Collette, Pallucce e Mazze e Bustikke: quelli di una volta, giochi semplici e coinvolgenti

Dalla Campana al Nascondino. I giochi di una volta, momenti di divertimento e di socializzazione

C’era un tempo in cui la tecnologia non era ancora prepotentemente entrata nelle vite di tutti noi. Niente pc, niente tablet, niente consolle, più tempo trascorso per strada. Ore di divertimento con giochi semplici ma piuttosto coinvolgenti. Erano i tempi in cui uno spiazzo piuttosto ampio, era sufficiente per allestire una partita di pallone, dove giacche e zaini erano i pali delle porte, e l’altezza della traversa era determinata dalla statura del portiere. Niente erba sintetica, né palloni di ultima generazione, ma brecciolino “sbuccia ginocchia” e in molti casi un “Tango” o un “Super Santos”, o peggio ancora il “Super Tele” con le sue strambe traiettorie. Momenti di svago, per dar sfogo alla voglia di divertirsi, e cementare amicizie. Oggi vi parleremo di alcuni giochi (ce ne sono tanti, ma vi elenchiamo i cinque più celebri) con i quali molti di noi si dilettavano da ragazzi. Giochi di squadra o individuali, di agilità e di astuzia. Sufficientemente avvincenti per tenerci impegnati per interi pomeriggi.

A CAMBANE – Un gioco che presupponeva grande resistenza fisica e agilità. La “campana” deve il suo nome al tipico disegno realizzato sull’asfalto con un gessetto. Si disegnava in verticale un rettangolo (o un quadrato) e al centro si tracciava il numero 1 o 10. Sopra se ne disegnavano due numerandoli col numero 2 o 20 e col 3 o 30, poi di nuovo uno, poi due e così via fino ad arrivare a 10 o a 100.
I concorrenti dovevano armarsi di un piccolo sasso e lanciarlo nel rettangolo numerato. Se la pietra si fermava senza uscire dai rettangoli numerati, occorreva saltare all’interno della “campana” poggiando entrambi i piedi dove c’erano due rettangoli, e un piede (tenendo sollevato l’altro) dove invece ce n’era uno solo. Completato il percorso, doveva ripeterlo al contrario, raccogliendo la pietra e cercando di non farla cadere. Chi ci riusciva andava a punti, chi sbagliava cedeva il posto al giocatore seguente. La campana è un gioco antichissimo, noto in tutto il mondo. Si dice che sin dai tempi dei Romani, i soldati usassero la “campana” per valutare la propria forza e agilità.

COLLETTO – O “collette”, è un gioco particolarmente diffuso tra i maschietti, perché si giocava con le figurine dei calciatori. Il gioco era semplice: due contendenti, ognuno con lo stesso blocchetto di figurine tenute al contrario tra le mani. I due giocatori si alternavano nel girare le figurine. Il giocatore che riusciva a sovrapporre le figurine due calciatori che vestivano una maglia con il colletto simile o uguale, si prendeva tutto il mazzo di figurine fino a quel momento girate.

PALLUCCE’ – Altro gioco celebre, il cui nome lascia intendere di cosa si parli. Protagoniste le biglie in vetro. Si giocava sempre in strada, praticando una piccola buca, profonda alcuni centimetri e larga circa 15. I giocatori si posizionavano a diversi metri dal buco, e tenendo la biglia sull’indice la scagliavano verso la buca usando il pollice a mo’ di fionda. Chi centrava il buco, poteva decidere di bocciare le palline. Chi aveva la pallina nel fosso decideva contro chi giocare. Vinceva chi eliminava gli avversari colpendoli con la propria biglia. Per eliminare le biglie concorrenti, bisognava entrare nel “caccio”, un’area specifica che offriva il privilegio di colpire la palla avversaria.

MAZZA E BUSTIKKE – Alzi la mano chi non lo conosce o non ci abbia mai giocato. Un gioco semplice, che prevedeva l’uso di due mazze di legno. Una più lunga, circa mezzo metro, l’altra più corta chiamata “Bustikke” per le estremità appuntite, così da consentire al legno più corto di saltare dopo averlo colpito.
Il gioco era semplice: si colpiva la mazza piccola su una delle due estremità cosicché potesse saltare, e la si colpiva al volo cercando di farla cadere il più lontano possibile. In base alle distanze coperte si decidevano i punti da assegnare.

NASCONDINO – E’ senz’altro tra i giochi più famosi e divertenti, specie perché spesso la creatività di chi si doveva nascondere portava a trovare i luoghi più curiosi dove non farsi trovare. Non pensiamo sia il caso di spiegare le regole di un gioco al quale nessuno si è mai potuto sottrarre. Tutti ricordiamo il “trimbone”, parola chiave con la quale chi teneva la conta eliminava il compagno nascosto dopo averlo scovato. E il “trimbone salvatutti”, pronunciato dall’ultimo ragazzo nascosto che riusciva a raggiungere la tana costringendo il compagno a ripetere la conta, e salvando così i compagni precedentemente eliminati.

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