Vini della provincia di Foggia: ecco i più apprezzati

Dal "Cacc'e mmitte di Lucera al Tuccanese di Orsara di Puglia. Una raccolta dei migliori vini di Capitanata con le loro caratteristiche e la loro storia

In ossequio ai modelli greci, il grande Orazio ne cantava le virtù attraverso le sue indimenticabili odi. Il vino è un elemento essenziale della nostra cucina, che ci accompagna da migliaia di anni, per non dire milioni se pensiamo ai fossili di tralci di vite rinvenuti vicino Montevarchi e risalenti a 2 milioni di anni fa. Montevarchi ci fa pensare alla Toscana, regione che accoglie alcune varietà di vini pregiati, e tra i più apprezzati al mondo. Forse saranno meno conclamati, anche per strategie di marketing non sempre efficaci, eppure i vini pugliesi, e della Provincia di Foggia, non hanno nulla da invidiare ai “colleghi” più celebrati. Vini di qualità differenti, i cui profumi, colori e sapori, raccontano la storia di un territorio. Quella che vi proponiamo di seguito, è una lista dei più apprezzati vini di Capitanata.

CACC’E MMITTE DI LUCERA DOC – Il nome inconfondibile, che ne crea un legame inscindibile con il comune che ne rappresenta. Si ricava dai vitigni di uva di Troia, con l’aggiunta in percentuali minori (intorno al 30%) di Sangiovese e Malvasia nera, e (da sole, o in combinazione) di Trebbiano Toscano, o Malvasia del Chianti e Bombino bianco. Secondo alcuni storici, il vitigno principale, l’Uva di Troia, risalirebbe all’Asia Minore, da cui sarebbe stato importato. Secondo tesi più attendibili, l’uva si ricaverebbe da un vitigno autoctono, come conferma il nome, che farebbe riferimento al comune di Troia in provincia di Foggia. Vino dal colore rosso rubino, è particolarmente adatto ai primi piatti (la classica pasta asciutta con il ragù), e ai secondi a base di carne. Il nome curioso si deve alla tradizione dei latifondisti, che davano in affitto agli agricoltori le proprie vasche per la vinificazione. In una sola giornata più di un agricoltore procedeva alla pigiatura dell’uva. Cosicché, quando un agricoltore provvedeva alla raccolta del mosto (da qui il verbo “cacc”, cioè togliere), ne subentrava un altro pronto a versare la propria uva nelle vasche (da qui il verbo “mmitte” ovvero mettere).

ROSSO CERIGNOLA DOC – Questo vino prodotto nel comune di Cerignola, in quelli limitrofi di Stornara e Stornarella, e ad Ascoli Satriano si origina dalla commistione di uve dei vitigni Uva di Troia (in percentuale maggiore) con Negroamaro (tra il 15 e il 30%), Sangiovese, Barbera, Montepulciano, Malbeck e Trebbiano toscano (in percentuale minore). E’ un vino dal colore rosso intenso, così come il profumo. Il gusto secco e morbido, lo rende perfetto per i secondi piatti a base di carne, e i formaggi.

SAN SEVERO DOC – Tre tipi di vino (i classici bianco, rosato e rosso) portano questo celebre marchio. Rosso e Rosato dal colore rosso rubino, che invecchiando tende al mattone, si originano da uve provenienti dal Montepulciano abruzzese, spesso associato al Sangiovese. Il bianco dal colore paglierino, si ottiene dalle uve del Bombino bianco e del Trebbiano toscano. Rosso e rosato sono particolarmente adatti per i primi piatti di pastasciutta e risotti, e per i secondi a base di carne. Il bianco è perfetto per aperitivi, ortaggi, piatti a base di pesce e latticini freschi.

DAUNIA IGT – Anche qui, il marchio presenta il trio rosso, rosato e bianco disponibili nelle tipologie frizzante, passito e novello. Il Lambrusco (presente per almeno l’85%) garantisce il suo inconfondibile gusto frizzante.

TUCCANESE IGT – Vino originato da un antico vitigno autoctono, che ha rischiato l’estinzione, il cui recupero si deve all’opera di alcuni produttori di Orsara di Puglia. Si pensa che questo tipo di uva si sia originato dal Perricone Siciliano, anche se alcuni studiosi lo associerebbero al Piedirosso o al Sangiovese. Il vino prodotto è un rosso vivo, dal sapore fruttato e particolarmente adatto ai piatti tipici dei Monti Dauni. E’ ancora un vino di nicchia, consumato per lo più dagli abitanti di Orsara, ma diverse operazioni di marketing, oltre alla nota festa del Vino hanno dato un concreto contributo alla sua diffusione.

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