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Nei “Mille” di Garibaldi un secondo foggiano dopo Maldacea: è Luigi Bramante

Dedicata al garibaldino Luigi Bramante la scheda numero 100 de “La Meravigliosa Capitanata”: il racconto di una scoperta storica

E' dedicata a Luigi Bramante (San Giovanni Rotondo, 1845-1914) personalità di spicco della provincia di Foggia, ma che ai più risulta ancora ignota o conosciuta in minima parte, la centesima scheda  de La Meravigliosa Capitanata, l’archivio telematico su personaggi, eventi, luoghi e storia della Daunia, on-line sul sito della Biblioteca Provinciale di Foggia.

Bramante fu avvocato, consigliere provinciale, fervente repubblicano, antimilitarista e anticlericale, ma soprattutto garibaldino. Ufficiale volontario in Francia, pur non partecipando materialmente all’impresa dei Mille, fu annoverato da Garibaldi tra i sedici meritevoli di comparire nell’album dei Mille, insieme, tra gli altri, ad Anita, storica compagna dell’Eroe dei due Mondi.

È questa la novità di rilievo che emerge dalla ricerca condotta da Maurizio De Tullio – curatore della sezione “La Meravigliosa Capitanata” –, che ha permesso di scoprire un secondo foggiano tra i “Mille” di Garibaldi. Fino ad oggi, infatti, si conosceva solo la figura del celebre Moisè Maldacea, che nacque a Foggia e morì a Bari.

CHI ERA LUIGI BRAMANTE. La storia di Luigi Bramante è un po’ controversa, oltre che poco chiara nelle vicende che hanno riguardato soprattutto la parte finale della sua esistenza.  Appartenente ad una ricca famiglia di San Giovanni Rotondo, Bramante fu dapprima repubblicano, poi internazionalista anarchico, in un ampio e vivace scenario politico che lo vide impegnato sia in Italia che in Francia, probabilmente già al tempo della “Comune di Parigi” e poi, come accertato, con l’Armata dei Vosgi, nella difesa antiprussiana. Fu amico di Mazzini, Malatesta, Bakunin e Garibaldi. Nel 1870 è autore di due libri sull’antimilitarismo che suscitano un discreto interesse, per la lucida e coraggiosa denuncia del sistema militare italiano. Nel 1873 è arrestato con l’accusa di cospirazione al Governo Monarchico; trascorre alcuni mesi in carcere ma nel processo vengono smontate le accuse a carico suo e di altri due compagni. Ottiene la liberazione.   Tornato in Capitanata, svolge la professione di avvocato e di notaio. Riprende anche l’attività politica diventando Consigliere comunale di San Giovanni Rotondo e Consigliere Provinciale. A livello politico-sociale è impegnato nella Società di Mutuo Soccorso, sorta nel 1891, ma quasi sempre controllata dai Carabinieri Reali: Bramante, infatti, è considerata “persona d’equivoca condotta morale”.

Come presidente della Congregazione di Carità aveva tentato invece di gestire i locali del Convento: il suo intento era quello di trasformarli in Ospedale civile e Ricovero per poveri. Al termine di lunga battaglia burocratico-legale, durata quasi trent’anni, però, nel 1910 i frati Cappuccini erano rientrati in possesso del Convento. Soltanto sei anni dopo, la loro comunità aprirà le porte a quello che sarebbe diventato il grande Santo del XX secolo, padre Pio da Pietrelcina. Se la battaglia intrapresa da Bramante avesse avuto esiti positivi, probabilmente Padre Pio non avrebbe mai legato il suo nome alla città di San Giovanni Rotondo. Nel 1875, a Foggia, sposa Ambrosina De Plato. La giovane consorte apparteneva ai Perìfano, grande famiglia di patrioti di origine greca. Dal matrimonio, qualche mese dopo, nasce la figlia Clementina. Bramante muore il 12 novembre 1914, a San Giovanni Rotondo, all’età di 69 anni.

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