Bari ribalta la sentenza di Foggia, salvi Zanasi e Moschella: revocata la dichiarazione di fallimento

La Corte d'Appello di Bari salva Zanasi e Moschella: “In conclusione, deve allo stato escludersi la sussistenza dei requisiti per la dichiarazione di fallimento”

Zanasi

Con sentenza numero 176 del 31 gennaio 2018 a firma del giudice presidente Costanzo Cea, la Corte d'Appello di Bari ha revocato la dichiarazione di fallimento della srl Zanasi e Moschella, riformando la sentenza del Tribunale di Foggia che il 30 giugno 2017 aveva colpito il duo societario, accogliendo le tesi della srl Edilizia Gentile, che aveva sempre invocato la natura privilegiata del suo credito e chiesto, pertanto, la non omologa del concordato preventivo in continuità aziendale.

Nel frattempo, tuttavia, secondo la Corte, “nuovi fatti” sarebbero sopraggiunti, “dedotti dalle parti e che rilevano per la presente decisione”. Fatti che dimostrerebbero la liquidità della srl e la continuità aziendale, presupposti in base ai quali è possibile l'istanza di concordato. Liquidità: “Nell'ottobre 2017 – scrive la Corte - la s.r.l. ‘Il Porto’ ha stipulato ben dodici contratti preliminari immobiliari di vendita, fonte di potenziali ricavi ampiamente superiori al debito in corso verso ZM, e nel dicembre 2017 ha visto concretizzarsi la possibilità di definire in via transattiva una controversia giudiziaria con la s.r.l. ‘Compagnia del Mare’.

“Tali elementi – è scritto nella sentenza -, dimostrando la vitalità imprenditoriale della debitrice (altresì attiva presso il Comune di Mattinata per realizzare alcuni progetti turistici, come da missiva prot. 8545), fanno apparire plausibile la regolare riscossione del credito vantato dalla fallita”. I giudici fanno rilevare poi che: “ammontava peraltro a soli € 13.750,00 (e non a € 1.080.079,00 come indicato dal Tribunale in sede di rigetto dell'omologa) la partecipazione nel “Porto” di ZM, che aveva un capitale sociale di soli € 30.000,00.  L'importo di € 1.080.079,00 atteneva invece in gran parte ad altri soci che, con atti del 31.3.2017 accettati nell'assemblea sociale, rinunciarono ai loro crediti nella complessiva misura di € 960.815,56 e in tal modo ridussero l'esposizione debitoria del ‘Porto’.

La continuità aziendale invece è dimostrata dalla delibera di Consiglio comunale con cui, in data 20 luglio 2017, l'amministrazione Landella contribuì ad tirar fuori la srl dalle secche del fallimento approvando il progetto per “complesso funzionale di fabbricati per servizi e residenze” in ragione della pubblica utilità dell'iniziativa. “Al di là della sua scarsa tempestività - scrivono i giudici - tale approvazione da un lato smentisce la natura statico-gestoria del piano concordatario confermando l'intento di continuità aziendale, che con tale delibera riceve nuovo impulso, e dall'altro dimostra una vitalità imprenditoriale poco compatibile con l'ipotesi di insolvenza”.

Peraltro, aggiungono, “il carattere solo temporaneo della difficoltà nel pagamento dei debiti emerge anche relazione ex art. 33 l.fall., che indica soprattutto cause del fallimento di tipo macroeconomico, e cioè la crisi globale del mercato immobiliare, particolarmente accentuata sul piano locale. Specifiche difficoltà economiche, indicate alle pagg. 20 22, sono invece maturate solo dal 2013 e appaiono ben superabili con l'attuazione del programma di edilizia popolare e con l'adempimento dei debiti da parte di soggetti come la s.r.l. ‘Il Porto’.

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“In conclusione, deve allo stato escludersi la sussistenza dei requisiti per la dichiarazione di fallimento”. Zanasi e Moschella salvi, insomma. Almeno per ora. “Niente precluderà - concludono i magistrati - nell'evoluzione della situazione della reclamante, la formulazione di un diverso programma concordatario oppure, sulla base di una rinnovata istruzione e valutazione dei fatti, una nuova declaratoria di fallimento”.

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