Lo strano piano della Regione per il trasporto pubblico di Capitanata: servizio a rischio ecatombe ma l'impresa guadagnerà di più

Meno km ma più soldi a chi si aggiudicherà la gara. Fa discutere e preoccupa il piano che l'Assessorato regionale ai Trasporti si appresta a rifilare alla Capitanata. La politica balbetta, sindacati annunciano mobilitazioni

1 milione 700mila km in meno. E’ questo il taglio che l’assessorato regionale ai Trasporti guidato da Giovanni Giannini infliggerà alla Capitanata entro il 2020. Per la fine dell’anno prossimo, infatti, la Regione Puglia dovrà adeguare il costo del servizio di trasporto pubblico ai parametri standard introdotti dal decreto legge n.50 del 2017 e mettere a gara il servizio per un periodo novennale (fino al 2029). Un passo non indolore per la provincia di Foggia; al contrario, dopo mesi di silenzio, finalmente tanto dalla Provincia quanto da alcuni esponenti politici regionali si è levato un coro di preoccupazione per la pesante mannaia che rischia di abbattersi sull’Ato Foggia. Foggiatoday ne ha parlato a più riprese nell'ultimo anno.

La rideterminazione dei servizi minimi, come viene definita dall’Assessorato, rischia infatti di ridurre, e di molto, i km di percorrenza del trasporto pubblico urbano ed extraurbano sul territorio provinciale. 1,7 milioni di km per l’appunto. Per razionalizzare la spesa, si dirà, sopprimendo le corse non efficienti (dove il delta costi/ricavi, inferiore al 35%, è insostenibile). Niente affatto. La spesa, infatti, aumenterà notevolmente ma andrà evidentemente tutta a beneficio delle imprese che si occuperanno del servizio (vincitrici di gara, per intenderci). Sì perchè il paradosso sta proprio qui: risorse maggiori per un servizio che risulterà notevolmente ridotto, per giunta in un’area territoriale che ha un’orografia difficile, con picchi di isolamento già oggi. Si pensi a quando il servizio verrà ridotto: Mattinata, per fare un esempio, stando ai calcoli effettuati, vedrà ridurre le sue corse dalle attuali 22 giornaliere a sole 5 ( - 75%). O Monte Sant’Angelo, dove la scure si abbatterà sul 73% del servizio attuale.

La dimensione del taglio comune per comune l’ha data qualche giorno fa il consigliere regionale Giannicola De Leonardis: Foggia -620.966,12, Cerignola -252.442,97, San Severo -149.703,99, San Giovanni Rotondo -178.131,34, Monte Sant’Angelo -145.013,79, Manfredonia -25.005,67, Lucera -24.311,17, Mattinata -3.828,43. Comuni, si badi, nei quali per grandissima parte non esistono valide alternative di sistemi di trasporto extraurbani, con gli utenti che sarebbero costretti unicamente a fare ricorso all’autovettura privata.

E questo a fronte di una spesa maggiore. Foggiatoday ha potuto leggere lo schema della “rimodulazione” economica inerente l’Ato Fg. Che, salvo modifiche (allo stato non contemplate), sarebbe il seguente: i trasferimenti attuali ammontano a 34milioni e mezzo di euro (21.140.919,93 per il servizio extraurbano, 13.407.552,42 per l’urbano per un totale di 34.548.472,35). I futuri affidamenti, invece, porteranno la spesa della Regione per la l’Ato Fg  a quasi 45milioni di euro (44.866.219,83 per la precisione, 34.066.865,02 per l’extraurbano, 10.799.354,81 per l’urbano). Un delta di oltre 10milioni di euro (in più). E questo a fronte di un servizio chilometrico al cittadino notevolmente ridotto. Meno corse, meno servizio, più ricorso all’auto privata (per chi ce l’ha), maggiore isolamento delle realtà territoriali (che non possono neanche usufruire del trasporto su ferro da queste parti) e rischio esuberi per i lavoratori. Però più soldi a chi si aggiudicherà la gara. Qualcosa non torna. E non torna soprattutto se si pensa che realtà come Bari e Lecce dovrebbero, al contrario, subire un incremento chilometrico. Perché? Giustamente osserva la Provincia di Foggia: “Non si comprende infine il motivo per cui il Comune di Foggia, con un rapporto ricavi/costi del 19% (sicuramente non esaltante, la soglia minima è del 35%) sia penalizzato con una riduzione consistente dei servizi urbani mentre i Comuni di Bari e Lecce, con un rapporto del 20% (altrettanto non esaltante) siano premiati con un incremento consistente dei servizi. Ne deriva che una semplice variazione dell’1% sancisce la vittoria o la sconfitta della politica di programmazione comunale.“

Per tamponare soprattutto gli esuberi e la riduzione dei servizi minimi che ne deriverà, la Regione prevede di allocare stanziamenti ulteriori agli enti locali (i cd. Costi aggiuntivi) per 14 milioni di euro (14.451.612,84 per la precisione, 13.447.740,13 per l’extraurbano, 1.003.872,71 l’urbano). Ma la programmazione varrebbe solo due anni. Anche qui, osserva la Provincia, “è lecito chiedersi se i servizi aggiuntivi siano utili o inutili. Perché nel primo caso, dovrebbero seguire l’arco temporale del TPL, nel secondo si rischia di andare incontro a danno erariale.“

“Non ci resta che muoverci sui muli” ironizza De Leonardis e invita i rappresentanti dell’esecutivo regionale (Piemontese in primis, foggiano) a battere un colpo. I sindacati preannunciano mobilitazioni su tutto il territorio, invitando Nicola Gatta a farsi promotore di un incontro urgente presso la Provincia.

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