Vertenza Sangalli, il concordato non convince. Riccardi: “E la bonifica dell’area?”

Il sindaco contesta che non siano stati preventivati costi “per lo smaltimento dei rifiuti abbandonati nello stabilimento, né per quelli che sarebbero generati con la vendita e lo smantellamento dell’impianto”

Immagine di repertorio

Il sindaco di Manfredonia non molla la presa sulla vertenza che riguarda la Manfredonia Vetro e, di riflesso, centinaia di dipendenti con relative famiglie al seguito. L’ultima iniziativa intrapresa da Riccardi evidenzia come continui a non lasciare nulla al caso e, anzi, la vicenda venga affrontata nelle sue plurime sfaccettature.

E’ del 25 agosto scorso la raccomandata con cui il primo cittadino esprime, al presidente del Tribunale di Treviso, al commissario liquidatore del gruppo Sangalli e, per conoscenza, al presidente della Regione Puglia, la propria preoccupazione perché il Piano di concordato preventivo non prevede alcun costo per lo smaltimento dei rifiuti abbandonati nello stabilimento, né per quelli che sarebbero generati con la vendita e lo smantellamento dell’impianto. Non è nemmeno prevista, per giunta, alcuna spesa per il ripristino e la bonifica dell’area”.

Il documento è stato analizzato con attenzione: quella che, a quanto pare, il Tribunale di Treviso non ha usato, ammettendo un simile piano di liquidazione. Le 500 e passa pagine di relazioni, perizie, preventivi e tanto altro, non prendono in considerazione lo smaltimento dei rifiuti, però si arriva ad ipotizzare un ricavo di circa tre milioni di euro “per alcune parti di impianto invendibili perché non riutilizzabili in caso di smantellamento.

Nella migliore delle ipotesi - rileva ancora il sindaco di Manfredonia - detti immobili rimarranno inutilizzati e abbandonati fino alla fatiscenza, come brutte cattedrali nel deserto. Ancora una volta la comunità dovrà accollarsi i costi dell’abbattimento e smaltimento di milioni di metri cubi di cemento, oltre allo smaltimento di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi”. Ancora una volta, nulla rimarrà intentato, né per quanto concerne la questione occupazionale e né per quella dell’eventuale bonifica dell’area.

Se si ripetesse il copione visto in passato con l’Enichem sarebbe una beffa per tutti, prima ancora che per il sindaco che ha raccolto consensi raccontando del caso di Manfredonia negli affollati incontri ciclici della rete che racchiude i 183 comuni italiani con aree contaminate da bonificare, convenzionalmente definiti Siti di Interesse Nazionale (SIN), che ha portato all’attenzione del Governo le 35/40mila tonnellate fra rifiuti tossici e nocivi della tristemente nota ‘ex pista Vigili del Fuoco’ (o ‘discarica Marchesi’), che ha fatto bacchettare la Syndial dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ha fatto partire il primo studio epidemiologico partecipato sulla salute dei sipontini, proprio per capire se e cosa ci è rimasto come ‘effetto collaterale’ del succitato vecchio insediamento industriale.

Interpretando il pensiero dell’intera cittadinanza, Angelo Riccardi incalza con la sottolineatura che “Il territorio ha subìto in passato notevole inquinamento del terreno, della falda e del mare. Da oltre venti anni la collettività paga smantellamento, smaltimento dei rifiuti e bonifica del sito, tutt’ora in atto e non completata. La popolazione, il territorio, le istituzioni locali, regionali e nazionali non possono permettere che si ripetano gli scempi del passato che hanno portato e portano all'inquinamento del territorio e al successivo ritardato estremo tentativo di ripristino con costi e tempi esorbitanti”.

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Forte e tranciante, oltre che amaramente provocatoria, la conclusione della missiva allorquando il sindaco Riccardi, rivolgendosi al Tribunale di Treviso, chiede si faccia “chiarezza sui contenuti e sugli obiettivi del Piano di concordato proposto dagli amministratori della società perché, da quello che si evince chiaramente, tali signori non intendono destinare un centesimo per la salvaguardia del territorio malgrado la responsabilità di avere, in pochi anni, costruito e abbandonato uno stabilimento di tali dimensioni a un chilometro dal centro abitato di Manfredonia e dalla costa garganica del territorio di Monte Sant'Angelo”.

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