L’identità di un uomo, se la memoria sfuma. Nel “Labirinto” di Burhan Sönmez

“Per sfortuna ti sei salvato, ma per fortuna hai perso la memoria”. Forse è questa la condizione giusta per Boratin Bey, musicista turco che si risveglia privo di ricordi dopo aver tentato il suicidio dal Ponte del Bosforo. È bello, suona e canta la chitarra meglio di chiunque, è amato dalla gente, eppure… Eppure non ricorda, non conosce il motivo di quel tuffo, di quel “muovere le braccia come se avesse le ali”. Dopo Istanbul, Istanbul (Nottetempo, 2017), libro di successo presentato all’interno dell’edizione 2017 della rassegna estiva Libri & Dialoghi (spin-off di Questioni Meridionali), martedì 18 febbraio, alle ore 19, Burhan Sönmez, uno degli autori più importanti e dissidenti della Turchia di oggi, ritrova il pubblico della libreria Ubik di Foggia. Al centro dell’incontro c’è il suo nuovo romanzo, Labirinto (Nottetempo, 2019), ancora una volta ambientato nella magica città turca che, questa volta, fa da sfondo ad un interrogativo universale: realmente la memoria è anche la nostra identità più pura? A conversare con lo scrittore di Ankara, tradotto in più di trenta lingue e vincitore di numerosi premi, sarà il direttore artistico della libreria, Michele Trecca. Si ringrazia per la disponibilità e la competenza il docente Emanuele Iorio, chiamato a interpretare dall’inglese le parole dell’ospite della serata.

Labirinto (Nottetempo, 2019). Un giorno Boratin, un musicista blues che vive a Istanbul, si risveglia in ospedale avendo completamente perso la memoria: non sa più chi è, da dove viene, qual è il suo passato e quale la direzione del suo presente, non ricorda gli affetti più cari né le amicizie più prossime, e soprattutto si arrovella attorno a un interrogativo ossessivo e senza risposta: perché ha tentato il suicidio gettandosi già dal Ponte sul Bosforo? Attorno a questa costellazione di domande cerca di riprendere a vivere, riconquistando dimestichezza con volti, voci, spazi, storie, specchi, e in primo luogo con se stesso… Flâneur dei labirinti della mente e della città, percorre pensieri e strade alla disperata ricerca di una consistenza, a tu per tu con la tabula rasa della memoria, dalla quale emergono scomposti dettagli che non sa collocare nel tempo: davanti a una statuina della Pietà, si chiede se Gesú e Maria siano vissuti anni prima o millenni addietro, e scambia l’immagine del capo dello Stato con quella di un sultano vissuto un secolo prima. Con ritmo incalzante e analisi cristallina, il romanzo di Burhan Sönmez ci restituisce le peregrinazioni di Boratin nei misteri dell’identità, fino alla domanda estrema: è più liberatorio per un uomo – e per una società – conoscere il proprio passato o dimenticarlo?

Burhan Sönmez. Nato ad Ankara nel 1965, dov’è cresciuto parlando turco e curdo. Avvocato specializzato in diritti umani, espatriato per motivi politici in Gran Bretagna, dove ha vissuto per circa dieci anni, oggi vive a Istanbul. I suoi romanzi sono tradotti in più di trenta lingue. Docente all’Università metu di Ankara ed editore, è membro di pen International e vincitore dell’ebrd (European Bank for Reconstruction and Development) Literature Prize per il suo romanzo Istanbul Istanbul, pubblicato da nottetempo nel 2016.

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