INTERVISTA | Da ‘Frenetico Cittadino’ a ‘Cin Cin’, ecco il brindisi artistico di Ciro Iannacone

A quindici anni dal suo primo lavoro discografico, il cantautore e musicista di San Marco in Lamis stupisce ancora con il quarto album, che contiene 11 tracce: dall'omonima 'Cin Cin' a 'Piccolo Campione'

A quindici anni da ‘Frenetico Cittadino’, ecco ‘Cin Cin’, titolo del quarto lavoro discografico di Ciro Iannacone, più maturo, profondo e intimista. Un disco che suona come una dichiarazione d’amore, ma che – come precisato dal cantautore e musicista di San Marco in Lamis – contiene piccole denunce che non dovrebbero essere sottovalutate: la rivalità tra famiglie e la tragicità delle conseguenze; l’impossibile futuro tra diversi troppo diversi; la fragilità, l’ingenuità e la colpevolezza dell’uomo; la fugacità del tempo e l’ostinazione di un mondo frenetico; il lato oscuro dell’umanità virtuale”.

Dieci canzoni più ‘Piccolo Campione’, undicesima traccia con la quale Ciro Iannacone ha ricordato, tra le lacrime, e cantato in pubblico con “il magone in gola”, Ivan, il ragazzo che amava giocare a calcio e che una tragedia ha strappato all’affetto di familiari, amici e conoscenti, suscitando sgomento e incredulità nella comunità sammarchese….”….ti voglio pensare nel mondo più bello che c’è, ti voglio pensare più vivo che mai…”

Da ‘Fili d’erba’ ad ‘Ora che se qui’, da ‘Nella tua casa’ a ‘Bella sempre’, il cantautore e musicista della valle che ha dato i natali a Joseph Tusiani (…quando penso a lui, penso anche a tutte quelle grandi navi che, allontanandosi verso il tramonto, hanno spaccato il cuore di migliaia di persone…) ripercorre alcuni scampoli della sua vita, privata e professionale, compreso l’aneddoto legato alla partecipazione a Sanremo sfumata sul filo di lana: “Ci sono andato vicino, ma il Santo non c’era….mi hanno fatto pure una multa per divieto di sosta, ma non l’ho pagata perché avevano torto”.

Ciao Ciro, eccoci qua. A distanza di 15 anni da ‘Frenetico Cittadino’, possiamo affermare che il nuovo disco, dal titolo ‘Cin Cin’, ci consegna un Ciro Iannacone più maturo, profondo e intimista?

Lo considero un bel complimento e sono contento che si percepisca questo. Il titolo, la semplicità dei testi e delle melodie non devono trarre in inganno. Comunque, ho sempre amato la profondità. 

Il quarto lavoro discografico coincide con un periodo particolarmente drammatico per il nostro Paese, ma anche di massima espansione dei social network, il che ci spinge a riflettere su quelli che sono i veri valori della vita, quindi la famiglia, il ritorno alle origini e alle antiche tradizioni, ma “…siamo come fili d’erba che aspettano un soffio di vento per toccarsi un po’…”

Vista la complessità dell’argomento, non credo che riuscirò ad essere esaustivo e contemporaneamente sintetico. Sono convinto che questo esagerato desiderio di tuffarsi nei social abbia una comune origine: la solitudine. E’ vero, non è sempre così, ma la percentuale di persone sole è elevatissima: c’è chi desidera farsi notare; chi cerca una compagna; chi si impiccia dei fatti altrui; chi desidera che qualcuno lo ascolti; chi vuol far prevalere le proprie idee; chi ti saluta per strada con un rapido ciao e poi ti blocca nella chat per interminabili minuti; è solo chi non ha una famiglia, ma è ancora più solo chi la cerca nel mondo virtuale; è solo chi misura il proprio livello di autostima contando gli “amici” o i “mi piace”; è solo chi si trova in famiglia, seduto sul divano, con il computer sulle gambe, mentre gli altri parlano del più e del meno in uno di quei pochi momenti in cui si riesce a stare fisicamente tutti insieme; chi non sopporta l’idea di restare, anche per poche ore (me lo hanno confessato i miei studenti), senza il proprio cellulare; è solo chi non ama la solitudine, ma non sa come venirne fuori e aspetta che qualcuno, come “un soffio di vento”, lo spinga verso la condivisione reale. Credo che il social network sia una gran bella invenzione, utile e simpatica, giammai la cura per la solitudine. Se invece provassimo a realizzare qualcosa di concreto…  con passione… con entusiasmo… altro che soffio di vento! Saremmo investiti da un ciclone.   

Iannacone, colpisce la frase conclusiva della seconda traccia del disco dopo ‘Cin Cin’, vale a dire ‘Il rifugio del Capitano’: “Beviamo insieme che il futuro è meno duro, mettiamo insieme il tempo con le spalle al muro”. E’ una metafora per dire cosa?

La solitudine forzata, la gabbia che ognuno di noi costruisce intorno a sé quando eccede nel rispetto delle norme e nel programmare ogni cosa, è il primo passo verso il buio. Al contrario, attraverso la condivisione spontanea si ha una percezione diversa dello scorrere del tempo. E’ come se tutto avesse più senso, come se i ritmi della natura prendessero il sopravvento sui ritmi della macchina.

I figli, la nonna, il Gargano, ‘Ti voglio’: in sostanza un disco che suona come una forte dichiarazione d’amore. E’ questo il leitmotiv di Cin Cin?

Sì, il disco suona come una dichiarazione d’amore, è vero, ma il motivo non è ricorrente. Ascoltando attentamente alcune canzoni, ci si accorge della presenza di piccole denunce che non dovrebbero essere sottovalutate: la rivalità tra famiglie e la tragicità delle conseguenze; l’impossibile futuro tra diversi troppo diversi; la fragilità, l’ingenuità e la colpevolezza dell’uomo; la fugacità del tempo e l’ostinazione di un mondo frenetico; il lato oscuro dell’umanità virtuale.    

Il tuo è un meraviglioso lavoro, ma hai dimostrato di essere un animale da palcoscenico e gli appuntamenti delle scorse festività natalizie lo hanno dimostrato. Stai pensando ad un live?

Ho ricevuto da molti questo invito, e l’ho ricevuto già da anni. Dal palco probabilmente riesco a suscitare maggiori emozioni; tuttavia penso che il live abbia la carica del live solo nel momento in cui si realizza perché porta con sé la carica del reale. Poi non lo è più. Vorrei aggiungere, a proposito del live, che non condivido l’idea, ahimé diffusa, e comunque matematicamente irrealizzabile, di riprodurre sul palcoscenico il più fedelmente possibile le stesse cose fatte in studio.  Il live è bello perché è unico e irripetibile. Sì, probabilmente pubblicherò un live, ma soltanto quelli che avranno vissuto l’evento in prima persona potranno riviverne gli attimi attraverso il ricordo stimolato dall’ascolto.

Hai spesso detto che Cin Cin avrebbe dovuto contenere 10 tracce, ma ne ha undici, come i componenti di una squadra di calcio, lo sport preferito da Ivan. Ecco, puoi raccontarci com’è nata questa undicesima traccia?

Credo fosse il 12 luglio dello scorso anno, mi trovavo in Via Della Vittoria a San Marco, quando vidi un manifesto funebre con la foto di Ivan. Scesi dall’auto e mi avvicinai per guardare meglio: un grazioso giovanotto in divisa da calciatore al campo sportivo. Tornai nell’auto e, ripensando a quel ragazzo e all’assurdità di quella morte, dai miei occhi cominciarono a grondare lacrime veramente amare. Mi recai nel mio studio ed in 20 minuti circa, piangendo, scrissi “Piccolo campione”. Il primo a cui la feci ascoltare fu Gino Galullo, il quale, dicendomi che la canzone era straordinaria, mi invitò a presentarla in pubblico. Gino ebbe ragione. Presentai la canzone per la prima volta in pubblico il 26 agosto in occasione del . Dopo aver ascoltato tutto il brano in religioso silenzio, il pubblico fu veramente generoso. Alcuni piansero (questo lo seppi dopo). Io stesso cantai con il magone in gola. Al termine del concerto, molti mi pregarono di inserire nell’album anche “Piccolo campione”, così nacque l’undicesima traccia.   

Una cosa quasi ricorrente è che durante i concerti citi spesso il poeta dei due mondi, Joseph Tusiani. Cosa rappresenta per te? E…hai mai pensato di dedicargli dei versi o una canzone?

Joseph Tusiani è un grande studioso, ormai famosissimo negli ambienti letterari, è un sammarchese, ma è anche un simbolo. Sono orgoglioso di appartenere ad una terra che ha partorito una mente così elevata. C’è qualcosa, però, che vorrei raccontarti e che non tutti sanno. Torniamo nel 1997. Temperature molto alte. Io e Joseph “inte la padula”. Lui seduto davanti a me. Io, attanagliato dalla precarietà e dai miei dubbi esistenziali, nella mia piccolezza, con il mio cuore di bambino, osservavo la sua umiltà. Prese il mandolino. Sul tavolo due bicchieri e una bottiglia di Jack Daniel’s… “inte la padula”! Due mondi nello stesso grembo. “Va, pensiero”! Ma perché proprio “Va, pensiero”? Sentivo l’amore attraverso le note. Lui stava suonando per me, ma io sapevo di essere in quel momento un rappresentante della sua gente. L’idea: decidemmo di registrare la lettura integrale della favola “Na vota è ’mpise Cola”. Avevo appena acquistato un registratore multitraccia che faceva al caso nostro. Il progetto ci entusiasmò. Fissammo l’appuntamento. Via Incoronata. Decidemmo di inserire tra un canto e l’altro note note (non è un errore) sammarchesi. Canti nei canti… La mia cameretta. Il caldo si faceva sempre più intenso. Le voci provenienti dalla strada ci obbligavano a tenere chiusa la porta. Joseph sudava… io pure… ma quel piccolo disagio non frenava la passione e l’energia del poeta. La sua voce era avvolgente, chiara, vibrante, imperiosa come sempre. Conservo con cura quella registrazione e quel pensiero che ha sempre inneggiato al bello. Quando penso a Joseph Tusiani, penso anche a tutte quelle grandi navi che, allontanandosi verso il tramonto, hanno spaccato il cuore di migliaia di persone. Sì, in passato ho pensato di scrivere qualcosa per lui, ma mi sono arreso, vista la grandiosità del progetto. A volte è più difficile trovare le parole che i diamanti.   

Ricordiamo a chi ci segue che quest’anno ti sei cimentato anche nello sport, componendo e scrivendo l’inno dell’ASD San Marco. Un’esperienza sui generis che hai condiviso con tuo fratello Marcello, protagonista indiscusso di questa trionfale cavalcata che dopo tanti anni ha portato una compagine sammarchese in Prima Categoria. Anche questo è amore?

Premetto che nessuno mi ha chiesto niente. Un giorno, osservando alcune foto della squadra e pensando all’intera struttura creata dall’ASD San Marco e ai successi ottenuti dopo tanti sacrifici, mi sono emozionato e ho cominciato a scrivere. Certo, anche questo è amore,  ma soprattutto gratitudine nei confronti di chi ama realizzare qualcosa di importante con professionalità e dedizione.

Ciro Iannacone musicista, cantautore, ma soprattutto genitore e insegnante. Quale di questi ruoli è più bello e quale ti riesce meglio.

Mi reco a scuola con piacere. Torno a casa affaticato, ma soddisfatto. Guardo i miei figli, li abbraccio, mi sciolgo e mi ritornano le forze. Nel tardo pomeriggio entro nel mio studio e scopro l’universo. Sul palco esprimo il mio vissuto.    

Una curiosità. Voci di corridoio sostengono che tu sia andato molto vicino alla partecipazione al Festival di Sanremo. C’è un pizzico di amarezza per non esserci riuscito?

Sì, anche perché ci sono andato veramente vicino, ma il santo non c’era! Mi hanno fatto pure una multa per divieto di sosta, ma non l’ho pagata perché avevano torto. 

Prima di lasciarci raccontaci un aneddoto curioso che ricordi volentieri

La scena che si ripete spesso quando torniamo a casa tardi dopo un concerto. Breve inseguimento dei carabinieri o della polizia. Io accosto, esco dalla macchina dicendo ad alta voce: “Non preoccupatevi, siamo musicisti”! E quelli, quasi felici di averci incontrato, ci lasciano andar via.

Ciro, la Primavera è alle porte e con questa stagione sboccia anche la voglia di musica e di suonare dal vivo. Porterai ancora in giro Cin Cin?

La primavera è una bellissima stagione, la mia preferita, ma la voglia di suonare non è un fiore, sboccia anche nelle stagioni più fredde e qualche volta si chiude sotto il sole cocente. Se porterò ancora in giro Cin Cin? Credo di no, non vorrei essere la causa di una sbornia generale! Scherzo. Ma certo che continuerò a cantare Cin! Cin!

Siamo alla fine di questa chiacchierata. Sono passati 15 anni da Frenetico Cittadino, ma tra altri quindici anni come ti immagini?

Pieno di vitalità sul palco del Madison Square Garden di New York a cantare “La jamma de jommaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”! Scusami, Massimiliano, ma non sono proprio riuscito a trattenermi. Cin!

L’intervista termina qui. Se c’è una cosa che non ti ho chiesto, ma che vorresti dire, fai pure

Ringraziare te per questa intervista, i miei amici musicisti che sono Mattia Coco, Davide Ciavarella, Angelo Gualano, Salvatore De Iure, Luigi De Sol, Enzo Martini ed il tecnico Francesco Palazzetti.

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