Possibili tracce archeologiche in via Parini, ma nessuno stop ai lavori

In una nota inviata al Comune, la Soprintendenza rileva "la presumibile presenza di strutture e residui archeologici in alcuni saggi". L'Ati Silvia procede con la realizzazione della Cittadella dello Sport

La cittadella dello sport

Presumibile presenza di strutture o residui archeologici in alcuni saggi”, tuttavia non tali – al momento - da giustificare uno stop ai lavori. Reciterebbe così la nota inviata qualche giorno fa dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali al Comune di Foggia, in giacenza sul tavolo dell’assessore all’Urbanistica, Luigi Fiore, relative ai primi risultati del lavoro d’indagine avviato da presso campo degli Ulivi, periferia di Foggia. La zona è quella di via Parini, nei pressi di un’area ricca di elementi di interesse archeologico, a due passi da Masseria Pantano.

Lì le gru dell’Ati Silvia Costruzioni, società per azioni foggiana di proprietà di Vincenzo Trisciuoglio, hanno preso a scavare da qualche mese per la costruzioni della nuova, imponente Cittadella dello Sport: un appalto di diversi milioni di euro, riveniente da un ex Prusst del 1999, per la costruzione di impianti sportivi, appartamenti di edilizia residenziale e, per contro, di 16 alloggi di edilizia pubblica destinati al Comune e che serviranno a risolvere, almeno parzialmente, l’emergenza abitativa di Campo degli Ulivi, oltre a riqualificare l’area. cittadella sport-2

Il permesso a costruire è stato rilasciato dagli Uffici comunali nel maggio di quest’anno e sono in corso le prime opere di urbanizzazione. Tra le feroci polemiche di archeologi ed ambientalisti, secondo i quali l’area celerebbe resti archeologici di enorme rilevanza storico-culturale.. Tra i più agguerriti oppositori alla mega-costruzione c’è il Centro Studi Naturalistici onlus, dal quale è partita la segnalazione lo scorso 27 luglio alla Soprintendenza ai Beni Archeologici e, dunque, un primo sopralluogo qualche giorno dopo insieme ai tecnici comunali dal quale non emersero, tuttavia, lavori in contrasto con un’eventuale emergenza archeologica. Dallo scorso 22 agosto, tuttavia, i lavori sono seguiti dal soprintendente Italo Montoni ed eseguiti dalla Società Archeologica srl dell’ateneo dauno. E i primi risultati della campagna d’indagine riportano oggi una “presumibile presenza di strutture o residui archeologici in alcuni saggi”.

Qualcosa c’è, dunque, probabilmente. Archeologi ed ambientalisti potrebbero aver ragione. Peraltro l’area in cui si sta lavorando è nota a storici ed archeologici. “Ma noi non possiamo fermare i lavori se non sarà la stessa Soprintendenza a dircelo, nel documento di questo non c’è traccia” si difende l’assessore all’Urbanistica di Foggia, Luigi Fiore.

Posso solo dire – aggiunge - che i permessi sono regolari, l’accordo di programma dell’Ati Silvia ha seguito l’iter burocratico previsto per legge ed è stato oggetto di una serie di conferenze di servizio presso la Regione Puglia per i nulla osta necessari”.

L’indagine, in ogni caso, continua. E i risultati – promette Fiore - saranno presto resi noti in una conferenza stampa dedicata. Una vicenda che, al di là delle scoperte che potrà riservare, rende indifferibile anche un’altra necessità per il capoluogo dauno: una carta dei Beni Archeologici, da inserire magari nel processo di attualizzazione del DPP e, dunque, del Piano Urbanistico Generale di cui la città dovrà, si spera il prima possibile, esser dotata.

 

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