Lo 'Stabat Mater' di Pergolesi dell’Opera studio 'U. Giordano' a Foggia e Lucera

La settimana Santa 2018 vedrà protagonista la nuova produzione dell’Opera Studio Umberto Giordano con l’esecuzione dello Stabat Mater di G. B. Pergolesi, in una versione inedita con la partecipazione di due soprani (Loredana Martino e Liudmila Shamina) e due contralti (Maria Gabriella Cianci e Marcella Parziale) che si alterneranno nell’esecuzione dell’opera sacra.

L’appuntamento è previsto, ad ingresso gratuito, per martedì 27 marzo alle ore 19.30 presso la Basilica Santuario San Francesco Fasani di Lucera e mercoledì 28 marzo, sempre alle ore 19.30, presso la Basilica Santa Scolastica di Bari, nella versione per due soprani e due contralti accompagnati all’organo da Greta Notarangelo.
Mentre giovedì 29 marzo si svolgerà presso il Teatro Giordano per la III Stagione Invito all’Opera degli Amici della Lirica Umberto Giordano, ingresso 20.30 - inizio 21, accompagnati dal quintetto d’archi Ensemble Lirico Italiano e basso continuo, biglietti disponibili su www.bookingshow.it nei punti vendita autorizzati oppure dalle ore 18 al botteghino del teatro.
Ad arricchire il programma per tutti e tre le date, l’esecuzione di due arie tratte dalle Cantate BWV 35 e 169 di J. S. Bach eseguite dal contralto Maria Gabriella Cianci e basso continuo.

Completato, secondo una tradizione, della quale non è possibile appurare l’attendibilità, il giorno stesso della morte, lo Stabat Mater è comunque una delle ultime opere, se non l’ultima, di Giovanni Battista Pergolesi che, quasi presago del triste fine che lo attendeva, cercò di portare a termine questolavoro prima che la morte lo cogliesse alla giovane età di 26 anni. Per Pergolesi, infatti, portare a compimento lo Stabat Mater era quasi un obbligo morale, in quanto il compositore aveva già ricevuto la somma di 10 ducati, come compenso per la composizione dell’opera, da parte del committente, l’Arciconfratermita Cavalieri della Vergine de’ dolori della Confraternita di San Luigi al Palazzo, che aveva deciso di sostituire il vecchio Stabat Mater di Alessandro Scarlatti. Eseguito ininterrottamente per circa vent’anni nelle chiesa napoletana di San Luigi di Palazzo, sede della confraternita, lo Stabat scarlattiano, al quale questa composizione si richiama per la scelta dell’organico vocale, piuttosto insolito, in quanto costituito da un soprano e da un contralto al posto del classico quartetto (Soprano, Contralto, Tenore e Basso), era, infatti, ormai venuto a noia ai confratelli che avevano affidato a Pergolesi appunto la composizione di un nuovo Stabat. Le condizioni di salute del compositore non erano, tuttavia, delle migliori, in quanto la tubercolosi che lo avrebbe portato alla morte, aveva già minato in modo irreparabile il suo debolissimo fisico. Ciò nonostante Pergolesi, forse alla ricerca di un’atmosfera più salubre e di maggiore tranquillità per ultimare il lavoro, si trasferì da Napoli a Pozzuoli, dove nel convento dei Cappuccini fu ospitato e accudito negli ultimi giorni della sua vita. Qui terminò la composizione dello Stabat, che lo assorbì totalmente nonostante le condizioni di salute peggiorassero di giorno in giorno. Pergolesi, infatti, con straordinaria professionalità, si dedicò alla composizione dell’opera dall’alba alla sera, con la sola interruzione del pranzo indebolendo ancor di più la sua salute malferma. Nell’autografo della partitura, conservato presso la biblioteca del Monastero di Montecassino, è possibile rilevare una certa fretta di concludere da parte di Pergolesi che si dimenticò di stendere alcune parti delle viole e nell’ultima pagina scrisse Finis Laus Deo.
Dal punto di vista formale quasi tutti i brani dello Stabat Mater presentano la classica struttura bipartita dell’aria da chiesa eccezion fatta per il quinto, Quis est homo, l’ottavo, Fac ut ardeat, che è un fugato, il nono, Sancta Mater, di forma tripartita, e il finale, che, come l’ottavo brano, è un fugato. Lo Stabat Mater, i cui punti culminanti sono costituiti dal brano iniziale, Stabat Mater, dove è descritto il dolore della Vergine davanti alla croce, dal Vidit suum, una commossa meditazione sulla passione di Cristo, e dal Quando corpus, nel quale si affaccia la speranza della Resurrezione, si è evidenziata per un’accorata cantabilità ed una musicalità appassionata che spesso ha fatto pensare alla produzione profana di Pergolesi.

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