorso formativo per diventare “Addetto alla Ristorazione”, organizzato da ENAIP Impresa Sociale srl, in collaborazione con il partner di progetto Formever Lab (corso realizzato nell’ambito dell’iniziativa sperimentale di inclusione sociale per le persone in esecuzione penale della Regione Puglia - Avviso pubblico n. 1/2017-). Scopo dell’intervento è far acquisire a 10 ospiti dell’Istituto di pena una qualifica professionale nel campo della ristorazione, che li aiuti a garantire e rendere esigibili i loro diritti sociali in misura uguale ai cittadini liberi, favorendo in questo modo le pari opportunità e la lotta alla discriminazione e allo stigma.

La brigata “La Grotta dei Sapori”, così come ribattezzata dagli stessi corsiti, è guidata da formatori che, con dedizione e grande spirito di adattamento stanno adottando strategie partecipative e collaborative, che si sono rivelate le più efficaci per migliorare la socializzazione tra le varie personalità che compongono la classe. Sono stati, infatti, coinvolti professionisti altamente qualificati (i docenti Michele Armillotta, Pascal Barbato, Antonella Blonna, Francesca De Mare, Pietro Del Gaudio, Giovanni Di Rauso, Melania Dilillo, Morena Lombardi, Mario Ognissanti, Francesco Panniello, Vincenzo Petrillo, Giuseppe Scarlato, Anna Maria Testini e Raffaele Vitale) nonché figure di affiancamento ed accompagnamento - esperti del settore - intervenuti a sostegno educativo all’utenza (Antonietta Clemente e Umberto Di Gioia), tutti in grado di motivare ed entusiasmare i corsisti fin dalle prime lezioni, mantenendo alto il livello di partecipazione alle attività formative.

 "Con questo progetto intendiamo dare un'occasione a chi vive il mondo del carcere di ripartire - afferma Albino Gasparo, coordinatore di ENAIP Is per la sede di Foggia - e riscoprire una nuova vita dopo il carcere. L’impresa più complessa è fare entrare nella mente del detenuto l’idea del lavoro e pensare un percorso che porti al recupero della persona.” “È nostra convinzione – aggiunge Anna Maria Testini, Presidente di Formever Lab - che il reinserimento lavorativo dell'ex-detenuto, restituendo alla persona la sua dignità di cittadino, sia un passo necessario e determinante a ridurre le recidive di reato. Grazie anche al supporto del personale Direttivo e degli Operatori penitenziari, gli allievi Umberto, Marco, Costantino, Gabriele, Cristian, Christian, Giuseppe, Codin, Luigi, Cosimo Damiano e Claudio stanno sperimentando un nuovo modo di impiegare le loro capacità acquisendo sia conoscenze che abilità operative nel campo della ristorazione.”

“La vera sfida è vivere” …“La vita ci ha insegnato a non arrenderci perché si ha sempre una seconda possibilità... e a volte pure una terza, una quarta… tant’è che ci si rende conto di aver sempre del tempo per essere ancora importanti per qualcuno che crede in te nonostante tutto”… “Poter dare un senso ai giorni in carcere ha un valore inestimabile e per un attimo ci aiuta a lasciare fuori i problemi quotidiani”. Questi alcuni dei pensieri emersi nel corso degli incontri e riportati ad alta voce dal tutor d’aula, Umberto Di Gioia, orgoglioso di potere raccontare questa gran bella esperienza. “Ritengo che i detenuti, seppure in questa insolita veste di allievi, abbiano ancora tanto da dare alla collettività –sottolinea Di Gioia -. Pur avendo percorso strade sbagliate, oggi potrebbero fare inversione di marcia, segnare finalmente una svolta alla loro esistenza. Sono uomini che lasciano un enorme vuoto nelle loro famiglie,  spesso obbligate a piangerli come un <morto in casa>: questa può essere la loro occasione per renderli finalmente orgogliosi”.

“I detenuti, una volta scontata la pena, non devono solo combattere contro il pregiudizio delle persone, ma anche contro un mondo del lavoro che richiede delle competenze specifiche” ha precisato il Coordinatore di ENAIP, Albino Gasparo. “Per questi motivi, con un progetto di inclusione che riabilita e con un corso professionale che permette di ottenete una qualifica spendibile sul mercato, speriamo di offrire ai 10 reclusi una possibilità concreta di rinascita e riscatto, dando così un senso alla parola <ri-educazione>: riportare fuori, con sacrificio, il meglio di sé”.

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