La Piccola Compagnia Impertinente regala emozioni al Teatro Giordano

I quattordici ragazzi della Piccola Compagnia Impertinente, magistralmente diretti dall’autore e regista Pierluigi Bevilacqua, hanno saputo catturare anche il pubblico del Teatro Umberto Giordano di Foggia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Dopo lo straordinario successo riscontrato domenica scorsa al teatro Don Sturzo di Bisceglie, i quattordici ragazzi della Piccola Compagnia Impertinente, magistralmente diretti dall’autore e regista Pierluigi Bevilacqua, hanno saputo catturare anche il pubblico del Teatro Umberto Giordano di Foggia. Spettacoli messi in scena per gli alunni degli istituti di scuola media superiore, lasciano senza fiato anche noi adulti, non solo per la bravura dei protagonisti, i cui tempi di recitazione sono da autentico "animale da palcoscenico", quanto per l'originalità con la quale affrontano il tema tanto attuale della guerra.

Sia essa per la conquista di un territorio, che in nome di un dio che non ha chiesto nulla di simile, perché in fondo non c’è diversità tra Allah ed il Dio cristiano, se a trionfare è sempre la violenza. Una violenza che alla fine lascia intatti i grandi poteri, ammalati di bramosia di possesso, e colpisce senza pietà i più deboli. Dove la donna è la figura di riferimento per meglio rappresentare come l'odio e questo desiderio di possesso possano diventare l'unica ragione che muove popoli contro popoli in guerre sfiancanti e senza né vincitori né vinti.

Ma la tragicità degli argomenti trattati è smorzata da un sarcasmo sottile ed intelligente: memorabile la scena della rappresentazione dei vari popoli coinvolti nel conflitto mondiale attraverso le maglie delle rispettive nazionali di calcio. Ma siccome è antipatico spoilerare uno spettacolo, specie se degno di essere visto, invito chi non lo avesse fatto a dedicarsi un paio d'ore, per assistere alla rappresentazione di ciò che siamo diventati attraverso gli occhi dei nostri figli. Chissà che non impariamo qualcosa. 

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