Il ‘Combact Folk’ di Capossela chiude il Carpino Folk Festival

Appuntamento a partire dalle 21 con il ‘Combact Folk’, Atti Unici del cantautore, polistrumentista e scrittore italiano nato in Germania, ad Hannover, ma di origine irpine.

Questa sera gran finale al Carpino Folk Festival con Vinicio Capossela, fresco vincitore del premio Tenco, che torna a calcare il palco della rassegna giunta alla sua 22esima edizione, dopo un'assenza durata nove anni. Questo il ricordo dell'artista nato in Germania, ad Hannover, ma di origini irpine: "Tutto iniziò da qui 15 anni fa.  L’amico contrabbassista di Apricena, Enzo Cavalli, mi svelò molte delle parole dei grandi testi di Matteo Salvatore cantati in quel suo dialetto aspro come le pietre della cava. Scoprii così il più grande cantore della disuguaglianza nel mondo del latifondismo meridionale.  Una voce e una chitarra che rimandano ai magnifici cantori della terra - Atahualpa Yupanqui, Robert Johnson..- e poi il lamento, un lamento senza rivoluzione, come quello dei rebetes.  Il lamento dei mendicanti, mai esausto, mai finito. Da allora è cominciato questo viaggio nel suono della terra, che è fatto soprattutto di polvere, fatica, ingiustizia. Basta percorrere queste campagne foggiane e vedere chi (e a quali condizioni) sta piegato sotto il sole smisurato e febbricitante di questi giorni.  Abbiamo voluto fortemente il concerto al Carpino Folk Festival perché è il contesto in cui queste canzoni si sentono a casa. La montagna cantata da Matteo, la sola montana di queste pianure riarse e opprimenti. Dalla immaginifica stazione di Rocchetta partono i binari per le terre dell’interno, le Terre della Cupa, ma qui è il cuore battente di un’altra tradizione, quella della chitarra a battente dei cantori di Carpino. Combat Folk perché “folk” viene da terra e per la terra bisogna sempre combattere. Anche solo perché non venga incendiata, avvelenata e distrutta, oltre che insanguinata. Come pure è successo qui in questi giorni.  Combattiamo per la gioia, se volete, stasera! Personalmente, in questa estate di “Atti unici e qualche rivincita", mettere la freccia per l’uscita dall’autostrada e prendere la strada cupa, lussureggiante del Gargano è una di quelle cose che più mi emoziona. Un’estate a Saint M’nà, come scriveva il genio, il mito, Andrea Pazienza…a dopo"

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