Da 'Lò cicciùttele' alla 'còcce de mòre': è la 'Festa dei Morti' di Faeto

A Faeto, in provincia di Foggia, la Féte de lò mòre (letteralmente: Festa dei Morti), resta inalterata dalla notte dei tempi

Se nel resto del mondo la commemorazione dei defunti è andata via via americanizzandosi con i travestimenti di Halloween e il “dolcetto o scherzetto”, a Faeto, in provincia di Foggia, la Féte de lò mòre (letteralmente: Festa dei Morti), resta inalterata dalla notte dei tempi.

In ogni casa, al caldo del camino dove arde il ceppo, simbolo di famiglia viva, le mamme preparano lò cicciùttele, il grano cotto, che qui, è fatto solo con grano tenero e granturco bolliti, a cui si aggiunge zucchero o miele. Un dolce povero, per ricordare le anime del Purgatorio. Il grano, così preparato secondo l’antica usanza cristiana, viene donato alle famiglie del vicinato, in onore delle anime del Purgatorio. La tradizione vuole, infatti, che in questa notte, le anime dei defunti ritornano sulla terra al soffio del vento che, in questi giorni veleggia incessante sui monti più alti della Puglia.

In mattinata si tiene la santa messa, celebrata dal parroco Don Antonio Moreno, presso la piccola chiesetta del Purgatorio, nel cimitero comunale, in attesa del tramonto.

Quando viene sera si spengono le luci pubbliche e nelle vie del piccolo borgo comincia a snodarsi un lungo corteo fatto di bambini che portano al seguito una còcce de mòre (letteralmente: testa di morto), una zucca intagliata creata da loro stessi in compagnia degli adulti. La preparazione è un momento intimo, di raccoglimento di tutta la famiglia, ma è anche un momento di gioia in cui si da sfogo alla creatività dei più piccoli.

Il corteo con le zucche illuminate, rischiarando il buio delle viuzze, si protrae fino al cimitero comunale, dove, dopo la benedizione, ciascun bambino lascia la sua còcce de mòre illuminata appesa ad una croce. Qui, resteranno tutta la notte, fino a quando l’ultimo lume sarà spento.

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